Comparazione bonus scommesse
Semmai ci sarà un nuovo bando per il RETAIL, i centri a meno di 50/150 mt dovranno CHIUDERE?
Situazione attuale, prospettive, notizie.
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Semmai ci sarà un nuovo bando per il RETAIL, i centri a meno di 50/150 mt dovranno CHIUDERE?
Messaggioda scommettitore siracusano » 05/06/2017 - 19:25
Nel pomeriggio, dialogando con un mio amico gestore, che ha un negozio a meno di 50 mt da una scuola, è sorto questo dilemma. Ovviamente è sempre una questione di interpretazione, ma credo sia urgente ed opportuno approfondirla, anche perchè a un altro mio amico hanno proposto di acquistare un centro scommesse che si trova a meno di 50 mt da una chiesa (e semmai dovesse chiudere, sarebbe un dramma).
Secondo me il problema sorge dal fatto che nell'ultima proposta di Baretta in Conferenza Unificata, riportata poi in audizione al senato, non si parla più di locali di classe A e di classe B, ma di distanze minime di 50/150 mt:
Da un articolo di PressGiochi del 17 Maggio 2017:
"Senato. Baretta: “La proposta della Lombardia provocherà l’interdizione dell’offerta di giochi dell’80-100%”
da http://www.pressgiochi.it/senato-barett ... -100/36530
Ha preso il via questa mattina, alle ore 8.45, l’audizione del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, in Commissione “Finanza e tesoro” del Senato della Repubblica. Al centro dell’intervento, le novità sulla proposta di riordino del settore giochi presentata dal Governo in sede di Conferenza Unificata.
Dopo l’audizione dello scorso 7 marzo, il sottosegretario ha illustrato, al Presidente Marino e ai Senatori membri della Commissione, i passi avanti nel confronto con Regioni ed Enti Locali.
“Rispetto a marzo – ha dichiarato il sottosegretario Baretta – sono intervenute in Conferenza unificata alcune modifiche della proposta del Governo per il riordino dei giochi. E’ stata esaurita finalmente la fase dialettica e ci si aspetta che la prossima seduta sia conclusiva.
Non possiamo lasciare il settore nella confusione normativa attuale, occorre intervenire non negando la possibilità di giocare ma regolando la distribuzione dell’offerta nel territorio e accogliendo anche le esigenze sociali.
Si può rispondere a questo fenomeno prevenendo il problema attraverso una riduzine dell’offreta e contrastando l’illegalità sottesa al fenomeno delle scommesse. Tra gli obiettivi che ci siamo posti: riduzione awp in circolazione del 30%, awp da remoto, riduzione della pubblicità, innalzamento del preu e riduzione del numero delle sale giochi.
L’esito del confronto ha condotto ad una proposta condivisa. Si propone la facoltà dei sindaci di applicare distanze fino a 150 metri e interruzione fino a 6 ore del gioco tramite awp, oltre alla introduzione della tessera sanitaria per il gioco.
Manca ancora molto, sul tema della pubblicità del gioco, ad esempio.
I capisaldi principali sono quelli che verranno proposti nella Manovrina, con la riduzione del 35% delle macchine oggi presenti nel mercato e sostituzione con awp remote con bassa giocata e bassa vincita da utilizzare con la tessera sanitaria e con strumenti che scoraggiano il gioco come lunghi tempi di attesa e messaggi di alert.
Speriamo di tutelare allo stesso tempo il lavoro del settore, certificando i luoghi abilitati e qualificando il personale. Infine, effettiva riduzione di circa 10.000 punti gioco e un numero di circa 30mila esercizi in grado di essere certificate come categoria A.
Su questo impianto – ha concluso Baretta – abbiamo raggiunto una intesa con gli Enti locali e una parte delle Regioni. Invece, la Lombardia pretende distanze di 300 metri dai luoghi sensibili e la riduzione sensibile degli orari: questa proposta porterà all’espulsione del gioco ad eccezione dei luoghi in alta montagna, una abolizione di circa 80-100% del gioco con una logica proibizionista che non concilia la volontà di regolare il settore.
Potremmo in alternativa disporre una distanza massima e minima, e laddove la conferenza lo ritenesse potremmo prevedere un intervento non solo dei sindaci ma anche delle regioni. La volontà del Governo è quella di raggiungere una intesa con tutti, equilibrando l’offerta combatendo gli eccessi e gli abusi”.
