
{"id":1123074,"date":"2020-05-27T16:45:34","date_gmt":"2020-05-27T14:45:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.infobetting.com\/blog\/?p=1123074"},"modified":"2020-05-27T12:26:02","modified_gmt":"2020-05-27T10:26:02","slug":"quello-che-non-sapevamo-su-michael-jordan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.infobetting.com\/blog\/quello-che-non-sapevamo-su-michael-jordan\/","title":{"rendered":"Quello che non sapevamo su Michael Jordan (e che The Last Dance ci ha mostrato)"},"content":{"rendered":"<p>Ma per essere pi\u00f9 precisi rispetto al titolo, quello che gli appassionati di Nba e di Michael Jordan gi\u00e0 sapevano ma che non avevano forse mai approfondito cos\u00ec nettamente. Perch\u00e9 The Last Dance, di cui avevamo gi\u00e0 parlato dopo le <a href=\"https:\/\/www.infobetting.com\/blog\/che-cosa-ci-hanno-insegnato-le-prime-due-puntate-di-the-last-dance\/\"><strong>prime due puntate<\/strong><\/a>, non dice niente di nuovo a chi la storia la conosceva. Ad altri, chi non era ancora nato all&#8217;epoca di quei Bulls e a chi non si era mai avvicinato alla Nba degli anni Novanta, ha aperto un mondo. Questo documentario \u00e8 stato un capolavoro emozionale, pi\u00f9 che storiografico. E se all&#8217;inizio si pensava che fosse un focus specifico sulla stagione 1997-98 della squadra pi\u00f9 celebre della storia, abbastanza velocemente si \u00e8 capito che la digressione era pi\u00f9 ampia e toccava i cambiamenti del basket e della societ\u00e0 americana da quando \u00e8 comparso Michael Jordan all&#8217;orizzonte. E&#8217; stata una visione, e una versione, michaeljordancentrica. Non solo perch\u00e9 il polo magnetico intorno a cui il tutto ruota non poteva che essere lui, ma soprattutto perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 niente di ci\u00f2 che \u00e8 stato raccontato che non sia stato raccontato esattamente come lui voleva che fosse raccontato. In altre parole abbiamo avuto la sua visione dell&#8217;universo Nba, gioco, allenatori, general manager, compagni e avversari, pi\u00f9 che la visione di un prodotto giornalistico equidistante su di lui. Alcuni l&#8217;hanno paragonato a un&#8217;agiografia. Altri hanno criticato il punto di vista univoco nel taglio delle storie raccontate. Ma un elemento pi\u00f9 di ogni altro \u00e8 venuto alla luce e probabilmente \u00e8 quello che MJ non solo non aveva intenzione di oscurare, ma neanche modo di farlo se quell&#8217;intenzione l&#8217;avesse avuta. Tracce che avevamo gi\u00e0 trovato nella meravigliosa biografia &#8216;Michael Jordan la vita&#8217; di Roland Lazenby, ma un conto \u00e8 leggerlo e un altro \u00e8 vederlo con i propri occhi.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">L&#8217;ossessione<\/h2>\n<p>Eccoci qua. The Last Dance ad alcuni ha confermato quello che gi\u00e0 sapevano. Ad altri l&#8217;ha raccontato per la prima volta, ma la sostanza non cambia. E cio\u00e8 che l&#8217;unicit\u00e0 di Michael Jordan nella storia dello sport \u00e8 una conseguenza e non una scelta. L&#8217;aspetto migliore del documentario \u00e8 che questo punto di vista alternativo non emerge subito, ma si mette insieme pezzo dopo pezzo e si completa solo alla fine dell&#8217;ultima puntata. Fino al quinto episodio, quindi a met\u00e0 della serie, \u00e8 quasi subdolo nel farci invece credere il contrario. MJ ripete allo sfinimento come l&#8217;unico modo per ottenere quelle vittorie fosse essere agonisticamente feroce con chiunque, avversari e compagni di squadra, con il proprio stesso general manager, pi\u00f9 