COSA NE PENSATE
Pubblichiamo di seguito il testo della memoria depositata dal Sindacato Totoricevitori Sportivi presso le Commissioni riunite VI (Finanze e Tesoro) e IX (Agricoltura) del Senato della Repubblica dinanzi alle quali, nel primo pomeriggio di oggi, 3 aprile 2003, il nostro Presidente Nazionale, accompagnato dal Vice Presidente Nazionale Vicario e dal Segretario Nazionale, ha svolto un intervento riguardo il decreto legge n. 45 del 21 marzo 2003, a seguito di un invito ufficiale giunto solo alcune ore fa.
L'audizione ha rappresentato l'occasione per richiamare ancora una volta l'attenzione su alcune delle questioni più importanti degli ultimi tempi: l'estensione delle scommesse sportive alla rete delle ricevitorie sportive, l'aggio spettante ai ricevitori sulla raccolta della scommessa Tris, il problema rappresentato dalla concorrenza sleale operata dalle scommesse estere.
Si tratta della seconda volta in cui il nostro Sindacato viene ufficialmente invitato presso le aule parlamentari al fine di acquisirne il parere in ordine ad importanti questioni riguardanti il settore dei giochi di cui la categoria da noi rappresentata costituisce il pilastro fondamentale.
"Vogliamo esprimere il nostro apprezzamento per quest'invito, per la preziosa considerazione che ci riservate con questa audizione, a conferma di una generale volontà di coinvolgere necessariamente, a livello consultivo, tutti i soggetti qualificati del settore giochi. In particolare riteniamo esemplare la volontà di questa Commissione Parlamentare di voler approfondire con le categorie di riferimento il tema di un provvedimento di legge relativo alle scommesse così importante per il nostro settore.
Scendendo subito nel dettaglio, sebbene l'argomento dei "minimi garantiti" dovuti a UNIRE e CONI da parte delle agenzie di scommesse non riguardi direttamente la categoria da noi rappresentata - quella dei ricevitori sportivi - riteniamo che proprio tale circostanza ci permetta di svolgere una lettura imparziale ed obiettiva delle determinazioni assunte con il decreto del 21 marzo scorso.
Riteniamo che il provvedimento in questione metta chiaramente in evidenza la capacità di mediazione del Governo, che ha saputo ricomporre una difficile e complicata vertenza, ma che, allo stesso tempo, imponga un necessario momento di approfondimento, per le diverse conseguenze che esso comporta. I concessionari sono, infatti, messi oggi nelle condizioni di sanare la propria situazione debitoria nei confronti degli aventi diritto, versando una cifra di gran lunga inferiore rispetto a quella a suo tempo offerta dai soggetti rimasti esclusi dall'assegnazione ed evidentemente all'epoca ritenuta inadeguata.
Alla luce di queste considerazioni non possiamo non rilevare come tale decisione non tenga in debito conto i diritti degli operatori esclusi, le cui offerte sarebbero state comunque superiori ai minimi oggi concordati.
Tralasciando comunque tale aspetto, la visione complessiva della tormentata vicenda dei minimi garantiti non può non condurre ad alcune valutazioni generali che qui di seguito intendiamo illustrare. Primo. Riscontriamo come il Governo abbia positivamente trovato risorse finanziarie per porre fine a questa annosa "querelle" che interessa però solo un migliaio di punti vendita. Attendiamo parimenti analoga soluzione all'altrettanto intricata questione dell'aggio TRIS, fermo ad un scandaloso 4% ed anch'esso strettamente legato alle sorti del mondo ippico, che invece interessa oltre 18.000 ricevitori.
Secondo. Il mancato raggiungimento dei "minimi garantiti" da parte dei concessionari dimostra senza dubbio che, pur in presenza, già allora, di un potenziale spostamento del mercato dei giochi verso le scommesse sportive, siano stati commessi errori di impostazione nella scelta del canale distributivo più adeguato cui far riferimento.
La scelta di preferire qualche centinaio di sale dedicate rispetto ad una rete capillare di migliaia di ricevitorie ha dato, sotto ogni aspetto, un risultato molto inferiore ai valori posti in previsione, che diventa ancora più negativo se si considera che la scommessa è ormai il prodotto gioco maggiormente richiesto.
