Messaggioda maurox » 28/12/2004 - 12:50
Mi permetto di aggiungere qualche considerazione prendendo spunto da quanto detto da Bastiat:
Anzitutto i book esteri fanno benissimo a non voler pagare le tasse in Italia poiche' NON ESISTE alcun tipo di riferimento per farlo, oppure si vuol imporre lo stesso tipo di imposte dei concessionari ? Allora andiamo a vedere come sono state calcolate, secondo quali parametri totalmente SBALLATI e INVEROSIMILI che hanno portato molti concessionari in rovina mentre altri che hanno agenzie che lavorerebbero benissimo si stanno ammazzando per pagare i debiti ( minimi ), per non parlare di chi ha chiuso pur lavorando...
Come si puo' imporre di far pagare tasse assurde agli altri quando in questi anni si e' ampiamente dimostrata l'ingordigia e l'ottusita' dello Stato Italiano in questo settore ? Con quale credibilita' e giustizia ? Secondo, bisogna vedere quale Stato deve imporre la tassazione, quello di origine del book o quello dove c'e' raccolta di gioco ? A mio avviso entrambi,poiche' entrambi coinvolti nel mercato , applicando la semplicissima regola che gia' in precedenza dicevo, ovvero : INCASSO meno VINCITE , al netto del guadagno si levano due parti percentuali identiche, una per lo Stato originario e l'altra per quello ospite, ad esempio cinque per cento a testa. Il resto DEVE essere guadagno per il gestore, non esiste sistema piu' equo. E i concessionari ? Via i minimi, stesso discorso per loro. E nessuno deve bancare in proprio, ci deve essere il GRUPPO che tutela e controlla, tanto i sistemi tecnologici sono pressoche' identici per tutti, italiani e esteri. Potrebbe certamente sorgere un problema di eccedenza di aperture di centri raccolta scommesse, ma questo e' un fattore normalissimo nella nascita di un nuovo mercato, vorra' dire che anche in questo caso sopravvivera' chi offrira' il prodotto migliore, questo si chiama libero mercato e le regole vanno accettate , comprese quelle di sopravvivenza.