“Sulle entrate dai giochi – ha dichiarato Baretta rispondendo al Senatore Carraro – le disposizioni proposte portano ad una conclusione logica che ci sarà una perdita ancora non quantificata che verrà discussa successivamente in Ragioneria. Ma questa è la linea del Governo è quindi anche le perdite dal punto di vista erariale vanno tenute in conto. Sull’online, il pericolo è il maggiore, ma non credo che la diffusione del gioco terrestre sia oggi un fenomeno superato. Anzi. solo tTrovando un compromesso sul problema delle macchine da gioco, potremo andare oltre e passare ad occuparci di un settore dove siamo deboli con le legislazioni a livello europeo, come quello dell’online.
Ricordiamoci poi, che non ci sono solo slot e Vlt, ma anche i gratta e vinci, diffusi ugualmente un maniera corposa. Ma prima occupiamoci degli apparecchi. Cerchiamo di dare una risposta anche al settore dell’ippica, distrutto in Italia e proviamo a rilanciarlo coinvolgendo la Lega Ippica anche nel mercato delle scommesse.
Nel gioco c’è un problema sottovalutato legato all’illegalità che è dietro l’angolo. Mettiamo in campo riduzioni di entrate ma non pensiamo che sparirà il gioco, però stiamo attenti al fatto che la criminalità è presente a occuparsi del mercato”.
“Per quanto riguarda i luoghi sensibili, – ha affermato il sottosegretario in risposta al senatore Mirabelli – abbiamo escluso tipologie di luoghi considerati vaghi, come centri anziano e luoghi di aggregazione giovanile poco definibili. Moltiplicare le distanze non è concorde con la riduzione del gioco programmata dal Governo, o si permette o si proibisce”.
“Le vlt sono molto più pericolose delle Awp” ha ribadito il senatore Vacciano.
“Su differenza Awp e Vlt – ha risposto Baretta – va considerato che le Awp stanno in strada, le Vlt nei centri che vogliamo riqualificare. Il tema non è la riduzione delle Vlt. Non possiamo lasciare la situazione così com’è.
Rispondendo infine alla senatrice Bottici, Baretta ha risposto: “Aumentando le distanze oltre i 150 metri vedremo che porteremo il gioco alla sua espulsione totale. I 150 metri sono stati accettati anche dal sindaco Gori molto rigido sulla questione.
Dobbiamo vedere la realtà territoriale per come è fatta. Scegliendo Sert, scuole e luoghi di culto abbiamo proposto una ridistribuzione ragionevole dell’offerta. In caso di intesa questa è una buona proposta; in assenza di intesa il Governo deciderà come procedere”.
Di seguito il testo completo della relazione del sottosegretario:
Signor Presidente,
On. Senatrici e Senatori,
Poche settimane fa, precisamente nel mese di Marzo, sono stato audito da questa Commissione sulla riforma del settore del gioco pubblico, alla luce del confronto da tempo aperto in Conferenza Unificata, con le Regioni e gli Enti Locali.
Nondimeno, ho richiesto al Presidente Marino, che ringrazio di aver accolto questa mia istanza, di poter ritornare per riferire della evoluzione ulteriore che nel frattempo è intervenuta; anche nell’ottica di considerare sostanzialmente esaurita la fase dialettica, nella previsione che la prossima riunione della Conferenza, prevista per la prossima settimana, sia quella conclusiva.
È del tutto evidente che il Governo privilegia una intesa e che perseguirà questo obiettivo sino all’ultimo momento. Ma è altrettanto necessario affermare che non possiamo continuare a lasciare questo settore senza regole certe ed unitarie. Dobbiamo assumerci la responsabilità di rispondere alla prevalente domanda sociale e politica che chiede una seria, rigorosa, regolamentazione, fondata sulla lotta alla dipendenza, alla compulsività, alla ludopatia, attraverso la riduzione dell’offerta, più diffusi ed attenti controlli, una organizzazione prevedibile del territorio, ma non sulla negazione generalizzata della possibilità di giocare.
L’obiettivo che lo Stato si propone, dunque, è di ridurre e regolare, di intesa con gli Enti locali, la distribuzione dell’offerta di gioco diffusa nel territorio, accogliendo le accresciute esigenze sociali, nella consapevolezza che il crescente fenomeno della dipendenza patologica da gioco d’azzardo rappresenta, ormai, una priorità sulla quale impegnare le Istituzioni.
Di conseguenza, si può rispondere a questo fenomeno, fortemente sentito da più parti,prevedendo il problema attraverso un consistente riduzione delle occasioni di gioco; curando il fenomeno con mezzi e risorse adeguate; tutelando l’ordine e la sicurezza pubblica; contrastando le varie forme di illegalità sottese al fenomeno del settore del gioco e delle scommesse.