in generale con chiunque incontrasse sul proprio cammino. Il sottotesto di Jordan pi\u00f9 o meno sembra essere &#8216;se volevamo arrivare l\u00ec in alto, non c&#8217;era altro modo di arrivarci&#8217;. E uno potrebbe pensare che per vincere, nello sport e nella vita, l&#8217;unica strada debba essere quella di calpestare ogni ostacolo da qui al traguardo e non importa se sta dalla tua parte o da quella opposta. Ma ovviamente non \u00e8 cos\u00ec e la stessa storia dello sport insegna che ci sono tanti modi diversi di vincere per quanti sono i vincitori.<strong> Ma \u00e8 a questo punto che arriva un distinguo fondamentale e mentre sarebbe stilisticamente bello dire che \u00e8 il confine tra vincitore e vincente a fare la differenza, la faccenda \u00e8 ancora pi\u00f9 sottile. La differenza sostanziale tra Michael Jordan e quasi tutti gli altri sportivi della storia \u00e8 che stiamo parlando del pi\u00f9 grande giocatore di tutti i tempi praticamente all&#8217;unanimit\u00e0, e sta al primo posto anche in gran parte delle discussioni su chi sia stato il pi\u00f9 grande sportivo di ogni epoca a prescindere dallo sport che giocava. Stiamo parlando di entrare dentro i meccanismi di un atleta che \u00e8 di gran lunga pi\u00f9 forte all&#8217;interno di una elite di atleti che giocano in un campionato che \u00e8 l&#8217;elite di tutti gli altri campionati di pallacanestro del mondo. Non stiamo parlando di una rarit\u00e0 e nemmeno di un&#8217;eccezione, stiamo parlando di un&#8217;anomalia.<\/strong> Vedendo dieci ore di documentario la tendenza a dimenticare questo elemento c&#8217;\u00e8, e invece \u00e8 dirimente. Perch\u00e9 per quanto possa essere coinvolgente e stimolante la narrativa che per ottenere i risultati di Michael Jordan basta fare come Michael Jordan, la verit\u00e0 che emerge da The Last Dance \u00e8 che l&#8217;unico modo per ottenere i risultati di Michael Jordan \u00e8 essere Michael Jordan. <em>Esserlo<\/em>, e non <em>farlo<\/em>. Ed \u00e8 lo stesso MJ ad ammetterlo semplicemente parlando di s\u00e9 stesso. &#8216;Sono sempre stato competitivo e per me la vittoria \u00e8 un&#8217;ossessione&#8217;. Non obiettivo, non ambizione, non traguardo. Ossessione. Ovvero &#8216;un fenomeno psicopatologico che consiste in un&#8217;idea fissa o in una rappresentazione mentale accompagnata da un vissuto ansiogeno e che il soggetto non pu\u00f2 controllare pur avendone coscienza&#8217;. Un elemento che nemmeno Michael Jordan pu\u00f2 controllare e lo fa essere esattamente quello che \u00e8. Ovvero il pi\u00f9 grande sportivo di tutti i tempi, semplicemente perch\u00e9 non poteva essere diverso. Jordan non sceglie di prendere a pugni un proprio compagno e poi scusarsi, non si inventa frasi che non gli sono mai state dette da un avversario per motivarsi, non mette il broncio per avere perso due spiccioli contro la sua guardia del corpo a uno stupido gioco prima di una partita. Lo fa perch\u00e9 non ha modo di evitarlo. Non pu\u00f2 essere in nessun altro modo. Non ha scelta. Non c&#8217;\u00e8 un sacchetto con i numeri della tombola dal quale estrae il numero vincente per diventare il pi\u00f9 grande di tutti i tempi. C&#8217;\u00e8 un numero solo e c&#8217;\u00e8 un solo copione. John Paxson, uno dei protagonisti del documentario e autore della tripla che valse il titolo del 1993 contro i Suns, forse nel documentario o forse in un&#8217;intervista per Espn dice: &#8216;Andando in trasferta in aereo Jordan giocava cifre mostruose a carte con alcuni compagni. Io e gli altri giocavamo a poker e al massimo puntavamo dieci dollari. Ogni tanto lui arrivava e ci chiedeva se poteva giocare con noi. Io gli chiesi perch\u00e9 voleva mettersi a un tavolo nel quale giravano solo pochi dollari e lui rispose che non importava quanti fossero, era importante che i nostri dollari finissero nelle sue tasche.