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Intervista Agicos sulle strategie Stanley
Situazione attuale, prospettive, notizie.
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Pennell-one
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Intervista Agicos sulle strategie Stanley
Messaggioda Pennell-one » 21/09/2012 - 12:00
Finalmente si capisce cosa vogliono fare....prima dicono di partecipare con 500 centri, adesso solo per 10.........
Agicoscommesse
20-09-2012 ore 18:34 - gr
INTERVISTA ESCLUSIVA A GIOVANNI GARRISI
Il direttore delle strategie di StanleyBet parla della prossima gara per le 2mila agenzie, delle trattative con Aams, e del risarcimento chiesto allo Stato italiano
STANLEY, GARA DISEGNATA PER UN OPERATORE
Esclusiva intervista a Giovanni Garrisi, direttore delle strategie di StanleyBet
Stanley ancora non scioglie il nodo della partecipazione alla gara delle 2mila agenzie di scommesse, ma se presenterà un'offerta "sarà solo per perseguire un obiettivo strategico, quello di dire che siamo concessionari a tutti gli effetti e che abbiamo diritto di consigliare le autorità dall'interno per contribuire al miglioramento del sistema, per andare avanti tutti insieme nel modo migliore possibile". E' quanto spiega a Agicos Giovanni Garrisi, direttore delle strategie del bookmaker anglo-maltese. Circa due mesi fa, Stanley aveva annunciato che se avesse partecipato alla gara, lo avrebbe fatto per l'intera quota disponibile, all'epoca - ma il limite non è incluso nel testo finale del bando - si parlava di 500 concessioni per operatore. Adesso invece, Garrisi ipotizza un'offerta solo per una decina di titoli. "Erano stati fatti prima che la gara venisse emanata" spiega. "Anche perché, speravamo che Aams alla fine si decidesse a non farlo, in questo modo si sarebbe potuto trovare un modo per inserire StanleyBet nel sistema concessorio. Nel frattempo, si potevano rinnovare le storiche, avevamo dato la nostra disponibilità anche in considerazione del fatto che altrimenti sarebbe crollato il gettito. Certo, dal punto di vista giuridico si trattava di un'aberrazione". Di soluzioni border, in realtà, ne è state formulata più di una: "A un certo punto si è parlato anche di una gara riservata solamente a Stanley, per concessioni della durata di nove anni". Su chi abbia avanzato questa soluzione, però Garrisi resta vago: "Diciamo che è venuta fuori da delle discussioni, è venuta fuori da discussioni comuni, diciamo così, come ipotesi di lavoro che per noi andava bene a questo punto". Poi la gara effettivamente emanata ha previsto requisiti completamente diversi: "Manca la previsione antitrust sul limite massimo di concessioni che un unico soggetto può acquisire, e questo fa pensare che non sia una gara tesa a rinnovare le storiche, ma è disegnata per un concessionario che ha soldi da investire e una grossa rete da ampliare". Nessun commento invece sul fatto che queste trattative con i Monopoli siano ancora in corso: "Noi siamo molto positivi e propositivi". E Garrisi a dimostrazione del nuovo clima conferma l'intenzione di Stanley di pagare le tasse in Italia: "Non appena inizierà la raccolta online, per la quale abbiamo ottenuto una concessione, pagheremo comunque le tasse anche sul gioco raccolto a terra. E' giusto così a questo punto, visto che - anche se attraverso i tribunali - siamo stati legittimati". Stanley progetta di aprire la raccolta online "prima della fine dell'anno. Siamo effettuando le verifiche dei collegamenti con Aams e Sogei".