Già il Parlamento con la delega fiscale ha dato il via al processo di riordino del settore. Con la legge di stabilità 2016, è iniziato il processo di regolamentazione e razionalizzazione dell’offerta di gioco legale, prevedendo in particolare:
la riduzione di almeno il 30% delle AWP in circolazione, attraverso la riduzione effettiva delle macchine disponibili;
la determinazione di un numero massimo consentito di 10.000 sale e di 5.000 corner per le scommesse, con la conseguente concentrazione dei punti vendita;
il passaggio alle AWP esclusivamente da remoto (upgrade tecnologico);
la drastica riduzione degli spazi pubblicitari;
l’innalzamento del PREU.
A talimisure si aggiunge la decisone di affidare alla Conferenza Unificata il compito di recuperare il mancato esercizio, da parte del Governo, della delega prevista dall’articolo 14 della delega fiscale e di trovare una intesa con Enti locali e le Regioni, finalizzata ad una riforma complessiva del settore coerente con tali principi.
L’esito del confronto è stato proficuo ed ha portato alle conclusioni contenute nel documento allegato a questa relazione, che integra quello consegnatovi a Marzo.
Le integrazioni più significative, che sono intervenute nelle ultime riunioni tecniche sono sostanzialmente tre:
la introduzione della facoltà per i Sindaci di applicare le distanze dai luoghi sensibili fino a 150 metri da luoghi di culto, scuole e Sert;
La possibilitá, per i Sindaci, di interrompere fino a 6 ore, durante il giorno, la possibilità di giocare alle Awp;
La decisione che si possa giocare solo utilizzando la tessera sanitaria.
Sono tre novità di assoluto rilievo che modificano ulteriormente il già importante quadro precedente e confermano la svolta operata da Governo nella linea politica dello Stato sul tema del gioco pubblico.
Ho perfettamente chiaro che restano dei punti non risolti, il più clamoroso dei quali è la pubblicità. L’attuale normativa, che pure ha introdotto una seria limitazione (dalle 6 alle 22 nei canali generalisti), non è sufficiente. Il Governo sta riflettendo su quali ulteriori passi compiere per limitare ulteriormente la pubblicità del gioco.
Riassumendo, dunque, i capisaldi di questo impianto sono i seguenti:
> Presentare nella “manovrina”attualmente in discussione alla Camera, un emendamento che anticipa, tra la fine del 2017 ed i primi mesi del 2018, la riduzione degli apparecchi AWP, a cominciare dai generalisti secondari e dai bar e tabacchi. La riduzione si attesterà a circa il 35% delle macchine presenti oggi sul mercato, essendo, attualmente, poco più di 400 mila i nulla osta.
> Sostituire in tre anni le rimanenti 265 Mila circa AWP con nuove macchine, che mantengono le attuali caratteristiche (bassa giocata, bassa vincita), ma che saranno completamente controllate da remoto e saranno utilizzabili esclusivamente con la tessera sanitaria e adotteranno soluzioni tecnologiche che scoraggino il gioco (tempi allungati, annunci, interruzioni). Si tratta di una occasione importante non solo dal lato della sicurezza legale e della lotta alla ludopatia, ma, anche, una occasione per il settore industriale che subisce le contrazioni che derivano dalla riforma è che vede a rischio mercato ed occupazione e che potrebbe, nella sfida tecnologica che offre la progettazione e costruzione delle nuove Awp, trovare una sia pur parziale, compensazione a tutela, soprattutto, del lavoro.
> Qualificare i punti gioco consentendone l’esercizio solo a quelli considerati di tipo A, ovvero organizzati con particolari controlli interni ed esterni, con una adeguata qualificazione e formazione del personale.
> Dimezzare in tre anni i punti gioco abilitati alla installazione di AWP che attualmente sono 98.600 ca, di cui 69.000 ca tra bar e tabacchi e 29.600 ca sale e punti gioco.
Quindi, a regime, i punti vendita in cui potranno essere presenti le AWP, rispetto agli attuali 98.600 ca, saranno così distribuiti:
– un numero massimo di 18.000 ca sale e punti gioco certificati A, rispetto ai 29.600 attuali, (con una effettiva riduzione di oltre 10.000 punti vendita ca), così articolati:
~ 10.000 agenzie o negozi aventi come attività prevalente la vendita di prodotti di gioco pubblici (come previsto dalla legge di stabilità 2016),
~ 5.000 ca sale giochi
~ 3.000 ca sale VLT e Bingo
– un numero massimo di circa 30.000 esercizi che saranno in grado di ottenere la certificazione di categoria A.
> spostare i punti gioco oltre un massimo di 150 metri da luoghi di culto, scuole e Sert.
> sospendere l’attività delle slot per 6 ore al giorno.