&#8217; Ossessione. La morale della storia \u00e8 che nella vita puoi diventare Michael Jordan solo se Michael Jordan ci nasci. E&#8217; un tratto distintivo di praticamente tutti quelli che consideriamo i migliori di tutti i tempi. Michael Schumacher che girava fino a notte fonda a Fiorano. Valentino Rossi che non pu\u00f2 smettere di stare su una moto. E&#8217; per inciso anche il motivo per cui molti tendono a rientrare dal ritiro dopo essersi ritirati, e Jordan l&#8217;ha fatto due volte, ma \u00e8 un lato cos\u00ec smaccatamente preponderante e accecante del loro carattere che li distingue dalla massa. Del resto \u00e8 anche un discorso statistico: se si potesse semplicemente diventare Michael Jordan, se si potesse costruirsi come Michael Jordan, non ce ne sarebbero stati molti di pi\u00f9 nella storia, ma qualcuno s\u00ec. E invece ce n&#8217;\u00e8 stato uno solo. Come c&#8217;\u00e8 stato un solo Kobe Bryant. Prima di The Last Dance pensavamo che MJ per lui fosse un modello di riferimento assoluto, ma il concetto va affinato. Bryant aveva la stessa ossessione per la vittoria e una volta riconosciuta quell&#8217;ossessione dentro di s\u00e9 \u00e8 stato fisiologico andare verso Michael Jordan. Essendo diventato MJ la sua ossessione, possiamo parlare di un&#8217;ossessione al quadrato. Ma con questo documentario abbiamo anche visto il lato oscuro di possedere una personalit\u00e0 del genere. Ovvero, non avere un&#8217;alternativa. Forse, non essere mai completamente appagati se hai una fame del genere che ti mangia dentro. Non riuscire mai a superare le delusioni o quelle che ritieni ingiustizie, come lo smantellamento della squadra del 1997-98. The Last Dance, dopo i titoli di coda dell&#8217;ultima puntata, ti fa fare una domanda che non ti aspettavi: Michael Jordan \u00e8 stato il pi\u00f9 grande e il pi\u00f9 ricco dal punto di vista sportivo, ma \u00e8 stato anche felice e appagato dal punto di vista umano? La sua ossessione gli ha mai permesso di esserlo?<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">La vita parallela<\/h2>\n<p>E&#8217; una domanda a cui non si pu\u00f2 rispondere, anche se il dubbio esiste ed \u00e8 piuttosto consistente. Ma \u00e8 una domanda senza risposta proprio perch\u00e9 di Michael Jordan vediamo solo quello che lui vuole che ci venga mostrato. Ovvero il personaggio pubblico e lo sportivo pi\u00f9 popolare del pianeta. Accetta che ci domandiamo se il prezzo da pagare per essere Michael Jordan sia il non essere mai completamente appagato come essere umano, ma ci impedisce volutamente di scoprirlo perch\u00e9 ci preclude in maniera assoluta di scoprire la sua vita privata. Sappiamo che le case in cui sono state girate le sue interviste non sono le sue ma furono affittate appositamente per non mostrarci niente al di fuori del personaggio, fossero anche solo gli arredamenti o le tende delle sue abitazioni. A un certo punto nell&#8217;ultima puntata compaiono le interviste ai suoi figli ed immediatamente la percezione \u00e8 stata quella di un elemento disturbante, fuori posto, che non c&#8217;entrava niente con il fluire degli eventi. Tutti sapevano che MJ ha dei figli, ma un conto \u00e8 saperlo e un conto \u00e8 vederli parlare del pap\u00e0 senza realmente parlare del pap\u00e0, ma