LEGGETE!!!
Inviato: 28/05/2004 - 17:47
SCOMMESSE: L’ITALIA VERSO IL CAMBIAMENTO
Nicola Tani
Come era facilmente prevedibile dagli operatori più “smaliziati”, la recente decisione della Corte di Cassazione sulla legittimità dei centri trasmissione dati collegati a bookmaker esteri non sembra aver risolto definitivamente la questione. Anche nei giorni immediatamente successivi alla sentenza delle Sezioni Unite della suprema Corte, sono fioccate infatti sia ordinanze di dissequestro (in un importante capoluogo siciliano, tanto per fare un esempio, è stata di nuovo disapplicata la normativa italiana…) che anche rinvii a giudizio per gli operatori esteri, come è avvenuto nel caso “Tc Informatica” a Roma. Il Giudice dell’Udienza Preliminare, Mancinetti, ha deciso che vi fossero gli elementi probatori per avviare (dal prossimo 26 ottobre) un processo a carico di 56 indagati – tra dirigenti della società di servizi e operatori collegati a Liverpool – la cui attività di betting è stata dunque ritenuta non conforme alla legge italiana. Dovremo dunque rassegnarci ad un mercato “a macchia di leopardo”, come ai tempi gloriosi della SSP o dell’Atlas dei fratelli Jenkins e di un giovane quanto abile manager-quotista italiano? Per i neofiti del settore, ricordiamo che attorno alla metà degli anni novanta, questi due bookmaker furono i primi ad “esplorare” il territorio italiano con propri intermediari. La situazione è normativamente diversa, nel senso che quei ctd operavano in assenza di una legge penale che li punisse chiaramente: anche allora, però, i giudici decidevano a volte di consentire l’attività ed altre volte di punirla pesantemente, al punto che, in molti casi, i procedimenti penali contro i gestori sfociavano proprio in Cassazione, dove la giurisprudenza era (ed è) costantemente negativa. Una piccola digressione che ci consente di affermare come - dopo dieci anni, due-tre leggi, un paio di bandi di gara, due (!) sentenze della Corte di Giustizia Europea, centinaia di decisioni di giudici di merito, decine di miliardi di lire pagati in parcelle agli avvocati - la situazione resti ancora incredibilmente a “macchia di leopardo”. La difesa del sistema delle concessioni è riuscita solo in parte, insomma, ed è chiaro che, giunti a questo punto, occorre una “svolta”, che infatti i Monopoli stanno studiando in gran silenzio: il passaggio delle scommesse a quota fissa da una rete ristretta di 900 agenzie ad una, molto più larga e diffusa, di diverse migliaia di operatori dotati di una semplice “autorizzazione”. Un po’ come in Inghilterra, dove operano circa 9000 betting shop. Peccato non averci pensato prima e, soprattutto, non aver preso a prestito qualche anno fa gli aspetti migliori del sistema inglese: tasse abbordabili, flessibilità , tutela del giocatore. Come si dice, non è mai troppo tardi, ma quante risorse sprecate in questi anni…
28/05/2004
Nicola Tani
Come era facilmente prevedibile dagli operatori più “smaliziati”, la recente decisione della Corte di Cassazione sulla legittimità dei centri trasmissione dati collegati a bookmaker esteri non sembra aver risolto definitivamente la questione. Anche nei giorni immediatamente successivi alla sentenza delle Sezioni Unite della suprema Corte, sono fioccate infatti sia ordinanze di dissequestro (in un importante capoluogo siciliano, tanto per fare un esempio, è stata di nuovo disapplicata la normativa italiana…) che anche rinvii a giudizio per gli operatori esteri, come è avvenuto nel caso “Tc Informatica” a Roma. Il Giudice dell’Udienza Preliminare, Mancinetti, ha deciso che vi fossero gli elementi probatori per avviare (dal prossimo 26 ottobre) un processo a carico di 56 indagati – tra dirigenti della società di servizi e operatori collegati a Liverpool – la cui attività di betting è stata dunque ritenuta non conforme alla legge italiana. Dovremo dunque rassegnarci ad un mercato “a macchia di leopardo”, come ai tempi gloriosi della SSP o dell’Atlas dei fratelli Jenkins e di un giovane quanto abile manager-quotista italiano? Per i neofiti del settore, ricordiamo che attorno alla metà degli anni novanta, questi due bookmaker furono i primi ad “esplorare” il territorio italiano con propri intermediari. La situazione è normativamente diversa, nel senso che quei ctd operavano in assenza di una legge penale che li punisse chiaramente: anche allora, però, i giudici decidevano a volte di consentire l’attività ed altre volte di punirla pesantemente, al punto che, in molti casi, i procedimenti penali contro i gestori sfociavano proprio in Cassazione, dove la giurisprudenza era (ed è) costantemente negativa. Una piccola digressione che ci consente di affermare come - dopo dieci anni, due-tre leggi, un paio di bandi di gara, due (!) sentenze della Corte di Giustizia Europea, centinaia di decisioni di giudici di merito, decine di miliardi di lire pagati in parcelle agli avvocati - la situazione resti ancora incredibilmente a “macchia di leopardo”. La difesa del sistema delle concessioni è riuscita solo in parte, insomma, ed è chiaro che, giunti a questo punto, occorre una “svolta”, che infatti i Monopoli stanno studiando in gran silenzio: il passaggio delle scommesse a quota fissa da una rete ristretta di 900 agenzie ad una, molto più larga e diffusa, di diverse migliaia di operatori dotati di una semplice “autorizzazione”. Un po’ come in Inghilterra, dove operano circa 9000 betting shop. Peccato non averci pensato prima e, soprattutto, non aver preso a prestito qualche anno fa gli aspetti migliori del sistema inglese: tasse abbordabili, flessibilità , tutela del giocatore. Come si dice, non è mai troppo tardi, ma quante risorse sprecate in questi anni…
28/05/2004