> ridurre a 100 euro la gioco massima nelle VLT.
Su questo impianto si è, di fatto, raggiunto l’intesa con gli Enti locali e una parte delle Regioni.
Un’altra parte delle Regioni, che si fanno rappresentare dalla Regione Lombardia, contesta sopratutto i punti delle distanze e degli orari.
Sulle distanze la contro proposta da loro formulata prevede 300 metri da: scuole, chiese, ospedali, centri sanitari, centri per anziani, centri di aggregazione giovanile, impianti sportivi, sale da ballo….
Per gli orari propone l’apertura massima dei punti gioco per 8 ore…
È evidente che l’esito di questa proposta è, di fatto, la interdizione del gioco dal territorio, da qualsiasi territorio che non sia l’alta montagna ed alcuni tratti isolati della Pianura Padana.
La configurazione, infatti, del territorio italiano, della sua urbanizzazione diffusa, della rilevante presenza di scuole e luoghi di culto è tale che con la nostra proposta sostanzialmente fa coincidere l’effetto delle distanze con il dimezzamento previsto dei punti gioco.
Una soluzione che, invece, ne abolisca circa l’80% in alcune zone e addirittura il 100% in altre (come avverrebbe per la proposta alternativa) si muove, inevitabilmente, ed al di là delle buone intenzioni dei proponenti, in una logica proibizionista che non corrisponde al compito di regolare il settore.
Semmai, se la preoccupazione delle Regioni fosse quella che la nostra proposta, essendo affidata alla volontà dei Sindaci, non garantisse una completa omogeneità territoriale, si potrebbe valutare, nel caso di intesa, di adottare non solo una distanza massima, quale quella oggi prevista dei 150 metri, ma anche una minima (ad es. 50), oggi non prevista, che consentirebbe di avere ovunque una protezione minima obbligatoria, indipendentemente dalla volontà degli amministratori. Nulla osta, poi, che, se la Conferenza lo ritenesse, si possa prevedere, a maggiore garanzia, che la gestione delle distanze proposte, oltre che affidata ai Sindaci, preveda un diretto coordinamento delle Regioni.
Signor Presidente, Onorevoli Senatrici e Senatori,
Le intenzioni del Governo sono esplicite ed orientate ad una vera volontá di riforma, come è ferma la volontà di raggiungere una intesa con tutti. Mi auguro che queste intenzioni siano comprese e si possa raggiungere una intesa con tutti gli attori. Essa rappresenterebbe un segnale netto di discontinuitá ed un primo importante passo verso una visione normale e ludica del gioco, combattendone, dunque, gli eccessi e gli abusi.
Vi ringrazio per l’attenzione.
Secondo me il problema sorge dal fatto che nell'ultima proposta di Baretta in Conferenza Unificata, riportata poi in audizione al senato, non si parla più di locali di classe A e di classe B, ma di distanze minime di 50/150 mt:
Da un articolo di PressGiochi del 17 Maggio 2017:
"Senato. Baretta: “La proposta della Lombardia provocherà l’interdizione dell’offerta di giochi dell’80-100%”
da http://www.pressgiochi.it/senato-barett ... -100/36530
Ha preso il via questa mattina, alle ore 8.45, l’audizione del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, in Commissione “Finanza e tesoro” del Senato della Repubblica. Al centro dell’intervento, le novità sulla proposta di riordino del settore giochi presentata dal Governo in sede di Conferenza Unificata.
Dopo l’audizione dello scorso 7 marzo, il sottosegretario ha illustrato, al Presidente Marino e ai Senatori membri della Commissione, i passi avanti nel confronto con Regioni ed Enti Locali.
“Rispetto a marzo – ha dichiarato il sottosegretario Baretta – sono intervenute in Conferenza unificata alcune modifiche della proposta del Governo per il riordino dei giochi. E’ stata esaurita finalmente la fase dialettica e ci si aspetta che la prossima seduta sia conclusiva.
Non possiamo lasciare il settore nella confusione normativa attuale, occorre intervenire non negando la possibilità di giocare ma regolando la distribuzione dell’offerta nel territorio e accogliendo anche le esigenze sociali.
Si può rispondere a questo fenomeno prevenendo il problema attraverso una riduzine dell’offreta e contrastando l’illegalità sottesa al fenomeno delle scommesse. Tra gli obiettivi che ci siamo posti: riduzione awp in circolazione del 30%, awp da remoto, riduzione della pubblicità, innalzamento del preu e riduzione del numero delle sale giochi.
