Virtual roulette illegali o legali?
Inviato: 23/08/2004 - 17:17
Virtual roulette illegali o legali? I videoterminali che hanno portato scompiglio sul mercato inglese
I giocatori inglesi stanno puntando il triplo del danaro che spendono ogni settimana per le lotterie nazionali nelle macchine di roulette virtuale che vengono istallate nei maggiori betting shop britannici. I nuovi touch-screen terminals ( terminali dotati di schermi tattili) sono stati introdotti sul mercato meno di tre anni fa e hanno rapidamente raggiunto un buon successo anche grazie al fatto che consentono al giocatore di avere un buon ritorno "di vincita" con la possibilità di vincere fino a 500 sterline ad ogni girata di ruota, una vincita ben più allettante delle venti volte la giocata di una normale AWP ( Amusement with prize machine) . Una ricerca condotta dal quotidiano Guardian ha stimato che almeno 290 milioni di sterline vengono giocare ogni settimana nelle circa 15.500 macchine istallate, mentre Camelot, il maggior operatore inglese di lotterie ne incassa nello stesso periodo circa 88.
Ladbrokes, William Hill, Coral, Stanley Racing e Tote , sono le società che gestiscono il maggior numero di questi apparecchi. Con la roulette virtuale si stima che le cinque grandi compagnie incassino almeno 15 miliardi di sterline l’anno e il gioco è diventato tra i più popolari nel Paese.
Il fatturato delle macchine potrebbe essere ancora più alto se si considera che sono presenti in almeno 2500 esercizi pubblici e che oltre a questi ce ne sono moltissimi gestiti da piccoli operatori privati. L’associazione degli allibratori inglesi ha ammesso che è impossibile dire quante macchine siano attualmente in funzione. Certo è che stanno aumentando in modo progressivo e che l’incremento è determinato esclusivamente dalla capacità produttiva dei costruttori. Tom Kelly, Presidente dell’associazione, ha aggiunto che pur non criticando la scelta di istallare questi apparecchi via Internet all’interno dei negozi dove solitamente si va per scommettere, non può negare il fatto che l’uso di apparecchi ha poco a che vedere con il fenomeno delle scommesse.
Perdite e percentuale di vincita di questi apparecchi sono al momento sconosciute anche se le società in questione, ad eccezione della Tote a gestione dello Stato, hanno rassicurato sul fatto che è prevista una percentuale minima di vincita.
Appare così evidente che al di là di tutto quello delle roulette virtuali è un mercato altamente remunerativo e le due maggiori catene di betting shop ( i negozi dello scommettitore), quella di Ladbrokes e quella di William Hill si stanno progressivamente trasformando in vere e proprie sale giochi. Il mese scorso , per la prima volta , la Stanley Racing ha reso noto il fatturato di questi apparecchi rivelando che da soli rappresentano il doppio di quanto viene incassato da tutti gli altri prodotti messi insieme. Sempre la Stanley ha aggiunto che per permettere ai giocatori di cimentarsi su queste macchine sono stati allungati i tempi di apertura dei propri esercizi. La stessa cosa hanno fatto Ladbrokes e William Hill.
La proliferazione di questi apparecchi ha destabilizzato non poco il Ministero della Cultura e dello Sport che proprie in questo settimane si accingeva a concludere i lavori di esame della nuova normativa sul gioco d’azzardo. Tale è stata la preoccupazione generata da queste roulette di nuova generazione che Tessa Jowell, Ministro della Cultura, ha finito per imporre una vera è propria inversione di tendenza a quello che tutti ormai chiamavano il processo di deregulation del regime sul gioco d’azzardo. Le virtual roulette infatti sono oggi contingentate: non più di quattro per locale.
Ma la questione non si è chiusa qui. Il Governo ha tentato di proibire l’uso di queste macchine ribadendo che le roulette sono consentite solo all’interno dei casinò autorizzati e gli operatori hanno fatto ricorso ad una norma non molto chiara della normativa nazionale dimostrando che il funzionamento della roulette non si svolge all’interno della macchina, bensì grazie ad un computer centrale situato a varie miglia di distanza dall’esercizio, grazie ad un provider che offre un servizio al produttore dell’apparecchio. Per i bookmakers le loro macchine non sono gaming machines, per altro illegali nelle sale dove si scommette, bensì "fixed odds betting terminals", ovvero terminali che accettano scommesse su eventi che si svolgono al di fuori dei locali dove sono istallati. Sebbene possa sembrare un sofisma, tale argomento è bastato a dissuadere il Ministro Jowell dal portare gli operatori davanti ad un tribunale nazionale preferendo così passare ad un "avvertimento" sul fatto che queste macchine vengono considerate "in prova".
Per ironia della sorte la proliferazione delle roulette virtuali è stata scatenata dalla entrata in vigore di una normativa nell’ottobre del 2001 nella quale veniva stabilito di tassare gli incassi lordi dei bookmakers e di eliminare una impopolare tassa sulle puntate. Contenti i giocatori, meno soddisfatti gli operatori che in breve tempo hanno cominciato a istallare macchine da gioco illegali che, secondo il Ministero del Tesoro, muovono oggi circa 15 miliardi di sterline l’anno. Dalla tentazione non si è salvato neanche la Tote, operatore che ebbe origine nel 1928 grazie ad un atto del Parlamento inglese per gestire le scommesse e che in due anni è passato da 450 a 1200 apparecchi .Pecunia non olet, dicevano i latini e in qualche caso, se serve, non è male attapparsi il naso !