Per tale ragione, teniamo a ribadire la necessità - via via più impellente - di procedere all'estensione delle scommesse sportive presso la rete delle ricevitorie sportive da noi rappresentate.
L'opportunità di tale estensione si evince da poche, puntuali considerazioni relative alle peculiarità delle stesse scommesse sportive, ben diverse da quelle ippiche.
Queste ultime - poiché riguardano una grande quantità di eventi che si svolgono più volte al giorno - attirano una tipologia di scommettitore che potrebbe essere definita "stanziale": il giocatore, puntando su eventi destinati a svolgersi a pochi minuti dall'effettuazione della giocata, ne attende l'esito per poi passare a scommettere sulla corsa successiva. Per tali ragioni la raccolta delle scommesse ippiche deve opportunamente essere effettuata presso punti dedicati e specializzati, muniti di necessari supporti ad uso dello scommettitore.
Al contrario, le scommesse sportive riguardano eventi - in particolare gli incontri di calcio - che si svolgono a distanza di giorni o di un'intera settimana. Coloro che si rivolgono a questa tipologia di scommesse sono pertanto clienti ideali della ricevitoria sportiva, a sua volta ideale luogo di passaggio e di raccolta "veloce" delle giocate.
L'allargamento ad una rete capillare - quale quella delle ricevitorie sportive - presente in oltre ventimila punti sull'intero territorio nazionale, è certamente un elemento essenziale e decisivo per l'affermazione delle scommesse sportive.
Un altissimo numero presumibile di piccole giocate attraverso la grande rete delle ricevitorie rispetto a singole giocate, più consistenti ma numericamente più contenute come quelle accettate nelle Agenzie, oltre a determinare un maggior volume di gioco non va in contraddizione con l'attenzione che va mantenuta per riflessi di carattere etico-morali che il gioco eccessivo può comportare.
Riteniamo pertanto improcrastinabile l'adozione di tutti quegli strumenti normativi che consentano al più presto di proporre l'offerta ad una clientela sempre più vasta della scommessa sportiva.
A conclusione di questo intervento, cogliamo l'occasione per spendere due parole in merito ad un argomento che negli ultimi tempi sta assumendo contorni preoccupanti.
Ci riferiamo al parere dell'Avvocato Generale recentemente espresso nell'ambito di una causa pendente dinanzi alla Corte di Giustizia Europea avente ad oggetto la legittimità della raccolta e trasmissione delle scommesse sportive tramite Internet.
A tal proposito non possiamo che dare ampio risalto alle rassicuranti dichiarazioni rilasciate alla stampa dal Governo, nella persona del Sottosegretario di Stato On. Contento, secondo cui tale parere trova l'Esecutivo pronto a dare battaglia in sede comunitaria per difendere gli interessi dell'intero settore dei giochi del nostro Paese.
La tesi sostenuta dall'Avvocato Generale è che la normativa italiana in materia di scommesse contrasterebbe con i principi propri del diritto comunitario concernenti la libera prestazione dei servizi e la libertà di stabilimento.
E' di tutta evidenza come, l'eventuale attuazione a livello normativo o giurisdizionale di tale parere, vanificherebbe la linea di difesa adottata dal Governo italiano in materia di divieto di raccolta di scommesse estere sul territorio nazionale.
Nonostante il fatto che il parere dell'Avvocato Generale non sia vincolante né per i Governi né per i giudici comunitari o nazionali e pur considerando che ben otto Paesi membri interpellati sull'argomento abbiano dichiarato il loro pieno accordo con la linea "cautelativa" adottata dal Governo italiano, non possiamo non esprimere preoccupazione per gli effetti deleteri che un'invasione del nostro Paese da parte dei bookmakers stranieri potrebbe determinare.
La volontà politica dell'Unione in questa materia è di far prevalere le normative nazionali rispetto ai principi eccessivamente liberisti del Trattato di Roma che peraltro prevede espressamente la possibilità di derogare alla libertà d'esercizio di attività economiche per esigenze fiscali o d'ordine pubblico. La priorità della tutela di questi beni va di pari passo con l'esigenza di difesa dei nostri giochi nazionali che costituiscono peraltro uno dei settori economici potenzialmente più redditizi del sistema. Da parte nostra, la difesa del nostro settore dall'attacco scagliato dai bookmakers esteri sarà uno dei punti principali della prossima attività sindacale".
ALLA SPERANZA NON C'E' MAI FINE ........