L’esito del confronto ha condotto ad una proposta condivisa. Si propone la facoltà dei sindaci di applicare distanze fino a 150 metri e interruzione fino a 6 ore del gioco tramite awp, oltre alla introduzione della tessera sanitaria per il gioco.
Manca ancora molto, sul tema della pubblicità del gioco, ad esempio.
I capisaldi principali sono quelli che verranno proposti nella Manovrina, con la riduzione del 35% delle macchine oggi presenti nel mercato e sostituzione con awp remote con bassa giocata e bassa vincita da utilizzare con la tessera sanitaria e con strumenti che scoraggiano il gioco come lunghi tempi di attesa e messaggi di alert.
Speriamo di tutelare allo stesso tempo il lavoro del settore, certificando i luoghi abilitati e qualificando il personale. Infine, effettiva riduzione di circa 10.000 punti gioco e un numero di circa 30mila esercizi in grado di essere certificate come categoria A.
Su questo impianto – ha concluso Baretta – abbiamo raggiunto una intesa con gli Enti locali e una parte delle Regioni. Invece, la Lombardia pretende distanze di 300 metri dai luoghi sensibili e la riduzione sensibile degli orari: questa proposta porterà all’espulsione del gioco ad eccezione dei luoghi in alta montagna, una abolizione di circa 80-100% del gioco con una logica proibizionista che non concilia la volontà di regolare il settore.
Potremmo in alternativa disporre una distanza massima e minima, e laddove la conferenza lo ritenesse potremmo prevedere un intervento non solo dei sindaci ma anche delle regioni. La volontà del Governo è quella di raggiungere una intesa con tutti, equilibrando l’offerta combatendo gli eccessi e gli abusi”.
“Sulle entrate dai giochi – ha dichiarato Baretta rispondendo al Senatore Carraro – le disposizioni proposte portano ad una conclusione logica che ci sarà una perdita ancora non quantificata che verrà discussa successivamente in Ragioneria. Ma questa è la linea del Governo è quindi anche le perdite dal punto di vista erariale vanno tenute in conto. Sull’online, il pericolo è il maggiore, ma non credo che la diffusione del gioco terrestre sia oggi un fenomeno superato. Anzi. solo tTrovando un compromesso sul problema delle macchine da gioco, potremo andare oltre e passare ad occuparci di un settore dove siamo deboli con le legislazioni a livello europeo, come quello dell’online.
Ricordiamoci poi, che non ci sono solo slot e Vlt, ma anche i gratta e vinci, diffusi ugualmente un maniera corposa. Ma prima occupiamoci degli apparecchi. Cerchiamo di dare una risposta anche al settore dell’ippica, distrutto in Italia e proviamo a rilanciarlo coinvolgendo la Lega Ippica anche nel mercato delle scommesse.
Nel gioco c’è un problema sottovalutato legato all’illegalità che è dietro l’angolo. Mettiamo in campo riduzioni di entrate ma non pensiamo che sparirà il gioco, però stiamo attenti al fatto che la criminalità è presente a occuparsi del mercato”.
“Per quanto riguarda i luoghi sensibili, – ha affermato il sottosegretario in risposta al senatore Mirabelli – abbiamo escluso tipologie di luoghi considerati vaghi, come centri anziano e luoghi di aggregazione giovanile poco definibili. Moltiplicare le distanze non è concorde con la riduzione del gioco programmata dal Governo, o si permette o si proibisce”.
“Le vlt sono molto più pericolose delle Awp” ha ribadito il senatore Vacciano.
“Su differenza Awp e Vlt – ha risposto Baretta – va considerato che le Awp stanno in strada, le Vlt nei centri che vogliamo riqualificare. Il tema non è la riduzione delle Vlt. Non possiamo lasciare la situazione così com’è.
Rispondendo infine alla senatrice Bottici, Baretta ha risposto: “Aumentando le distanze oltre i 150 metri vedremo che porteremo il gioco alla sua espulsione totale. I 150 metri sono stati accettati anche dal sindaco Gori molto rigido sulla questione.
Dobbiamo vedere la realtà territoriale per come è fatta. Scegliendo Sert, scuole e luoghi di culto abbiamo proposto una ridistribuzione ragionevole dell’offerta. In caso di intesa questa è una buona proposta; in assenza di intesa il Governo deciderà come procedere”.
Di seguito il testo completo della relazione del sottosegretario:
Signor Presidente,
On. Senatrici e Senatori,
Poche settimane fa, precisamente nel mese di Marzo, sono stato audito da questa Commissione sulla riforma del settore del gioco pubblico, alla luce del confronto da tempo aperto in Conferenza Unificata, con le Regioni e gli Enti Locali.