I giocatori inglesi stanno puntando il triplo del danaro che spendono ogni settimana per le lotterie nazionali nelle macchine di roulette virtuale che vengono istallate nei maggiori betting shop britannici. I nuovi touch-screen terminals ( terminali dotati di schermi tattili) sono stati introdotti sul mercato meno di tre anni fa e hanno rapidamente raggiunto un buon successo anche grazie al fatto che consentono al giocatore di avere un buon ritorno "di vincita" con la possibilità di vincere fino a 500 sterline ad ogni girata di ruota, una vincita ben più allettante delle venti volte la giocata di una normale AWP ( Amusement with prize machine) . Una ricerca condotta dal quotidiano Guardian ha stimato che almeno 290 milioni di sterline vengono giocare ogni settimana nelle circa 15.500 macchine istallate, mentre Camelot, il maggior operatore inglese di lotterie ne incassa nello stesso periodo circa 88.
Ladbrokes, William Hill, Coral, Stanley Racing e Tote , sono le società che gestiscono il maggior numero di questi apparecchi. Con la roulette virtuale si stima che le cinque grandi compagnie incassino almeno 15 miliardi di sterline l’anno e il gioco è diventato tra i più popolari nel Paese.
Il fatturato delle macchine potrebbe essere ancora più alto se si considera che sono presenti in almeno 2500 esercizi pubblici e che oltre a questi ce ne sono moltissimi gestiti da piccoli operatori privati. L’associazione degli allibratori inglesi ha ammesso che è impossibile dire quante macchine siano attualmente in funzione. Certo è che stanno aumentando in modo progressivo e che l’incremento è determinato esclusivamente dalla capacità produttiva dei costruttori. Tom Kelly, Presidente dell’associazione, ha aggiunto che pur non criticando la scelta di istallare questi apparecchi via Internet all’interno dei negozi dove solitamente si va per scommettere, non può negare il fatto che l’uso di apparecchi ha poco a che vedere con il fenomeno delle scommesse.
Perdite e percentuale di vincita di questi apparecchi sono al momento sconosciute anche se le società in questione, ad eccezione della Tote a gestione dello Stato, hanno rassicurato sul fatto che è prevista una percentuale minima di vincita.
Appare così evidente che al di là di tutto quello delle roulette virtuali è un mercato altamente remunerativo e le due maggiori catene di betting shop ( i negozi dello scommettitore), quella di Ladbrokes e quella di William Hill si stanno progressivamente trasformando in vere e proprie sale giochi. Il mese scorso , per la prima volta , la Stanley Racing ha reso noto il fatturato di questi apparecchi rivelando che da soli rappresentano il doppio di quanto viene incassato da tutti gli altri prodotti messi insieme. Sempre la Stanley ha aggiunto che per permettere ai giocatori di cimentarsi su queste macchine sono stati allungati i tempi di apertura dei propri esercizi. La stessa cosa hanno fatto Ladbrokes e William Hill.
La proliferazione di questi apparecchi ha destabilizzato non poco il Ministero della Cultura e dello Sport che proprie in questo settimane si accingeva a concludere i lavori di esame della nuova normativa sul gioco d’azzardo. Tale è stata la preoccupazione generata da queste roulette di nuova generazione che Tessa Jowell, Ministro della Cultura, ha finito per imporre una vera è propria inversione di tendenza a quello che tutti ormai chiamavano il processo di deregulation del regime sul gioco d’azzardo. Le virtual roulette infatti sono oggi contingentate: non più di quattro per locale.
Ma la questione non si è chiusa qui. Il Governo ha tentato di proibire l’uso di queste macchine ribadendo che le roulette sono consentite solo all’interno dei casinò autorizzati e gli operatori hanno fatto ricorso ad una norma non molto chiara della normativa nazionale dimostrando che il funzionamento della roulette non si svolge all’interno della macchina, bensì grazie ad un computer centrale situato a varie miglia di distanza dall’esercizio, grazie ad un provider che offre un servizio al produttore dell’apparecchio. Per i bookmakers le loro macchine non sono gaming machines, per altro illegali nelle sale dove si scommette, bensì "fixed odds betting terminals", ovvero terminali che accettano scommesse su eventi che si svolgono al di fuori dei locali dove sono istallati. Sebbene possa sembrare un sofisma, tale argomento è bastato a dissuadere il Ministro Jowell dal portare gli operatori davanti ad un tribunale nazionale preferendo così passare ad un "avvertimento" sul fatto che queste macchine vengono considerate "in prova".
Per ironia della sorte la proliferazione delle roulette virtuali è stata scatenata dalla entrata in vigore di una normativa nell’ottobre del 2001 nella quale veniva stabilito di tassare gli incassi lordi dei bookmakers e di eliminare una impopolare tassa sulle puntate. Contenti i giocatori, meno soddisfatti gli operatori che in breve tempo hanno cominciato a istallare macchine da gioco illegali che, secondo il Ministero del Tesoro, muovono oggi circa 15 miliardi di sterline l’anno. Dalla tentazione non si è salvato neanche la Tote, operatore che ebbe origine nel 1928 grazie ad un atto del Parlamento inglese per gestire le scommesse e che in due anni è passato da 450 a 1200 apparecchi .Pecunia non olet, dicevano i latini e in qualche caso, se serve, non è male attapparsi il naso !