
Totti ultima partita col Genoa domenica: 23 anni in simbiosi giallorossa
Sabato prossimo compirò 50 anni.
Fa impressione solo a dirlo ma è così. Uscirò dall’adolescenza.
Lo farò a cuor leggero sapendo che il giorno dopo si chiuderà un altro ciclo. Quello di Francesco Totti e la Roma.
Il suo primo gol giallorosso il Capitano l’ha segnato il 4 settembre 1994.
Io ero un programmatore, vivevo a Roma e avevo 27 anni. Ero fidanzato con Angela, pensavo di sposarmi a breve
e pochi giorni dopo sarebbe uscito il primo numero di Coast to Coast, la fanzine che poi mi ha permesso di diventare giornalista. Pagavamo in Lire. Non c’era Internet ma Lui la Rete già la gonfiava. Moriva Kurt Cobain. Berlusconi vinceva le elezioni. Frank Sinatra si esibiva per l’ultima volta a New York.
E’ passato un secolo. Totti già c’era. C’era e incantava, Arte contemporanea in movimento in Esposizione permanente allo stadio Olimpico di Roma.
Ecco perché da domenica, anche se si sta facendo di tutto per far trasformare l’ultima recita in una resa dei conti, mi sentirò più solo.
Ero in Curva Sud il 15 maggio 1983, Roma-Torino. Ero in Tribuna Stampa il 17 giugno 2001, Roma-Parma. Quel giorno, al fischio finale sono scoppiato in una sorta di pianto isterico ripensando a chi avevo perso in quei 18 anni.
A nonno Armando che quando la Roma perdeva non parlava fino a martedì. A tutte le cazzate fatte, alle occasioni perse. A come quei colori avessero accompagnato tutti i giorni della mia esistenza.
Francesco Totti non è stato mio fratello. Francesco Totti non è stato mio padre, né un punto di riferimento, un esempio da imitare, un feticcio da idolatrare.

Francesco Totti è stato per 20 e passa anni il capitano della mia Roma. Mentre lui sputava a Poulsen all’Europeo, io sbagliavo tradendo la mia donna. E mentre lui non vinceva scudetti, io perdevo occasioni nel mio posto di lavoro. E mentre lui disegnava traiettorie irreali in campo, io coronavo qualche sogno professionale.
Se vi inventate tabelle per dimostrare che dal 1994 al 2007 avete vinto più di lui, non avete capito niente.
Se gli stringete la mano ora, dopo avergli augurato la sedie a rotelle, non ci fate una gran figura.
Se la vostra vita si riassume in una grigia contabilità tra scudetti sul campo e non, non saprete mai cosa sia stato per me Francesco Totti. Nè mi interessa spiegarvelo.
Così come zero mi appassionano le ridicole dispute di questi giorni. Tra i 5 minuti concessi e negati, le passerelle, i Tottiani contro gli Spallettiani, le patenti di “romanisti”, le lettere farneticanti di chi negli ultimi venti anni ha conosciuto più capitani di quanti allenatori abbia cambiato Zamparini.
A Francesco Totti associo indifferentemente gioie e incazzature, delusioni e scelte sbagliate. Illusione e incanto.
Abbiamo giocato, lottato e spesso perso ma sempre dalla stessa parte. Con la maglia giallorossa addosso.
Per questo da domenica, cinquantenne, mi sentirò solo senza Francesco.
Niente tabelle. Niente striscioni. Solo Amore.