Nondimeno, ho richiesto al Presidente Marino, che ringrazio di aver accolto questa mia istanza, di poter ritornare per riferire della evoluzione ulteriore che nel frattempo è intervenuta; anche nell’ottica di considerare sostanzialmente esaurita la fase dialettica, nella previsione che la prossima riunione della Conferenza, prevista per la prossima settimana, sia quella conclusiva.
È del tutto evidente che il Governo privilegia una intesa e che perseguirà questo obiettivo sino all’ultimo momento. Ma è altrettanto necessario affermare che non possiamo continuare a lasciare questo settore senza regole certe ed unitarie. Dobbiamo assumerci la responsabilità di rispondere alla prevalente domanda sociale e politica che chiede una seria, rigorosa, regolamentazione, fondata sulla lotta alla dipendenza, alla compulsività, alla ludopatia, attraverso la riduzione dell’offerta, più diffusi ed attenti controlli, una organizzazione prevedibile del territorio, ma non sulla negazione generalizzata della possibilità di giocare.
L’obiettivo che lo Stato si propone, dunque, è di ridurre e regolare, di intesa con gli Enti locali, la distribuzione dell’offerta di gioco diffusa nel territorio, accogliendo le accresciute esigenze sociali, nella consapevolezza che il crescente fenomeno della dipendenza patologica da gioco d’azzardo rappresenta, ormai, una priorità sulla quale impegnare le Istituzioni.
Di conseguenza, si può rispondere a questo fenomeno, fortemente sentito da più parti,prevedendo il problema attraverso un consistente riduzione delle occasioni di gioco; curando il fenomeno con mezzi e risorse adeguate; tutelando l’ordine e la sicurezza pubblica; contrastando le varie forme di illegalità sottese al fenomeno del settore del gioco e delle scommesse.
Già il Parlamento con la delega fiscale ha dato il via al processo di riordino del settore. Con la legge di stabilità 2016, è iniziato il processo di regolamentazione e razionalizzazione dell’offerta di gioco legale, prevedendo in particolare:
la riduzione di almeno il 30% delle AWP in circolazione, attraverso la riduzione effettiva delle macchine disponibili;
la determinazione di un numero massimo consentito di 10.000 sale e di 5.000 corner per le scommesse, con la conseguente concentrazione dei punti vendita;
il passaggio alle AWP esclusivamente da remoto (upgrade tecnologico);
la drastica riduzione degli spazi pubblicitari;
l’innalzamento del PREU.
A talimisure si aggiunge la decisone di affidare alla Conferenza Unificata il compito di recuperare il mancato esercizio, da parte del Governo, della delega prevista dall’articolo 14 della delega fiscale e di trovare una intesa con Enti locali e le Regioni, finalizzata ad una riforma complessiva del settore coerente con tali principi.
L’esito del confronto è stato proficuo ed ha portato alle conclusioni contenute nel documento allegato a questa relazione, che integra quello consegnatovi a Marzo.
Le integrazioni più significative, che sono intervenute nelle ultime riunioni tecniche sono sostanzialmente tre:
la introduzione della facoltà per i Sindaci di applicare le distanze dai luoghi sensibili fino a 150 metri da luoghi di culto, scuole e Sert;
La possibilitá, per i Sindaci, di interrompere fino a 6 ore, durante il giorno, la possibilità di giocare alle Awp;
La decisione che si possa giocare solo utilizzando la tessera sanitaria.
Sono tre novità di assoluto rilievo che modificano ulteriormente il già importante quadro precedente e confermano la svolta operata da Governo nella linea politica dello Stato sul tema del gioco pubblico.
Ho perfettamente chiaro che restano dei punti non risolti, il più clamoroso dei quali è la pubblicità. L’attuale normativa, che pure ha introdotto una seria limitazione (dalle 6 alle 22 nei canali generalisti), non è sufficiente. Il Governo sta riflettendo su quali ulteriori passi compiere per limitare ulteriormente la pubblicità del gioco.
Riassumendo, dunque, i capisaldi di questo impianto sono i seguenti:
> Presentare nella “manovrina”attualmente in discussione alla Camera, un emendamento che anticipa, tra la fine del 2017 ed i primi mesi del 2018, la riduzione degli apparecchi AWP, a cominciare dai generalisti secondari e dai bar e tabacchi. La riduzione si attesterà a circa il 35% delle macchine presenti oggi sul mercato, essendo, attualmente, poco più di 400 mila i nulla osta.
