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Pensate che siano i soli???

Inviato: 09/10/2008 - 15:43
da enzo-bet
(AGICOSCOMMESSE) - Roma, 9 Ottobre 2008 - Ore 14,30 - SCOMMESSE: MANCATI VERSAMENTI DELLE IMPOSTE SULLA RACCOLTA DELLE GIOCATE. TRUFFA NEL NAPOLETANO TRA I 20 E I 30 MILIONI DI EURO, CINQUE ARRESTI

Un'indagine della Guardia di Finanza di Napoli, durata tre anni e che ha coinvolto Campania e Lazio, ha fatto emergere l'esistenza di un'associazione a delinquere che ha danneggiato la finanza pubblica con una frode stimabile tra i 20 e i 30 milioni di euro. Tramite il controllo di numerose agenzie di raccolta scommesse su eventi sportivi nazionali ed esteri (collegate al totalizzatore nazionale) e riconducibili a società  presenti su tutto il territorio nazionale ma con sedi centrali nella provincia di Napoli, l'associazione non versava le dovute imposte su ciascuna giocata raccolta. Somme per decine di milioni di euro che, secondo l'accusa, venivano direttamente intascate - senza farle figurare in contabilità  - attraverso prelievi in contanti o bonifici bancari su conti correnti personali. Le società  erano poi deliberatamente condotte al fallimento quando le somme venivano richieste dai creditori. Cinque le persone arrestate, mentre 21 risultano ora indagate.



agicoscommesse - 09/10/2008 - tc
(AGICOSCOMMESSE) - Roma, 9 Ottobre 2008 - Ore 15,00 - SCOMMESSE: NAPOLI, TRUFFA AGENZIE DI SCOMMESSE, COINVOLTO ANCHE UN EX FUNZIONARIO DEI MONOPOLI DI STATO. INDAGINE FOCALIZZATA SULLE AGENZIE PLAYBET, JOYBET E STEP

Nell’inchiesta sulla truffa a Erario, Coni e Monopoli di Stato (stimata tra i 20 e i 30 milioni di euro) operata da un’associazione a delinquere tramite agenzie di raccolta scommesse, sono state cinque le persone arrestate, tra cui una donna, su mandato del gip del tribunale di Napoli con il beneficio dei domiciliari. Il gip ha però rigettato la richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia partenopea della contestazione - oltre che dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l'erario, bancarotta, truffe, falso in bilancio, corruzione e appropriazione indebita - dell'aggravante prevista dall'articolo 7 della legge 152/91, non ravvedendo elementi sufficientemente probanti del rapporto tra gli indagati e i clan Russo e D'Alessandro. Nell'inchiesta sono coinvolte altre 21 persone, allo stato indagate. L'indagine – riporta una nota dell'Agi – è focalizzata sulle agenzie autorizzate alla raccolta di scommesse Playbet, Jobet e Step, che hanno sedi centrali nel napoletano; per i magistrati, le dovute imposte su ciascuna giocata in molte agenzie di queste catene non sono state versate allo Stato, ai Monopoli e al Coni ma dirottate direttamente in conti correnti personali, o attraverso prelievo di contanti o con bonifico, senza nemmeno farle figurare in bilancio. Le società  di raccolta delle scommesse, poi, venivano deliberatamente e rapidamente, dice la Procura, condotte al fallimento quando le somme erano chieste dai creditori. Dagli accertamenti svolti dagli inquirenti, emerge anche la complicità  di una funzionaria all'epoca in servizio presso la direzione generale dei Monopoli di Stato, indagata per corruzione propria, che consentiva alle società  di continuare l'attività  anche quando i controlli online evidenziavano l'omesso versamento di contributi.



agicoscommesse - 09/10/2008 - tc

Inviato: 10/10/2008 - 16:18
da enzo-bet
dai nostri inviati a Bologna - Molto interessante l'intervento della dottoressa Rosa Di Leva, ex funzionario di Aams per il settore scommesse e attuale direttore per i rapporti istituzionali di Merkur. La Di Leva ha infatti posto alcuni interessanti quesiti sulle situazioni che i vari operatori stanno vivendo. La Di Leva ha prima spiegato come sia stato interessante per lei, prima come dirigente Aams ed ora in un operatore straniero importante come Merkur, vivere lo sviluppo prima del betting in Italia e poi la nascita del gioco online. "In questo momento - ha sottolineato Rosa Di Leva - è normale che per Merkur la priorità  sia quella di aprire i 233 punti di gioco nel nord Italia. E' importante però trovarsi di fronte ad operatori che operano con una concorrenza leale. Sappiamo bene come con le scommesse online sia stato fatto un uso distorto delle norme e come siano spesso state interpretate in modi personali. Il betting o nline spesso non è stato fatto nel modo corretto, e c'è stato tanto gioco nero. A volte queste problematiche sono nate per l'assenza delle istituzioni o a causa di norme poco chiare. Oggi speriamo di non trovarci più di fronte a questi problemi. L'obiettivo di Merkur – ha continuato la Di Leva - è quello di ricavarsi una nicchia in questo mercato nel rispetto delle regole". Dopo questa premessa Rosa di Leva ha voluto sottolineare alcuni aspetti della normativa riguardante i totem: "Le norme non consentono di inserire banconote nei totem, anzi, le norme non dicono proprio niente in tal senso. In realtà  i totem non sono regolamentati e bisogna dire basta alla concorrenza sleale tra gli operatori. All'intermediazione e ad esempio in questo momento alla creazione di poker room che ancora non sono regolamentate".


