
{"id":970161,"date":"2023-01-26T09:30:20","date_gmt":"2023-01-26T08:30:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.infobetting.com\/blog\/?p=970161"},"modified":"2023-01-26T09:33:49","modified_gmt":"2023-01-26T08:33:49","slug":"kobe-bryant-e-i-perche-di-una-morte-piu-grande-delle-altre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.infobetting.com\/blog\/kobe-bryant-e-i-perche-di-una-morte-piu-grande-delle-altre\/","title":{"rendered":"Kobe Bryant e i perch\u00e9 di una morte pi\u00f9 grande delle altre"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un motivo per il quale alcune morti ci sembrano pi\u00f9 grandi e profonde di altre? Esiste una macabra classifica nella quale alcuni eventi tragici legati a personaggi famosi finiscono sul podio rispetto a tutti gli altri? Esiste una risposta logica? Sono tutti interrogativi aperti dalla scomparsa di Kobe Bryant, che con il passare delle ore e dei giorni si gonfia e si appesantisce invece di sgonfiarsi e alleggerirsi come succede di solito. <strong>Abbiamo detto, ed \u00e8 vero, che la sua \u00e8 la prima morte di una divinit\u00e0 sportiva nell&#8217;epoca della rete, della connessione perenne e dei social. Ma andando a scavare nelle pieghe della commozione, indagando con attenzione nei meandri dello sconforto, non ci troviamo solo questo. Il dolore che lega paesi e genti lontanissime tra loro, che fa colorare di viola e di giallo Los Angeles e grande parte degli Stati Uniti, che spazza via tutte le altre notizie perch\u00e9 i nostri sensi non rivolgono la loro attenzione che a questa, \u00e8 indubbiamente trasversale, per certi versi universale.<\/strong> Ognuno sicuramente lo declina a modo suo, legandolo, linkandolo diremmo oggi, a qualcos&#8217;altro. Un ricordo, un frammento. Ispirazione, addirittura devozione. Una canzone. Ci facciamo venire in soccorso da alcuni passi del testo di <em>The Wind Cries Mary<\/em> di Jimi Hendrix, un altro di quelli venuti al mondo per dare tanto e starci troppo poco. Questo vento che oggi piange Kobe non aveva mai soffiato e apre sguardi su lande anche desolate e oscure che non avevamo mai completamente esplorato. Perci\u00f2 continuate a leggere a vostro rischio e pericolo.<\/p>\n<div id=\"comparazione_bonus_tabella\"><\/div>\n<p align=\"CENTER\"><em>You can hear happiness staggering on down the street<\/em><br \/>\n<em>Footprints dressed in red<\/em><\/p>\n<p><em>Puoi ascoltare la felicit\u00e0 vacillare laggi\u00f9 in fondo alla strada, impronte vestite di rosso<\/em>. In fondo alla strada, alla fine della settimana, molto spesso c&#8217;\u00e8 una domenica. E insieme a lei, altrettanto spesso, c&#8217;\u00e8 quel senso pi\u00f9 o meno corposo di felicit\u00e0 di un giorno di riposo, di spazi personali che per una manciata di ore vincono la partita sugli impegni professionali, sugli obblighi e su tutte quelle cose che si fanno per dovere e non per piacere. <strong>E&#8217; possibile che uno dei motivi per cui la morte di Kobe Bryant \u00e8 deflagrata in maniera tanto fragorosa sia proprio perch\u00e9 \u00e8 capitata di domenica. In Italia \u00e8 esplosa all&#8217;ora di cena, ma negli Stati Uniti orientali era pomeriggio e in California appena mattina. Avrebbe generato le stesse sensazioni se fosse successo in mezzo alla settimana, un marted\u00ec o un mercoled\u00ec, ma probabilmente l&#8217;essenza dei giorni feriali avrebbe messo un piccolo silenziatore al sordo fragore delle emozioni.