E Forza Italia !!!!!!
Inviato: 01/06/2010 - 15:37
Gioco d'azzardo online: eliminati gli ostacoli in Italia
La Commissione europea assicura che i cittadini italiani avranno accesso a una più ampia gamma di servizi autorizzati di gioco d'azzardo online grazie alle modifiche apportate alla legislazione italiana in materia. La Commissione ha quindi chiuso una serie di procedimenti giudiziari intentati contro l'Italia riguardo a tale legislazione. La Commissione aveva precedentemente ritenuto che le restrizioni imposte dall'Italia agli operatori stranieri fossero sproporzionate e aveva avviato un procedimento contro l'Italia per violazione della normativa dell'UE sulla libera prestazione dei servizi. In seguito all'azione giudiziaria della Commissione, le autorità italiane hanno intavolato con quest'ultima un dialogo sereno e costruttivo, che ha portato alla modifica della legislazione italiana sul gioco d'azzardo online.
Prima che l'Italia modificasse la legge, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e l'Unione Nazionale per l'Incremento delle Razze Equine (UNIRE) detenevano il diritto esclusivo di organizzare scommesse sportive, compresi i giochi d'azzardo online. Ne conseguiva che altri legittimi operatori europei di giochi d'azzardo non potevano prestare i propri servizi online in Italia e si vedevano addirittura bloccato l'accesso dall'Italia ai loro siti internet. La normativa dell'UE autorizza gli Stati membri a limitare l'offerta di servizi di gioco d'azzardo nell'interesse pubblico, ad esempio per motivi di prevenzione della dipendenza dal gioco d'azzardo o della criminalità organizzata, a condizione che tali restrizioni siano coerenti con il comportamento dello Stato membro stesso nell'offrire i medesimi servizi. Inoltre, qualsiasi provvedimento restrittivo preso dagli Stati membri deve essere necessario, proporzionato e non discriminatorio. Facendo seguito a una denuncia, la Commissione ha considerato sproporzionate le restrizioni imposte dall'Italia ai prestatori di servizi stranieri e le misure intese a bloccare l'accesso ai loro siti internet. Essa ha quindi avviato, nel 2006, un procedimento d'infrazione contro l'Italia (IP/06/436 e IP/06/1362).
La Commissione europea assicura che i cittadini italiani avranno accesso a una più ampia gamma di servizi autorizzati di gioco d'azzardo online grazie alle modifiche apportate alla legislazione italiana in materia. La Commissione ha quindi chiuso una serie di procedimenti giudiziari intentati contro l'Italia riguardo a tale legislazione. La Commissione aveva precedentemente ritenuto che le restrizioni imposte dall'Italia agli operatori stranieri fossero sproporzionate e aveva avviato un procedimento contro l'Italia per violazione della normativa dell'UE sulla libera prestazione dei servizi. In seguito all'azione giudiziaria della Commissione, le autorità italiane hanno intavolato con quest'ultima un dialogo sereno e costruttivo, che ha portato alla modifica della legislazione italiana sul gioco d'azzardo online.
Prima che l'Italia modificasse la legge, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e l'Unione Nazionale per l'Incremento delle Razze Equine (UNIRE) detenevano il diritto esclusivo di organizzare scommesse sportive, compresi i giochi d'azzardo online. Ne conseguiva che altri legittimi operatori europei di giochi d'azzardo non potevano prestare i propri servizi online in Italia e si vedevano addirittura bloccato l'accesso dall'Italia ai loro siti internet. La normativa dell'UE autorizza gli Stati membri a limitare l'offerta di servizi di gioco d'azzardo nell'interesse pubblico, ad esempio per motivi di prevenzione della dipendenza dal gioco d'azzardo o della criminalità organizzata, a condizione che tali restrizioni siano coerenti con il comportamento dello Stato membro stesso nell'offrire i medesimi servizi. Inoltre, qualsiasi provvedimento restrittivo preso dagli Stati membri deve essere necessario, proporzionato e non discriminatorio. Facendo seguito a una denuncia, la Commissione ha considerato sproporzionate le restrizioni imposte dall'Italia ai prestatori di servizi stranieri e le misure intese a bloccare l'accesso ai loro siti internet. Essa ha quindi avviato, nel 2006, un procedimento d'infrazione contro l'Italia (IP/06/436 e IP/06/1362).