STANLEY, A CACCIA DEI t******
I Ctd seguiranno il regolamento delle scommesse Stanley, l'online e le eventuali agenzie con concessione il regolamento italiano
Le riserve sulla gara e sul sistema concessorio sono sempre le stesse: "Dobbiamo valutare se ci conviene prendere delle concessioni che fanno parte di un sistema ormai invalidato" spiega ancora Garrisi a Agicos. E anzi aggiunge che "Il sistema concessorio viene ulteriormente invalidato da questa gara. L'attuale situazione permette a chiunque sia in malafede di aprire un'agenzia di scommesse senza alcun titolo, aspettare il sequestro, e quindi ricorrere in giudizio sostenendo di aver subito una discriminazione, perché intendeva ottenere una concessione, ma è stato escluso. E' uno degli aspetti che abbiamo evidenziato ai Monopoli: non emanate la gara, è la semplice emanazione della gara che invalida il sistema concessorio". Ma se Stanley si decidesse a partecipare alla gara, si troverebbe a fronteggiare anche problemi organizzativi, uno per tutti la scelta su quale regolamento delle scommesse rispettare, una questione che nelle ultime settimane è stata messa in risalto prepotentemente. "I Ctd seguiranno il regolamento Stanley, l'online e le eventuali agenzie con concessione quello italiano" spiega Garrisi. "Il tutto però seguendo il nostro stile: impugneremo di fronte ai tribunali tutte quelle parti del regolamento Aams, ogni volta che ci troveremo a fronteggiare una situazione sbagliata". E sul regolamento Stanley: "Lo scommettitore deve sapere che quando entra in un centro Stanley, non deve provare a truffare il bookmaker. Se si accorge di un errore deve segnalarlo, e non approfittarne, altrimenti si tratta di un tentativo di truffa. Non solo non verrà pagato, ma dovrà subire anche le conseguenze del proprio comportamento: abbiamo agenzia di investigazione sguinzagliate per cercare alcuni giocatori che hanno provato a truffarci. La Stanley intende denunciare chiunque piazzi scommesse al di fuori del regolamento, qualora riesca a dimostrare che si trattava di una giocata fatta in cattiva fede".
STANLEY, BATTAGLIA SU RISARCIMENTO
Garrisi: E' meglio perdere nel peggiore dei modi, per questo la sentenza del Tribunale è per noi positiva
Garrisi si mostra tranquillo sulla richiesta - respinta alcune settimane fa dal tribunale di Roma per difetto di giurisdizione - di risarcimento per 1,5 miliardi fatta allo Stato italiano per le discriminazioni subite. "Strategicamente parlando il nostro obiettivo è quello di arrivare in Cassazione, primo e secondo grado sono un percorso che certamente ha la sua importanza". Sostanzialmente più crepe ci sono nella sentenza, più sarà facile che venga ribaltata. "E' meglio perdere nel peggiore dei modi" spiega Garrisi, "anche perché in Cassazione - dove in determinati casi c'è l'obbligo di rinvio alla CGE - i giudici italiani dovranno decidere se è meglio che la decisione la prendano loro oppure i giudici comunitari". E infatti definisce la sentenza di primo grado "positiva e non negativa. Un procedimento come questo necessariamente ha tre gradi di giudizio, né lo Stato italiano accetterà di risarcire, né noi accetteremo di non essere risarciti fino alla sentenza definitiva. Noi siamo forti nell'ultimo grado, la Cassazione - anche se in sede penale, e non civile come nel caso della richiesta di risarcimento - ha capito le nostre problematiche. Ci arriveremo entro 5 anni circa, e ovviamente in questo lasso di tempo le cose possono cambiare, ma se ci arrivassimo oggi saremmo sicuri di vincere". Sulla condanna a pagare le spese processuali, Garrisi precisa che: "La quantificazione delle spese è legata all'entità della domanda, sulla base di quanto previsto dalle apposite tabelle: la richiesta di 750mila euro è proporzionata alla nostra richiesta di risarcimento, di 1,5 miliardi. Quello che non è normale è che il giudice non abbia voluto compensare le spese: la nostra domanda non era palesemente infondata, anzi si basava su tre pronunce della CGE. Comunque non le pagheremo mai". Intanto è stato già annunciato l'appello, "Siamo posizionati molto bene, la sentenza di primo grado non è motivata, non entra nel merito della questione. Noi abbiamo prodotto una documentazione poderosa, coinvolgendo istituti di ricerca universitari, e la questione è stata liquidata in tre pagine dal giudice. Inoltre, l'avvocatura di Stato aveva sollevato fin dalla prima udienza - circa tre anni fa - l'eccezione di giurisdizione, il giudice però invece di decidere subito ha trattato il caso fin in fondo. E ancora la delibera è del 16 febbraio, data della sentenza Costa-Cifone, circostanza che potrebbe giustificare un ricorso per negazione del diritto al giusto processo".
