Maxi-causa civile contro lo Stato italiano (BY STANLEY)
Inviato: 18/05/2010 - 11:25
Adesso si ride....
(AGICOSCOMMESSE) - Roma, 18 Maggio 2010 - Ore 10,53 - SCOMMESSE: STANLEY FA CAUSA ALL'ITALIA E CHIEDE 1,5 MILIARDI. WHITTAKER "CHIEDIAMO IL RISARCIMENTO DELLE DISCRIMINAZIONI SUBITE"
Stanleybet intenta una maxi-causa civile contro lo Stato italiano, e chiede un risarcimento da 1 miliardi e 533 milioni di euro, una delle somme più alte richieste a uno Stato. A annunciare la citazione è John Whittaker, Ceo del Gruppo, sceso a Milano apposta per l'occasione. L'atto verrà depositato questa mattina assieme a 22mila documenti che lo sostengono, l'azione verrà esercitata contro al Presidenza del Consiglio dei Ministri, verrà discussa di fronte al Tribunale di Roma. Per quantificare l'ammontare del risarcimento, Stanley ha preso in considerazione sia il danno all'immagine, sia il danno economico, di cui fanno parte profitti perduti, costi fissi per l'ingresso nel mercato italiano, perdita di opportunità e perdita di valore del brand Stanleybet. Incriminata la normativa italiana dal 1999 fino al bando Bersani, che di fatto avrebbe impedito a Stanley di accedere al mercato e quindi di competere. Prima del 1999 scommesse ippiche e sportive venivano infatti gestite da Coni e Unire, e veniva impedito l'accesso a operatori privati. "Nel 1999 - spiega Whittaker a IlSole24Ore - sulla base di specifici provvedimenti legislativi sono state bandite procedure concorsuali finalizzate, almeno formalmente, all'assegnazione di nuovi punti scommesse". Tuttavia secondo Whittaker queste procedure sarebbero state discriminatorie, era previsto "in particolare l'obbligo per le società di capitali di assicurare in ogni tempo la nominatività del possesso delle azioni o quota, previsione che nel caso di Stanley non poteva essere soddisfatta in quanto società di capitali quotata in borsa, all'epoca. La barriera all'ingresso sul mercato italiano ha impedito a Stanley di competere". Il bookmaker - con alterne fortune - ha cercato comunque di accedere al mercato italiano creando la rete di CTD, il lungo contenzioso amministrativo e penale che ne è scaturito ha portato anche alle sentenze Gambelli e Placanica della Corte di Giustizia. Ma secondo un esperto interpellato da IlSole24Ore "Il sistema italiano è stato riconosciuto legittimo dal giudice europeo e non è discriminatorio". E ancora, "Tutti i soggetti italiani e stranieri hanno avuto e hanno modo di partecipare alle selezioni pubbliche e di acquisire titolo concessorio". Un'affermazione a cui Stanley risponde citando ad esempio la gara per il SuperEnalotto: le violazioni che riguardavano le scommesse sarebbero state progressivamente estese a altri segmenti.
agicoscommesse - 18/05/2010 - pa
(AGICOSCOMMESSE) - Roma, 18 Maggio 2010 - Ore 10,53 - SCOMMESSE: STANLEY FA CAUSA ALL'ITALIA E CHIEDE 1,5 MILIARDI. WHITTAKER "CHIEDIAMO IL RISARCIMENTO DELLE DISCRIMINAZIONI SUBITE"
Stanleybet intenta una maxi-causa civile contro lo Stato italiano, e chiede un risarcimento da 1 miliardi e 533 milioni di euro, una delle somme più alte richieste a uno Stato. A annunciare la citazione è John Whittaker, Ceo del Gruppo, sceso a Milano apposta per l'occasione. L'atto verrà depositato questa mattina assieme a 22mila documenti che lo sostengono, l'azione verrà esercitata contro al Presidenza del Consiglio dei Ministri, verrà discussa di fronte al Tribunale di Roma. Per quantificare l'ammontare del risarcimento, Stanley ha preso in considerazione sia il danno all'immagine, sia il danno economico, di cui fanno parte profitti perduti, costi fissi per l'ingresso nel mercato italiano, perdita di opportunità e perdita di valore del brand Stanleybet. Incriminata la normativa italiana dal 1999 fino al bando Bersani, che di fatto avrebbe impedito a Stanley di accedere al mercato e quindi di competere. Prima del 1999 scommesse ippiche e sportive venivano infatti gestite da Coni e Unire, e veniva impedito l'accesso a operatori privati. "Nel 1999 - spiega Whittaker a IlSole24Ore - sulla base di specifici provvedimenti legislativi sono state bandite procedure concorsuali finalizzate, almeno formalmente, all'assegnazione di nuovi punti scommesse". Tuttavia secondo Whittaker queste procedure sarebbero state discriminatorie, era previsto "in particolare l'obbligo per le società di capitali di assicurare in ogni tempo la nominatività del possesso delle azioni o quota, previsione che nel caso di Stanley non poteva essere soddisfatta in quanto società di capitali quotata in borsa, all'epoca. La barriera all'ingresso sul mercato italiano ha impedito a Stanley di competere". Il bookmaker - con alterne fortune - ha cercato comunque di accedere al mercato italiano creando la rete di CTD, il lungo contenzioso amministrativo e penale che ne è scaturito ha portato anche alle sentenze Gambelli e Placanica della Corte di Giustizia. Ma secondo un esperto interpellato da IlSole24Ore "Il sistema italiano è stato riconosciuto legittimo dal giudice europeo e non è discriminatorio". E ancora, "Tutti i soggetti italiani e stranieri hanno avuto e hanno modo di partecipare alle selezioni pubbliche e di acquisire titolo concessorio". Un'affermazione a cui Stanley risponde citando ad esempio la gara per il SuperEnalotto: le violazioni che riguardavano le scommesse sarebbero state progressivamente estese a altri segmenti.
agicoscommesse - 18/05/2010 - pa