Messaggioda maverik » 31/05/2007 - 16:55
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100 miliardi finiti alla Mafia Introiti non riscossi dai Monopoli hanno arricchito la criminalità organizzata. La denuncia da un gruppo di superesperti STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
ROMA - Un tesoro da quasi cento miliardi di euro che lo Stato non ha mai riscosso, nel mega business dei videopoker e dei giochi. Una cifra che farebbe impallidire il tanto citato «tesoretto» (che dovrebbe aggirarsi attorno ai 10-12 miliardi) e che equivale a tre robuste Finanziarie. Un tesoro che poteva essere incassato dallo Stato se solo fossero state applicate le regole in vigore. La rivelazione arriva dalle pagine del Secolo XIX. In un’inchiesta del quotidiano ligure, firmata da Marco Menduni e Ferruccio Sansa, si parla di una relazione messa a punto da una supercommissione di esperti, guidata dal sottosegretario all’Economia, Alfiero Grandi, e dal generale della Finanza, Castore Palmerini. Una relazione imbarazzante finita sul tavolo del viceministro Vincenzo Visco.
MAFIA - L’aspetto più allarmante della vicenda, secondo quanto scrive il Secolo XIX, è che parte di questa immensa quantità di denaro è finita nelle tasche della criminalità organizzata. Il Gruppo antifrodi tecnologiche (Gat) della Guardia di Finanza indica anche i beneficiari di tanta manna: Cosa Nostra e soprattutto la cosca di Nitto Santapaola. Sullo scandalo indagano ora Fiamme Gialle, procura della Corte dei Conti a Roma e diverse procure in tutta Italia (Venezia, Bologna e Roma). Il meccanismo è quello classico della truffa dei videopoker, che dovrebbero essere collegati in rete agli uffici della Sogei (la Società generale di informatica che si occupa di controlli sul pagamento delle imposte), per evitare evasioni. Invece le macchinette venivano appositamente scollegate per impedire controlli. L’inchiesta si riferisce soprattutto agli anni 2004 e 2005. Ma la situazione, oggi, non è cambiata granché: Â«àˆ da segnalare a tutt’oggi - scrive la Commissione - il permanere di una percentuale di apparecchiature che dovrebbero essere in rete e che invece non vengono rilevate». L’inchiesta, e soprattutto i risultati quasi incredibili nelle dimensioni del fenomeno, passano sotto silenzio. Scrive il Secolo XIX: «... alla fine la tradizionale conferenza stampa non si fa. Bloccata “per ordini superioriâ€