Giochi e scommesse: prossima la fine del sistema monopolisti
Inviato: 29/07/2004 - 20:17
Secondo un rapporto da poco pubblicato dalla società di ricerca e consulenza mediatica MECN (Media & Entarteinment Consulting Network), il mercato dei giochi, negli Stati europei che detengono il Monopolio su lotterie e scommesse, è destinato a mutare nel giro di poco tempo. I singoli stati membri dovranno infatti dimostrare che la tutela del monopolio sia indispensabile per motivi di ordine pubblico o per impedire il diffondersi del gioco d'azzardo. In caso contrario, ovvero se la situazione di monopolio risultasse finalizzata unicamente alla massimizzazione dei profitti a scapito di altri soggetti, la posizione dei monopoli statali verrebbe seriamente minacciata, trovandosi in contrasto con la libertà di stabilimento sancita dal diritto comunitario.
Interessate a tali sviluppi sono le società di scommesse con mire transnazionali (per lo più con sede in Inghilterra ed in Austria), pronte a inserirsi nei possibili varchi creati dalle mutate normative nazionali. Nei vari Stati è in corso, più o meno alla luce del sole, l'analisi sulla legittimità del monopolio delle lotterie, delle scommesse e dei giochi d'azzardo. Se la liberalizzazione del settore è uno degli obiettivi a cui si intende giungere (come pare nelle intenzioni della Comunità , nelle sentenze della Corte di Giustizia Europea ed in quelle di molti tribunali nazionali), i vari Stati, e di conseguenza le società da essi autorizzate all'esercizio, dovranno "modificare o interrompere l'offerta di alcuni prodotti, l'attività di alcuni canali di vendita e/o le campagne di marketing".
Tra i dati più interessanti messi in luce dalla ricerca, la convinzione quasi assoluta, da parte dei responsabili delle società di scommesse (oggetto di intervista), di una spinta ulteriore ai processi di liberalizzazione: tra gli intervistati, solo il 9% è convinto che la Comunità Europea non farà nulla per mutare la situazione attuale; appena il 24% si dichiara non interessato ai mercati esteri, mentre il 9% ritiene che l'ostacolo più grosso sia rappresentato dalle normative dei singoli Stati. Una sintesi del rapporto è consultabile sul sito www.mecn.net.
(AGIPRO)
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Interessate a tali sviluppi sono le società di scommesse con mire transnazionali (per lo più con sede in Inghilterra ed in Austria), pronte a inserirsi nei possibili varchi creati dalle mutate normative nazionali. Nei vari Stati è in corso, più o meno alla luce del sole, l'analisi sulla legittimità del monopolio delle lotterie, delle scommesse e dei giochi d'azzardo. Se la liberalizzazione del settore è uno degli obiettivi a cui si intende giungere (come pare nelle intenzioni della Comunità , nelle sentenze della Corte di Giustizia Europea ed in quelle di molti tribunali nazionali), i vari Stati, e di conseguenza le società da essi autorizzate all'esercizio, dovranno "modificare o interrompere l'offerta di alcuni prodotti, l'attività di alcuni canali di vendita e/o le campagne di marketing".
Tra i dati più interessanti messi in luce dalla ricerca, la convinzione quasi assoluta, da parte dei responsabili delle società di scommesse (oggetto di intervista), di una spinta ulteriore ai processi di liberalizzazione: tra gli intervistati, solo il 9% è convinto che la Comunità Europea non farà nulla per mutare la situazione attuale; appena il 24% si dichiara non interessato ai mercati esteri, mentre il 9% ritiene che l'ostacolo più grosso sia rappresentato dalle normative dei singoli Stati. Una sintesi del rapporto è consultabile sul sito www.mecn.net.
(AGIPRO)
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