Agicoscommesse
20-09-2012 ore 18:34 - gr
INTERVISTA ESCLUSIVA A GIOVANNI GARRISI
Il direttore delle strategie di StanleyBet parla della prossima gara per le 2mila agenzie, delle trattative con Aams, e del risarcimento chiesto allo Stato italiano
STANLEY, GARA DISEGNATA PER UN OPERATORE
Esclusiva intervista a Giovanni Garrisi, direttore delle strategie di StanleyBet
Stanley ancora non scioglie il nodo della partecipazione alla gara delle 2mila agenzie di scommesse, ma se presenterà un'offerta "sarà solo per perseguire un obiettivo strategico, quello di dire che siamo concessionari a tutti gli effetti e che abbiamo diritto di consigliare le autorità dall'interno per contribuire al miglioramento del sistema, per andare avanti tutti insieme nel modo migliore possibile". E' quanto spiega a Agicos Giovanni Garrisi, direttore delle strategie del bookmaker anglo-maltese. Circa due mesi fa, Stanley aveva annunciato che se avesse partecipato alla gara, lo avrebbe fatto per l'intera quota disponibile, all'epoca - ma il limite non è incluso nel testo finale del bando - si parlava di 500 concessioni per operatore. Adesso invece, Garrisi ipotizza un'offerta solo per una decina di titoli. "Erano stati fatti prima che la gara venisse emanata" spiega. "Anche perché, speravamo che Aams alla fine si decidesse a non farlo, in questo modo si sarebbe potuto trovare un modo per inserire StanleyBet nel sistema concessorio. Nel frattempo, si potevano rinnovare le storiche, avevamo dato la nostra disponibilità anche in considerazione del fatto che altrimenti sarebbe crollato il gettito. Certo, dal punto di vista giuridico si trattava di un'aberrazione". Di soluzioni border, in realtà, ne è state formulata più di una: "A un certo punto si è parlato anche di una gara riservata solamente a Stanley, per concessioni della durata di nove anni". Su chi abbia avanzato questa soluzione, però Garrisi resta vago: "Diciamo che è venuta fuori da delle discussioni, è venuta fuori da discussioni comuni, diciamo così, come ipotesi di lavoro che per noi andava bene a questo punto". Poi la gara effettivamente emanata ha previsto requisiti completamente diversi: "Manca la previsione antitrust sul limite massimo di concessioni che un unico soggetto può acquisire, e questo fa pensare che non sia una gara tesa a rinnovare le storiche, ma è disegnata per un concessionario che ha soldi da investire e una grossa rete da ampliare". Nessun commento invece sul fatto che queste trattative con i Monopoli siano ancora in corso: "Noi siamo molto positivi e propositivi". E Garrisi a dimostrazione del nuovo clima conferma l'intenzione di Stanley di pagare le tasse in Italia: "Non appena inizierà la raccolta online, per la quale abbiamo ottenuto una concessione, pagheremo comunque le tasse anche sul gioco raccolto a terra. E' giusto così a questo punto, visto che - anche se attraverso i tribunali - siamo stati legittimati". Stanley progetta di aprire la raccolta online "prima della fine dell'anno. Siamo effettuando le verifiche dei collegamenti con Aams e Sogei".