<\/strong> La testa non pu\u00f2 essere riempita all&#8217;infinito e quello che non trova spazio finisce sempre dentro una cartella con l&#8217;etichetta &#8216;poco importante&#8217; o &#8216;meno importante&#8217;. La domenica \u00e8 il giorno in cui lo spazio si genera da solo per mancanza di veri avversari e Kobe Bryant l&#8217;ha occupato tutto, dilagando. E poi la domenica \u00e8 il giorno della spensieratezza e non \u00e8 casuale se gli eventi sportivi nazionali da sempre vi si piazzano al centro. Spensieratezza, felicit\u00e0. Che a un certo punto iniziano a barcollare in fondo alla strada, in fondo alla domenica. Impronte macchiate di rosso. Di sangue. Una morte traumatica, uno schianto, fanno anche pi\u00f9 effetto perch\u00e9 sono l&#8217;incubo ricorrente di molti. Da qui si parte, e ci torneremo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"CENTER\"><em>A broom is drearily sweeping<\/em><br \/>\n<em>Up the broken pieces of yesterday&#8217;s life<\/em><\/p>\n<p><em>Una scopa sta sconsolatamente spazzando i frammenti andati in pezzi della vita di ieri<\/em>. Che esattamente \u00e8 quello che \u00e8 successo domenica 26 gennaio 2020. Una morte talmente enorme che cambia immediatamente la linea tracciata dalla storia, la fa deviare per una tangente alternativa e tutti, in ogni parte del mondo, hanno avvertito distintamente questa sensazione. E&#8217; uno dei motivi per cui certe morti diventano pi\u00f9 grandi di altre. Quando, a parit\u00e0 di traumi, hai la percezione che niente sar\u00e0 pi\u00f9 come prima. Quanti eventi del genere un essere umano affronta se gli \u00e8 dato di vivere nella media attuale, circa ottanta anni? Tre, forse quattro, anche se \u00e8 una stima quasi impossibile. Dentro gli ultimi venticinque anni ci sono stati Ayrton Senna e Lady Diana. Forse Muhammad Al\u00ec, ma era anziano e malato. Forse Giovanni Paolo II, ma che i papi muoiano da vecchi \u00e8, nella nostra concezione, fisiologico e l&#8217;effetto \u00e8 provocato dalla causa opposta, ovvero per quanto tempo ci sono stati. <strong>Pi\u00f9 ci sei, e pi\u00f9 gli esseri umani faticano ad accettare la perdita. Oppure, nel caso dello sport, pi\u00f9 diventi grande, pi\u00f9 sali in alto, pi\u00f9 travalichi i confini, pi\u00f9 gli esseri umani si convincono che sarai eterno. Che Kobe Bryant ci fosse era indiscutibile. A ben guardare, scopriamo che c&#8217;era stato anche per molto pi\u00f9 tempo di quanto lo avevamo effettivamente vissuto.<\/strong> Nei cassetti e nelle cornici di tutti i genitori del mondo ci sono foto dei figli quando sono ancora cuccioli, solo che rimangono a disposizione di pochi intimi. Invece Kobe Bryant era stato figlio di un giocatore professionista, era gi\u00e0 esposto al pubblico da bambino, stava gi\u00e0 per conto suo dentro un sacco di foto, di filmati amatoriali, di ricordi di gente che non gli era parente. Quando dopo un po&#8217; di anni lo abbiamo ritrovato in cima alla Nba, abbiamo semplicemente dovuto incollare il presente al passato per trovare un filo rosso lungo pi\u00f9 di trent&#8217;anni, dalle vhs agli smartphone, specialmente qui in Italia dove era cresciuto. Kobe Bryant nei fatti c&#8217;\u00e8 stato per pi\u00f9 tempo di Giovanni Paolo II. E la vita, quando questi personaggi scompaiono, non \u00e8 pi\u00f9 quella di prima. Nella percezione naturalmente, non nei fatti. Ma questo ci insegna anche che le divinit\u00e0 del futuro dureranno pi\u00f9 a lungo di quelle della vita di oggi e di ieri, perch\u00e9 probabilmente avremo l&#8217;intera loro esistenza, fin da neonati, esposta da qualche parte sui social e custodita negli smartphone di chiss\u00e0 quante persone. Dureranno di pi\u00f9, ne avremo effettivamente di pi\u00f9, e per questo faremo pi\u00f9 fatica a farne a meno.