> Sostituire in tre anni le rimanenti 265 Mila circa AWP con nuove macchine, che mantengono le attuali caratteristiche (bassa giocata, bassa vincita), ma che saranno completamente controllate da remoto e saranno utilizzabili esclusivamente con la tessera sanitaria e adotteranno soluzioni tecnologiche che scoraggino il gioco (tempi allungati, annunci, interruzioni). Si tratta di una occasione importante non solo dal lato della sicurezza legale e della lotta alla ludopatia, ma, anche, una occasione per il settore industriale che subisce le contrazioni che derivano dalla riforma è che vede a rischio mercato ed occupazione e che potrebbe, nella sfida tecnologica che offre la progettazione e costruzione delle nuove Awp, trovare una sia pur parziale, compensazione a tutela, soprattutto, del lavoro.
> Qualificare i punti gioco consentendone l’esercizio solo a quelli considerati di tipo A, ovvero organizzati con particolari controlli interni ed esterni, con una adeguata qualificazione e formazione del personale.
> Dimezzare in tre anni i punti gioco abilitati alla installazione di AWP che attualmente sono 98.600 ca, di cui 69.000 ca tra bar e tabacchi e 29.600 ca sale e punti gioco.
Quindi, a regime, i punti vendita in cui potranno essere presenti le AWP, rispetto agli attuali 98.600 ca, saranno così distribuiti:
– un numero massimo di 18.000 ca sale e punti gioco certificati A, rispetto ai 29.600 attuali, (con una effettiva riduzione di oltre 10.000 punti vendita ca), così articolati:
~ 10.000 agenzie o negozi aventi come attività prevalente la vendita di prodotti di gioco pubblici (come previsto dalla legge di stabilità 2016),
~ 5.000 ca sale giochi
~ 3.000 ca sale VLT e Bingo
– un numero massimo di circa 30.000 esercizi che saranno in grado di ottenere la certificazione di categoria A.
> spostare i punti gioco oltre un massimo di 150 metri da luoghi di culto, scuole e Sert.
> sospendere l’attività delle slot per 6 ore al giorno.
> ridurre a 100 euro la gioco massima nelle VLT.
Su questo impianto si è, di fatto, raggiunto l’intesa con gli Enti locali e una parte delle Regioni.
Un’altra parte delle Regioni, che si fanno rappresentare dalla Regione Lombardia, contesta sopratutto i punti delle distanze e degli orari.
Sulle distanze la contro proposta da loro formulata prevede 300 metri da: scuole, chiese, ospedali, centri sanitari, centri per anziani, centri di aggregazione giovanile, impianti sportivi, sale da ballo….
Per gli orari propone l’apertura massima dei punti gioco per 8 ore…
È evidente che l’esito di questa proposta è, di fatto, la interdizione del gioco dal territorio, da qualsiasi territorio che non sia l’alta montagna ed alcuni tratti isolati della Pianura Padana.
La configurazione, infatti, del territorio italiano, della sua urbanizzazione diffusa, della rilevante presenza di scuole e luoghi di culto è tale che con la nostra proposta sostanzialmente fa coincidere l’effetto delle distanze con il dimezzamento previsto dei punti gioco.
Una soluzione che, invece, ne abolisca circa l’80% in alcune zone e addirittura il 100% in altre (come avverrebbe per la proposta alternativa) si muove, inevitabilmente, ed al di là delle buone intenzioni dei proponenti, in una logica proibizionista che non corrisponde al compito di regolare il settore.
Semmai, se la preoccupazione delle Regioni fosse quella che la nostra proposta, essendo affidata alla volontà dei Sindaci, non garantisse una completa omogeneità territoriale, si potrebbe valutare, nel caso di intesa, di adottare non solo una distanza massima, quale quella oggi prevista dei 150 metri, ma anche una minima (ad es. 50), oggi non prevista, che consentirebbe di avere ovunque una protezione minima obbligatoria, indipendentemente dalla volontà degli amministratori. Nulla osta, poi, che, se la Conferenza lo ritenesse, si possa prevedere, a maggiore garanzia, che la gestione delle distanze proposte, oltre che affidata ai Sindaci, preveda un diretto coordinamento delle Regioni.
Signor Presidente, Onorevoli Senatrici e Senatori,
Le intenzioni del Governo sono esplicite ed orientate ad una vera volontá di riforma, come è ferma la volontà di raggiungere una intesa con tutti. Mi auguro che queste intenzioni siano comprese e si possa raggiungere una intesa con tutti gli attori. Essa rappresenterebbe un segnale netto di discontinuitá ed un primo importante passo verso una visione normale e ludica del gioco, combattendone, dunque, gli eccessi e gli abusi.
Vi ringrazio per l’attenzione.
La pluralità e il confronto delle corrette informazioni è alla base di ogni civile convivenza in una comunità democratica.
