Wada hacker russi in azione. Alcuni hacker informatici, probabilmente russi, hanno violato i server di siti americani. Stavolta prendendo di mira la WADA, l’Agenzia Antidoping mondiale.
Così si è diffusa l’indiscrezione secondo la quale diversi campioni americani avrebbero giustificato con certificati medici alcuni valori anomali di esami antidoping alla vigilia dei Giochi Olimpici di Rio.
L’accusa è quella di aver ”…usato regolarmente sostanze illecite giustificate da certificati di approvazione per uso terapeutico”.
Gli atleti chiamati in causa sono di primissimo livello. Si va dalle sorelle Williams, alla fuoriclasse mondiale della ginnastica Simone Biles (quattro volte sul gradino più alto del podio). Fino alla fuoriclasse italo-americana del basket Elena Delle Donne.
Wada hacker russi in azione. I documenti
A supporto delle loro indagini, gli hacker hanno pubblicato documenti sottratti nell’area “Confidential” della Wada. Dove si parla di assunzione di sostanze proibite e “motivate” dagli atleti con certificati medici.
D’altra parte, non è di queste ore il dibattito relativo ai certificati medici presentati dagli sportivi per spiegare all’antidoping alcuni valori sospetti. Qualche volta tali certificati sono stati accettati, altre volte no e la cosa ha portato a sospensioni dall’attività.
Il caso del Meldonium della Sharapova è eloquente. In questo senso e ora certamente la Wada deve rispondere di queste accuse molto pesanti.
Wada hacker russi in azione. E Putin?
E ora è anche più chiaro a cosa si riferisse Vladimir Putin quando qualche mese aveva dichiarato guerra alla Wada e al CIO dopo l’esclusione della Russia dai Giochi Olimpici nell’atletica e dalla Paralimpiade 2016 e 2020.
L’attacco dimostra la fragilità del sistema informatico della Wada. Decine di migliaia di atleti accedono con estrema facilità al portale tramite singola password.
Poter leggere i dati sensibili di un atleta è una gravissima violazione della privacy e un’arma micidiale in mano ai sabotatori.
Dopo questo atto di pirateria verranno alla luce dati su numero e natura delle autorizzazioni terapeutiche, su cui solitamente le federazioni mantengono riserbo molto stretto.
E il rischio di uno scandalo clamoroso ora è altissimo.