<\/p>\n<p align=\"CENTER\"><em>Somewhere a queen is weeping<\/em><br \/>\n<em>Somewhere a king has no wife<\/em><\/p>\n<p><em>Da qualche parte, una regina piange. Da qualche parte, un re non ha pi\u00f9 una moglie<\/em>. Certo che da qualche parte c&#8217;\u00e8 una regina che piange, non puoi non pensare subito alla moglie e alle figlie sopravvissute. Indaghiamo su questo tasto specifico e scopriamo che la fatalit\u00e0 \u00e8 ancora pi\u00f9 atroce perch\u00e9 ha tolto la vita anche a una bambina di 13 anni. E&#8217; giusto che dettagli tanto peculiari e individuali e impossibili da pianificare, come il fatto di avere una famiglia composta di sole donne, una moglie e quattro figlie, ci faccia sembrare pi\u00f9 straziante una tragedia rispetto a un&#8217;altra? E in termini pi\u00f9 ampi, \u00e8 giusto che dedichiamo pi\u00f9 tempo a piangerla rispetto ad altri uomini e donne che hanno perso la vita in circostanze simili? Probabilmente non lo \u00e8, no. Forse non \u00e8 giusto, ma \u00e8 altrettanto inevitabile. <strong>Riserviamo i nostri onori a chi entra dentro il nostro immaginario, a chi fa qualcosa per starci dentro e rimanerci. E&#8217; in quello spazio di cervello dove nascono gli stereotipi, in accezione positiva, o i luoghi comuni in accezione negativa. Non \u00e8 semplicemente uno scambio emozionale, non \u00e8 un baratto del tipo &#8216;ti dedico tutti i miei pensieri per una quantit\u00e0 di tempo indefinita in cambio delle emozioni che mi hai fatto provare&#8217;, perch\u00e9 in questi giorni \u00e8 pieno di persone con il cuore in frantumi che Kobe Bryant non l&#8217;avevano mai visto giocare e non sapevano nemmeno cosa era capace di fare su un parquet. E&#8217; il luogo della memoria che si riserva ai grandi della storia.<\/strong> Ed \u00e8 un loro merito specifico, non un demerito di chi nella storia non ci \u00e8 entrato o non \u00e8 riuscito a farlo. Insomma, da un punto di vista prettamente fisiologico, o pi\u00f9 correttamente necrologico, una singola morte vale esattamente quanto tutte le altre. Forse che quella di Napoleone, dal punto di vista della dignit\u00e0 umana di una vita che si esaurisce, valesse pi\u00f9 di quella degli altri generali, per non parlare di tutti i soldati morti in battaglia per lui? Sicuramente no, per\u00f2 \u00e8 la sua morte che ispira il Cinque Maggio di Manzoni. Non le altre. Sono le morti dei faraoni che generano le piramidi. E&#8217; per questo che ad alcuni esseri umani si dedicano i nomi di strade e piazze e ad altri no. Alcuni individui entrano nella storia perch\u00e9 diventano sovrani nella nostra sfera emotiva e cognitiva, per meriti pi\u00f9 o meno nitidamente definiti. E se da qualche parte un re non ha pi\u00f9 una moglie, significa che ci sono solo vedove. O orfani. O entrambe le cose. Che \u00e8 come ci sentiamo in queste circostanze.<\/p>\n<p align=\"CENTER\"><em>The traffic lights they turn a blue tomorrow<\/em><br \/>\n<em>And shine their emptiness down on my bed<\/em><\/p>\n<p><em>I semafori diventeranno blu domani, e faranno risplendere il loro vuoto sul mio letto<\/em>. I semafori a Los Angeles, per un sacco di velivoli e particolarmente per gli elicotteri, la mattina di domenica 26 gennaio 2020 erano rossi. Non per tutti, per\u00f2. Sicuramente non per l&#8217;elicottero di Kobe Bryant che a quanto si sa ha ottenuto un permesso speciale di volare in condizioni meteo particolarmente avverse. Nebbia. Niente di insolito nella citt\u00e0 degli