TEMPI LUNGHI PER LE RIFORME SUI GIOCHI
Inviato: 07/04/2015 - 17:13
Il gioco delle attese, ma il tempo delle riforme stringe
http://www.gioconews.it/editoriali/4389 ... lle-attese
Creato Martedì, 07 Aprile 2015 12:06
Data pubblicazione
Scritto da Alessio Crisantemi
Niente di nuovo sotto il sole del gioco pubblico. Nessuna novità dal governo, che rimanda ancora una volta l'emanazione della tanto attesa riforma dei giochi che dovrebbe scaturire Legge Delega. E nessuna nuova neppure dal Tar del Lazio, sul quale si erano spostati i riflettori nei giorni scorsi, per l'udienza relativa ai 500 milioni imposti al comparto dalla Stabilità: il cui verdetto, respingendo la richiesta di sospensiva da parte degli operatori, non ha cambiato in nessun modo la situazione di totale instabilità in cui si trova l'intera filiera. Ecco quindi che rimane tutto come prima: in attesa del governo, in attesa della legge, e in attesa, ancora una volta, di un'udienza (quella di merito fissata dallo stesso Tar capitolino sempre sulla materia dei 500 milioni). E in cerca di un futuro stabile.
Ma se nessuno potrà mai togliere agli addetti ai lavori la speranza di un cambiamento e il raggiungimento di questo agognato obiettivo, la preoccupazione maggiore, da tutte le parti, è cosa ne rimarrà, del settore, nel prossimo futuro, e chi saranno i superstiti nella filiera. Il governo ha in mente una chiara riforma del settore in un'ottica di revisione completa di tutti i segmenti, e sotto tutti i profili. Per un'autentica rivoluzione del gioco pubblico. Che, in quanto tale, non sarà affatto immune da critiche, opposizioni, rifiuti. Anzi. Dai territori arrivano fin da ora i primi strali contro la Soluzione proposta dalla delega, come pure gli attivisti del fronte 'no-slot' hanno già spiegato che la direzione presa non appare convincente. E lo sanno bene a Palazzo Chigi dove, forse proprio per questo, la pubblicazione del testo ha subito lo slittamento dell'ultima ora, aspettando, con tutta probabilità, l'esito delle elezioni regionali per valutare la nuova geografia politica della Penisola prima di imporre una legge che promette di superare le varie leggi locali intervenute sui giochi. Se questa è la linea, però, va da sé che non si potrà conoscere il contenuto (reale) del decreto legislativo collegato alla Delega prima di giugno (l'election day per le regionali è fissato al 31 maggio, con tanto di ballottaggi per i seggi comunali previsti per il 14 giugno): per poi avviare i due mesi di discussione in Parlamento. Tutto questo, però, avverrà mentre il governo starà già lavorando nel definire la nuova manovra economica (i lavori sul Documento di Economia e finanza sono stati avviato proprio in questi giorni) e la prossima legge di Stabilità per il 2016, da cui dovranno scaturire almeno altri 10 miliardi. Per una coincidenza di tempi che non promette nulla di buono al settore se non ulteriori esborsi economici di cui nessuno sente affatto il bisogno. E se questo è il prezzo da pagare in cambio della tanto agognata stabilità, c'è chi preferirebbe di gran lunga l'incertezza ormai 'fisiologica' dello status quo. Anche se il modello non sembra più in grado di reggere al nuovo sistema economico a cui il paese intende andare incontro. Almeno secondo gli annunci, ammesso che ci sia davvero un seguito. Un dubbio che inizia a manifestarsi anche sulla legge delega.
http://www.gioconews.it/editoriali/4389 ... lle-attese
Creato Martedì, 07 Aprile 2015 12:06
Data pubblicazione
Scritto da Alessio Crisantemi
Niente di nuovo sotto il sole del gioco pubblico. Nessuna novità dal governo, che rimanda ancora una volta l'emanazione della tanto attesa riforma dei giochi che dovrebbe scaturire Legge Delega. E nessuna nuova neppure dal Tar del Lazio, sul quale si erano spostati i riflettori nei giorni scorsi, per l'udienza relativa ai 500 milioni imposti al comparto dalla Stabilità: il cui verdetto, respingendo la richiesta di sospensiva da parte degli operatori, non ha cambiato in nessun modo la situazione di totale instabilità in cui si trova l'intera filiera. Ecco quindi che rimane tutto come prima: in attesa del governo, in attesa della legge, e in attesa, ancora una volta, di un'udienza (quella di merito fissata dallo stesso Tar capitolino sempre sulla materia dei 500 milioni). E in cerca di un futuro stabile.
Ma se nessuno potrà mai togliere agli addetti ai lavori la speranza di un cambiamento e il raggiungimento di questo agognato obiettivo, la preoccupazione maggiore, da tutte le parti, è cosa ne rimarrà, del settore, nel prossimo futuro, e chi saranno i superstiti nella filiera. Il governo ha in mente una chiara riforma del settore in un'ottica di revisione completa di tutti i segmenti, e sotto tutti i profili. Per un'autentica rivoluzione del gioco pubblico. Che, in quanto tale, non sarà affatto immune da critiche, opposizioni, rifiuti. Anzi. Dai territori arrivano fin da ora i primi strali contro la Soluzione proposta dalla delega, come pure gli attivisti del fronte 'no-slot' hanno già spiegato che la direzione presa non appare convincente. E lo sanno bene a Palazzo Chigi dove, forse proprio per questo, la pubblicazione del testo ha subito lo slittamento dell'ultima ora, aspettando, con tutta probabilità, l'esito delle elezioni regionali per valutare la nuova geografia politica della Penisola prima di imporre una legge che promette di superare le varie leggi locali intervenute sui giochi. Se questa è la linea, però, va da sé che non si potrà conoscere il contenuto (reale) del decreto legislativo collegato alla Delega prima di giugno (l'election day per le regionali è fissato al 31 maggio, con tanto di ballottaggi per i seggi comunali previsti per il 14 giugno): per poi avviare i due mesi di discussione in Parlamento. Tutto questo, però, avverrà mentre il governo starà già lavorando nel definire la nuova manovra economica (i lavori sul Documento di Economia e finanza sono stati avviato proprio in questi giorni) e la prossima legge di Stabilità per il 2016, da cui dovranno scaturire almeno altri 10 miliardi. Per una coincidenza di tempi che non promette nulla di buono al settore se non ulteriori esborsi economici di cui nessuno sente affatto il bisogno. E se questo è il prezzo da pagare in cambio della tanto agognata stabilità, c'è chi preferirebbe di gran lunga l'incertezza ormai 'fisiologica' dello status quo. Anche se il modello non sembra più in grado di reggere al nuovo sistema economico a cui il paese intende andare incontro. Almeno secondo gli annunci, ammesso che ci sia davvero un seguito. Un dubbio che inizia a manifestarsi anche sulla legge delega.