STANLEY, A CACCIA DEI t******
I Ctd seguiranno il regolamento delle scommesse Stanley, l'online e le eventuali agenzie con concessione il regolamento italiano
Le riserve sulla gara e sul sistema concessorio sono sempre le stesse: "Dobbiamo valutare se ci conviene prendere delle concessioni che fanno parte di un sistema ormai invalidato" spiega ancora Garrisi a Agicos. E anzi aggiunge che "Il sistema concessorio viene ulteriormente invalidato da questa gara. L'attuale situazione permette a chiunque sia in malafede di aprire un'agenzia di scommesse senza alcun titolo, aspettare il sequestro, e quindi ricorrere in giudizio sostenendo di aver subito una discriminazione, perché intendeva ottenere una concessione, ma è stato escluso. E' uno degli aspetti che abbiamo evidenziato ai Monopoli: non emanate la gara, è la semplice emanazione della gara che invalida il sistema concessorio". Ma se Stanley si decidesse a partecipare alla gara, si troverebbe a fronteggiare anche problemi organizzativi, uno per tutti la scelta su quale regolamento delle scommesse rispettare, una questione che nelle ultime settimane è stata messa in risalto prepotentemente. "I Ctd seguiranno il regolamento Stanley, l'online e le eventuali agenzie con concessione quello italiano" spiega Garrisi. "Il tutto però seguendo il nostro stile: impugneremo di fronte ai tribunali tutte quelle parti del regolamento Aams, ogni volta che ci troveremo a fronteggiare una situazione sbagliata". E sul regolamento Stanley: "Lo scommettitore deve sapere che quando entra in un centro Stanley, non deve provare a truffare il bookmaker. Se si accorge di un errore deve segnalarlo, e non approfittarne, altrimenti si tratta di un tentativo di truffa. Non solo non verrà pagato, ma dovrà subire anche le conseguenze del proprio comportamento: abbiamo agenzia di investigazione sguinzagliate per cercare alcuni giocatori che hanno provato a truffarci. La Stanley intende denunciare chiunque piazzi scommesse al di fuori del regolamento, qualora riesca a dimostrare che si trattava di una giocata fatta in cattiva fede".
STANLEY, BATTAGLIA SU RISARCIMENTO
Garrisi: E' meglio perdere nel peggiore dei modi, per questo la sentenza del Tribunale è per noi positiva
Garrisi si mostra tranquillo sulla richiesta - respinta alcune settimane fa dal tribunale di Roma per difetto di giurisdizione - di risarcimento per 1,5 miliardi fatta allo Stato italiano per le discriminazioni subite. "Strategicamente parlando il nostro obiettivo è quello di arrivare in Cassazione, primo e secondo grado sono un percorso che certamente ha la sua importanza". Sostanzialmente più crepe ci sono nella sentenza, più sarà facile che venga ribaltata. "E' meglio perdere nel peggiore dei modi" spiega Garrisi, "anche perché in Cassazione - dove in determinati casi c'è l'obbligo di rinvio alla CGE - i giudici italiani dovranno decidere se è meglio che la decisione la prendano loro oppure i giudici comunitari". E infatti definisce la sentenza di primo grado "positiva e non negativa. Un procedimento come questo necessariamente ha tre gradi di giudizio, né lo Stato italiano accetterà di risarcire, né noi accetteremo di non essere risarciti fino alla sentenza definitiva. Noi siamo forti nell'ultimo grado, la Cassazione - anche se in sede penale, e non civile come nel caso della richiesta di risarcimento - ha capito le nostre problematiche. Ci arriveremo entro 5 anni circa, e ovviamente in questo lasso di tempo le cose possono cambiare, ma se ci arrivassimo oggi saremmo sicuri di vincere". Sulla condanna a pagare le spese processuali, Garrisi precisa che: "La quantificazione delle spese è legata all'entità della domanda, sulla base di quanto previsto dalle apposite tabelle: la richiesta di 750mila euro è proporzionata alla nostra richiesta di risarcimento, di 1,5 miliardi. Quello che non è normale è che il giudice non abbia voluto compensare le spese: la nostra domanda non era palesemente infondata, anzi si basava su tre pronunce della CGE. Comunque non le pagheremo mai". Intanto è stato già annunciato l'appello, "Siamo posizionati molto bene, la sentenza di primo grado non è motivata, non entra nel merito della questione. Noi abbiamo prodotto una documentazione poderosa, coinvolgendo istituti di ricerca universitari, e la questione è stata liquidata in tre pagine dal giudice. Inoltre, l'avvocatura di Stato aveva sollevato fin dalla prima udienza - circa tre anni fa - l'eccezione di giurisdizione, il giudice però invece di decidere subito ha trattato il caso fin in fondo. E ancora la delibera è del 16 febbraio, data della sentenza Costa-Cifone, circostanza che potrebbe giustificare un ricorso per negazione del diritto al giusto processo".
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