angeli. Chiss\u00e0 se e quante altre volte quell&#8217;elicottero aveva volato con scarsa visibilit\u00e0 e non era successo niente. Ma \u00e8 pieno di disastri aerei, nello sport, nella politica, nello spettacolo. Non staremo qui a fare l&#8217;elenco. Ma altre due vogliamo ricordarle, perch\u00e9 sono recenti e perch\u00e9 presentano punti in comune. <strong>Emiliano Sala, attaccante argentino, precipitato nella manica il 20 gennaio 2019 volando con un trabiccolo pericolante nel tentativo di raggiungere Cardiff da Nantes, la sua nuova destinazione sportiva. E\u00a0Vichai Srivaddhanaprabha, il proprietario del Leicester dei miracoli che con Claudio Ranieri in panchina vinse la pi\u00f9 improbabile delle Premier League nel 2016, precipitato con il suo elicottero il 27 ottobre 2018 nel parcheggio del King Power Stadium<\/strong>. Velivoli che precipitano, elicotteri che vanno a fuoco, passeggeri che non hanno scampo. Ma \u00e8 sicuro, ed \u00e8 gi\u00e0 cos\u00ec, che di Emiliano Sala e di\u00a0Vichai Srivaddhanaprabha si ricorder\u00e0 un numero sempre pi\u00f9 relativo di persone mentre di Kobe Bryant sapranno tutto anche le generazioni future, ne conosceranno la storia anche coloro che non erano nati il giorno della sua morte. Ancora, dov&#8217;\u00e8 precisamente che la cronaca di un episodio drammatico trasforma la tragedia in mito e un racconto diventa immortale anche quando l&#8217;attualit\u00e0 torna a prendere il sopravvento? E&#8217; chiaramente brutale dirlo, ma la differenza la fa proprio quel vuoto che risplende sul letto. Pi\u00f9 precisamente, la differenza la fa chi quel vuoto \u00e8 in grado di generarlo nella testa e nello stomaco di milioni di persone con la sua assenza improvvisa. Non \u00e8 un demerito di Emiliano Sala e\u00a0Vichai Srivaddhanaprabha non avere potuto farlo, bench\u00e9 avessero comunque fatto la differenza nei loro rispettivi ambiti di appartenenza. E&#8217; semplicemente un merito di Kobe Bryant esserci riuscito.<\/p>\n<p align=\"CENTER\"><em>Will the wind ever remember<\/em><br \/>\n<em>The names it has blown in the past?<\/em><br \/>\n<em>And with its crutch, its old age and its wisdom<\/em><br \/>\n<em>It whispers &#8220;no, this will be the last&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>Potr\u00e0 mai il vento ricordare i nomi che ha sussurrato in passato? E con la sua stampella, la sua vecchiaia e la sua saggezza, sussurra: &#8216;No, questo sar\u00e0 l&#8217;ultimo&#8217;<\/em>. E per ultimo, diventa davvero oscura e quasi impenetrabile nella sua assoluta contraddizione. Un pensiero ricorrente, quando la concitata emotivit\u00e0 del momento lascia spazio a un briciolo di razionalit\u00e0, \u00e8 che la fine di molti personaggi famosi \u00e8 racchiusa nell&#8217;essenza stessa dell&#8217;essere famosi. L&#8217;esclusivit\u00e0 che ti porta la fama ti permette esperienze che altrimenti non avresti potuto vivere. Ti mette dentro mezzi di trasporto che altrimenti non avresti potuto permetterti. Insomma, in quanti hanno il privilegio di potersi spostare con un elicottero privato? Perci\u00f2, ecco, se Kobe Bryant fosse stato un po&#8217; meno ricco, o un po&#8217; meno insofferente al traffico di Los Angeles, o un po&#8217; meno premuroso come pap\u00e0 se \u00e8 vero che aveva iniziato a usare l&#8217;elicottero perch\u00e9 un giorno il traffico gli aveva fatto perdere la recita scolastica della figlia, adesso sarebbe ancora vivo. Ma non \u00e8 vero. E non \u00e8 vero perch\u00e9 il nostro cervello, nel suo raffinato e fondamentale compito di metterci ogni istante nelle condizioni migliori per provare a sopravvivere, ci fa dimenticare che statisticamente \u00e8 molto pi\u00f9 facile morire in un incidente stradale che a bordo di un velivolo. E al contrario, ci fa molto pi\u00f9 spaventare quando saliamo a bordo di un aeroplano rispetto a quando entriamo in un&#8217;automobile.