Jamma) Un'ordinanza di custodia cautelare a carico di 5 persone e' stata eseguita dai militari della Guardia di Finanza del comando provinciale di Napoli. I provvedimenti firmati dal gip presso il Tribunale di Napoli sono stati emessi su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia. Gli arrestati sono Tommaso Bernetti, 39 anni, Salvatore Biondi, 63 anni, Rosa Di Leva, 51 anni,Simone Lettieri, 40 anni e Giovanni Napolitano, 43 anni. Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro l'erario, bancarotta, falso in bilancio, truffe, appropriazione indebita e corruzione. Gli arresti delle Fiamme Gialle sono stati eseguiti a Napoli e a Gragnano, nel napoletano, a Roma, Latina e Formia.

L'indagine è durata oltre 3 anni. I militari hanno eseguito perquisizioni, verifiche bancarie, interrogatori. In una nota firmata dal procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore, è spiegato che "la vicenda si inserisce nell'ampio scenario degli illeciti che si consumano non solo e non tanto, ormai nel settore delle scommesse clandestine ma in quello della raccolta autorizzata delle scommesse su eventi sportivi".

L'attività  investigativa avrebbe fatto emergere l'esistenza di un'associazione a delinquere che attraverso il controllo di numerose agenzie di raccolta delle scommesse su eventi sportivi nazionali ed esteri (collegate al totalizzatore nazionale) riconducibili alle societa' 'Playbet', 'Jobet' e 'Step', presenti su tutto il territorio nazionale ma con sedi centrali nella provincia di Napoli, "ometteva di versare al Coni, all'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e all'Erario -spiegano i pm- le dovute imposte". Si tratta della "imposta unica", il cosiddetto 'minimo garantito' e il "saldo Coni", che vengono riscossi dall'agenzia su ciascuna giocata. Si tratta in pratica di denaro che i raccoglitori ufficiali di scommesse, raccolgono direttamente per conto dell'erario e che a questo deve essere immediatamente versato".

Si tratta di somme per decine di milioni di euro che invece di essere versate allo Stato, al Coni e ai Monopoli di Stato, venivano direttamente incamerate senza farle figurare in contabilita', dagli associati attraverso prelievi in contanti o bonifici bancari sui conti correnti personali. Le società  di raccolta scommesse erano poi deliberatamente e rapidamente condotte al fallimento quando, ormai in ritardo le somme veniva richieste dai creditori e quindi fondamentalemnte dall'amministrazione dei Monoplo di Stato che raccoglie le imposte di cui sopra.

Sulla base degli accertamenti svolti risultava poi fondamentale in questo meccanismo fraudolento (che il sistema dei controlli on line avrebbe consentito di accertare imemdiatamente) il coinvolgimento di una funzionaria all'epoca in servizio presso la direzione generale dei Monopoli di Stato di Roma, gravemente indiziata di corruzione propria, che consentiva alle società  controllate dai sodali di continuare ad operare e raccogliere scommesse anche quando era evidente l'omesso dei versamenti dovuto.Il danno complessivamene arrecato alle casse della pubblica finanza sarebbe compreso tra i 20 e i 30 milioni di euro.

Oltre ai cinque arrestati vi sono anche 21 indagati. Nella nota della Procura viene evidenziato "che il gip di Napoli con diverse valutazioni rispetto a questo ufficio (che ha presentato appello nelle sedi competenti) non ha ritenuto sussistente l'aggravante dell'articolo 7 non essendo a suao avviso sufficientemente dimostrato il collegamento fra gli indagati, gli illeciti in contestazione e le organizzazioni camorristiche denominate 'clan Russo' e 'clan D'Alessandro'".
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Inviato: 10/10/2008 - 23:31
da intraloff
Enzo: chi più ruba meno paga :twisted: