Messaggioda sologoldbet » 20/02/2014 - 16:53
E’ regolarmente aperta la sede di Goldbet Marconia, una delle due attività di scommesse sportive interessate da alcuni provvedimenti successivi ai controlli della locale autorità di Polizia. Dal sopralluogo erano emerse delle irregolarità, ma il quadro di diritto che al momento vige in Italia intorno al settore presenta delle incertezze e delle contrapposizioni tali da rendere davvero complicata la definizione dei confini di ciò che è illecito e ciò che non lo è.
Il sequestro ai danni di Goldbet, sede di Marconia, è un esempio che ben si presta a capire come la situazione italiana sia controversa. La locale sede di Polizia era intervenuta di recente su impulso del nuovo Questore di Matera. I controlli avevano portato a sequestri e denunce derivanti, in pratica, dal mancato riconoscimento di due società estere da parte dell’AAMS (Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato). Ma nel caso di Goldbet il sequestro è stato eseguito illegittimamente, come stabilito dal p.m. di Matera, che, di conseguenza, non lo ha convalidato né ha ritenuto di chiedere la convalida al Gip. Questa è la decisione del sostituto procuratore della Repubblica di Matera, Rosanna Defraia in merito ad una vicenda che, a livello nazionale, rappresenta da tempo un caso di diritto, ancora in via di soluzione, ma sul quale si è accumulata nel frattempo un’ampia casistica favorevole al bookmaker internazionale.
Da un lato, comprensibilmente, c’è chi ha il compito di verificare la corrispondenza alle normative nazionali in vigore, che nel caso di specie significa l’autorizzazione dell’A.A.M.S. (Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato) per la raccolta delle scommesse. Tanto aveva fatto il Commissariato di Pisticci individuando a Marconia la mancanza di alcuni requisiti per la locale sede di Goldbet. Di conseguenza era scattato il sequestro per alcuni strumenti (monitor, tastiere e stampanti). Dall’altro lato, tuttavia, la Corte di Giustizia Europea, da due anni, ha ritenuto il decreto Bersani che regola la materia non conforme sotto alcuni aspetti ai principi di libertà di stabilimento e libertà di prestazione di servizi fissati dal trattato Ce. E’, appunto, il caso della Goldbet, che fa leva sulla sentenza “Costa - Cifone” (peraltro condivisa nel 2013 dalla nostra Corte di Cassazione) per ritenere del tutto legale la sua attività in Italia. E’ sulla base di queste motivazioni che il p.m. di Matera ha chiuso sostanzialmente il caso esprimendo peraltro il parere che fosse illegittimo anche il precedente diniego dell’autorizzazione richiesta dall’indagato alla Questura.
A curare l’istanza di dissequestro per l’attività del titolare Dell’Isola, ha provveduto l’avvocato Ripamonti, storico difensore della società austriaca che ha ancora una volta sottolineato come la sua assistita sia da ritenersi discriminata dal Bando Bersani e dall’attuale Bando Monti, per i loro contenuti “anticomunitari”. Il legale ha citato anche una cinquantina di sentenze assolutorie dal 2009 ad oggi. Discriminatorio viene anche ritenuto il diniego della licenza. La tesi difensiva, anche in considerazione dei numerosi precedenti, ha convinto l’autorità giudiziaria e la sede di Goldbet Marconia ha potuto così far valere quelle ragioni che la mettono ai riparo da una fama di irregolarità ritenuta sostanzialmente infondata dalla normativa europea.