<strong> Il fatto che Kobe Bryant sia morto in un incidente di elicottero non toglie un grammo di peso al peso granitico dell&#8217;evidenza, e cio\u00e8 che statisticamente aveva molte pi\u00f9 probabilit\u00e0 di morire in qualsiasi momento della sua vita salendo a bordo di qualsiasi altro mezzo di trasporto che non fosse un elicottero. Ma \u00e8 proprio questa la contraddizione. Che noi non potremmo fare tutto quello che facciamo ogni giorno, se avessimo paura di farlo. Chi salirebbe pi\u00f9 a bordo di una macchina se si mettesse a pensare alle probabilit\u00e0 statistiche di un incidente? E chi riuscirebbe a stare tranquillo sotto un tetto se sapesse che la maggior parte degli incidenti fatali sono quelli domestici? La quotidianit\u00e0, al contrario, \u00e8 anestetizzante. Deve farlo, \u00e8 necessario che ci renda immuni dal pericolo, che ci dia almeno l&#8217;illusione di esserlo.<\/strong> Anche qui il ragionamento torna a essere brutale. Il vento non pu\u00f2 sussurrarci tutti i nomi che si \u00e8 portato via in passato, perch\u00e9 non riusciremmo a tollerarli. Tutti i giorni ne porta qualcuno, a migliaia, ma sono sempre quelli degli altri. Sono i nomi necessari a generare l&#8217;anestesia, a produrre l&#8217;effetto che ci fa credere che \u00e8 successo a loro solo perch\u00e9 non poteva succedere a noi. E senza questo pensiero non riusciremmo neanche a muoverci. E&#8217; fondamentale poterlo pensare, <em>doverlo<\/em> pensare. Ma quando succedono fatalit\u00e0 come quelle di Kobe Bryant, l&#8217;anestesia finisce. La corazza svanisce. E ci scopriamo di una fragilit\u00e0 estrema, in balia di quello stesso vento che doveva proteggerci, frammenti sottili che possono essere spazzati sconsolatamente da una scopa. Se i semafori il giorno dopo improvvisamente diventano blu, invece che rossi o verdi, come facciamo a proteggerci nel nostro cammino di tutti i giorni, a sapere se possiamo andare, a capire quando ci dobbiamo fermare? Perch\u00e9 se \u00e8 capitato a lui, che era sovrano e divinit\u00e0, che aveva tutte le possibilit\u00e0 e le disponibilit\u00e0, pu\u00f2 capitare in qualsiasi momento anche a noi che quelle possibilit\u00e0 e disponibilit\u00e0 non le abbiamo. E&#8217; confortante e sconfortante allo stesso tempo sapere che questo era vero anche prima e sar\u00e0 vero anche dopo. Anche se non ce ne rendiamo conto, il vento ci sta gi\u00e0 dicendo che no, non ci sar\u00e0 una nuova tragedia come quella di Kobe Bryant, non ce ne sar\u00e0 un&#8217;altra. Che questa sar\u00e0 l&#8217;ultima. Se ci mettessimo a pensare continuamente che prima o poi succeder\u00e0 di nuovo, e sappiamo che succeder\u00e0, non potremmo ricominciare. E invece ricominciamo sempre. Sar\u00e0 cos\u00ec anche per Kobe Bryant. Arrivati quaggi\u00f9, forse \u00e8 solo semplicemente pi\u00f9 chiaro per quanti e quali motivi stavolta ci vorr\u00e0 pi\u00f9 tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un motivo per il quale alcune morti ci sembrano pi\u00f9 grandi e profonde di altre? Esiste una macabra classifica nella quale alcuni eventi tragici legati a personaggi famosi finiscono sul podio rispetto a tutti gli altri? Esiste una risposta logica? 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