solo ricordarlo come giocatore quando erano piccoli. La mamma appare spesso e invece la sua presenza \u00e8 naturale perch\u00e9 abbiamo sempre saputo che Michael Jordan \u00e8 stato un figlio seguito con costanza dai genitori, sappiamo del suo legame indissolubile con il pap\u00e0. Se invece ci chiediamo che genere di genitore sia Michael Jordan per i suoi figli, non abbiamo in mano nessun elemento per rispondere alla domanda, nemmeno l&#8217;indizio pi\u00f9 piccolo. <strong>L&#8217;altro elemento che The Last Dance ha toccato in maniera impeccabile \u00e8 proprio questo. Che se una personalit\u00e0 ossessiva e un ego smisurato possono non essere considerati un prezzo da pagare per diventare il pi\u00f9 forte di tutti i tempi perch\u00e9 con quella personalit\u00e0 ci sei nato, vivere una vita intera sotto le attenzioni spasmodiche e morbose del mondo intero effettivamente lo \u00e8. Come dice lui, tutti vorrebbero essere Mike un giorno ma se potessero esserlo per un anno cambierebbero idea. Perch\u00e9 dare al mondo un simbolo da adorare misticamente significa non avere indietro una giovent\u00f9 normale.<\/strong> E se progressivamente quella privacy annientata dal suo status \u00e8 stata recuperata negli ultimi anni, tornano in mente le parole di John Lennon quando provava a spiegare i Beatles: &#8216;Noi abbiamo dato la rivoluzione musicale al mondo ma in cambio ci \u00e8 stata tolta la giovinezza&#8217;. Jordan e i Beatles hanno molti tratti in comune perch\u00e9 entrambi sono stati pi\u00f9 di quello che erano su un campo e su un palco, sono diventati un punto di riferimento sociale e culturale fino a cambiare la societ\u00e0 e la cultura, a diventarne parte e colonna fondante. Per questo dal documentario sappiamo che Michael Jordan viveva la quasi totalit\u00e0 delle proprie giornate vestendo i panni del supereroe che tutti vorrebbero essere fino a quando quella pressione divenne insostenibile nell&#8217;estate del 1993, nove anni dopo il suo ingresso nella Nba, un arco di tempo simile a quello che i Beatles nella loro forma definitiva hanno vissuto insieme prima di sciogliersi. Non \u00e8 una vita che si pu\u00f2 sostenere a lungo e a pensarci bene forse non \u00e8 nemmeno particolarmente appetibile perch\u00e9 \u00e8 un meccanismo che una volta innescato non si interrompe spegnendo l&#8217;interruttore. Se diventi Michael Jordan lo sarai per sempre e le implicazioni di un concetto del genere ci riportano al paragrafo precedente. Per sempre, proprio come la tua ossessione. Il succo di The Last Dance \u00e8 esattamente questo, oltre a tante altre cose. Farci vedere come mai uno e proprio uno solo tra tutti i giocatori della storia pu\u00f2 diventare Michael Jordan, con le ombre che sono almeno in numero pari alle luci e non potrebbe essere altrimenti. E&#8217;, in definitiva, un piccolo compendio sulla complessit\u00e0 dei sistemi sociali contemporanei e arriva in un&#8217;epoca nella quale la semplificazione di quelle complessit\u00e0 \u00e8 alla base di molti dei problemi della nostra societ\u00e0. Sfumature, dettagli, inquadrature alternative, punti di vista non considerati prima. Si parte da Michael Jordan ma, volendo, si pu\u00f2 andare molto oltre la pallacanestro.<br \/>\n<div id=\"comparazione_bonus_tabella\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma per essere pi\u00f9 precisi rispetto al titolo, quello che gli appassionati di Nba e di Michael Jordan gi\u00e0 sapevano ma che non avevano forse mai approfondito cos\u00ec nettamente. 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