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Re: Semmai ci sarà un nuovo bando per il RETAIL, i centri a meno di 50/150 mt dovranno CHIUDERE?
Messaggioda scommettitore siracusano » 05/06/2017 - 19:32
Secondo la mia personale interpretazione, basandomi anche su numerose sentenze del TAR in merito al cambio di gestione in un locale, pur mantenendo lo stesso CONCESSIONARIO, questo equivale a una NUOVA APERTURA. Da qui, se ci sarà un nuovo bando e delle nuove concessioni, anche queste varranno, a mio avviso, come nuove aperture; e anche se il governo la spuntasse per i 150 mt in conferenza unificata, circa il 50% degli attuali centri scommesse dovrebbe chiudere.
Se così non fosse, sempre secondo la mia opinione, l'eventuale bando sarebbe discriminatorio verso i nuovi partecipanti, con conseguente nuova bocciatuta della Corte di Gioustizia Europea, e un CAOS peggio dell'attuale.
Mi farebbe piacere, leggere altre opinioni in merito.
Grazie.
Se così non fosse, sempre secondo la mia opinione, l'eventuale bando sarebbe discriminatorio verso i nuovi partecipanti, con conseguente nuova bocciatuta della Corte di Gioustizia Europea, e un CAOS peggio dell'attuale.
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Re: Semmai ci sarà un nuovo bando per il RETAIL, i centri a meno di 50/150 mt dovranno CHIUDERE?
Messaggioda scommettitore siracusano » 06/06/2017 - 08:50
Ci si domanda, in ogni caso, come formulare l'eventuale BANDO SCOMMESSE RETAIL, in base ai dati oggi in nostro possesso, per evitare che la CORTE di GIUSTIZIA EUROPEA, lo dichiari DISCRIMINATORIO, come ha fatto con il BANDO MONTI, tramite la SENTENZA LAEZZA.
Secondo la mia opinione, la clausula della CESSIONE A TITOLO GRATUITO DELLA RETE era poco chiara e si prestava giustamente ad essere male interpretata (ad esempio, nel Giugno del 2013 ho cessato le mie concessioni ippiche e sportive, relative ai bandi del 1999 e successive proroghe, ma alla fine non ho CEDUTO alcuna RETE, dal momento che, avendo come provider la SNAI, non avevo nulla da cedere
).
In base all'esperienza del BANDO MONTI, le norme devono essere, quindi, chiare e non prestarsi a interpretazioni diverse.
A mio avviso, quindi, già nelle norme di partecipazione al bando, si devono inserire le distanze minime da rispettare dai luoghi sensibili a LIVELLO NAZIONALE (oggi ad esempio si parla di 50/150 mt), tenendo conto anche delle leggi REGIONALI e LOCALI,
E soprattutto scrivere in modo chiaro che tutti i diritti delle nuove concessioni saranno considerati NUOVE APERTURE e non un rinnovo delle concessioni esistenti.
In caso contrario, molti book .COM ne potranno approfittare per non partecipare e chiedere la discriminazione alla CGEU, con il perdurare dell'attuale CAOS.
Se ci sono altri suggerimenti in merito, direi di evidenziarli da subito, così gli operatori economici interessati (gestori) abbiano un quadro più chiaro delle decisioni da prendere.
Secondo la mia opinione, la clausula della CESSIONE A TITOLO GRATUITO DELLA RETE era poco chiara e si prestava giustamente ad essere male interpretata (ad esempio, nel Giugno del 2013 ho cessato le mie concessioni ippiche e sportive, relative ai bandi del 1999 e successive proroghe, ma alla fine non ho CEDUTO alcuna RETE, dal momento che, avendo come provider la SNAI, non avevo nulla da cedere
In base all'esperienza del BANDO MONTI, le norme devono essere, quindi, chiare e non prestarsi a interpretazioni diverse.
A mio avviso, quindi, già nelle norme di partecipazione al bando, si devono inserire le distanze minime da rispettare dai luoghi sensibili a LIVELLO NAZIONALE (oggi ad esempio si parla di 50/150 mt), tenendo conto anche delle leggi REGIONALI e LOCALI,
E soprattutto scrivere in modo chiaro che tutti i diritti delle nuove concessioni saranno considerati NUOVE APERTURE e non un rinnovo delle concessioni esistenti.
In caso contrario, molti book .COM ne potranno approfittare per non partecipare e chiedere la discriminazione alla CGEU, con il perdurare dell'attuale CAOS.
Se ci sono altri suggerimenti in merito, direi di evidenziarli da subito, così gli operatori economici interessati (gestori) abbiano un quadro più chiaro delle decisioni da prendere.
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