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Foro Italico. Torneo tornato a splendere ma come dimenticare Panatta-Higueras?

Tennis Foro Italico, quanti ricordi…

Oggi scattano a Roma gli Internazionali di tennis. Negli ultimi anni il torneo ha riacquisito l’antico splendore e non è più considerato solo come il modo migliore per prendere confidenza con la terra rossa del Roland Garros.

Ora il Foro Italico ospita (quasi) tutti i migliori interpreti, uomini e donne, e di sera il Villaggio che accompagna il torneo si è trasformato in un evento mondano imperdibile. Trovare un biglietto non è semplice. Tutt’altro.

Per chi come me è cresciuto a pane e Jimmy Connors, gli Internazionali hanno sempre costituito un momento importante dell’anno. Giorni a ridosso degli scrutini, nei quali non potevi saltare la scuola eppure io ci riuscivo spesso.

Magari per vedere al campo 4 un tie-break tra Forget e Nystrom e poi strappare qualche autografo. Parliamo degli anni in cui andare al Foro Italico equivaleva a una sorta donazione di beneficienza alla Fit. Torneo abbandonato a se stesso, campi deserti.

Sono profondamente legato al tennis. Forse perché il tennis ha sempre rivelato il mio modo di essere. Una palla lunga e una corta, una in top e una in back, una stop-volley che non si vede dappertutto e poi un comodo dritto sotterrato in rete. L’indolenza di chi arriva sulla palla solo all’ultimo istante utile e poi magari compensa col tocco.

Tennis Foro Italico, quanti ricordi…

Ho vissuto di tennis dai 10 ai 20 anni, prima che mi rapisse la pallacanestro: ero abbonato a “Il Tennista”, fanatico tifoso di Connors, d’estate giocavo tutti i giorni e il mio colpo più affidabile era il rovescio a due mani, “rubato” allo stesso Jimbo dopo ore di partite viste in tv con la telecronaca di Guido Oddo.

Ero l’unico ragazzino che preferiva il rovescio al dritto, dote rara e preziosa. A 13 anni mi iscrissi a una scuola tennis e la mia passione di feroce autodidatta venne cancellata in due settimane: “Stacca quella mano”, mi ordinarono. Sarei stato scarso anche se non mi avessero costretto a cambiare ma ricordo che vissi la cosa come una violenza su un gesto che invece sentivo istintivo. Spontaneo.

Al tennis, e al Foro Italico nello specifico, sono legati diverse situazioni divertenti.

Tennis Foro Italico, quanti ricordi…

1. Centrale semideserto, martedì pomeriggio, 40 gradi, i pallettari Corretja e Martinez sono 4-3 dopo una noiosissima ora di gioco. Il Giudice Arbitro chiama il cambio campo: “Corretja leads four games to three. New balls. Palle nuove”. Un genio capitolino aggiunge dagli spalti: “Pure pe’ noiiiiiiiiii”….

2. Nella grande Italia che nel 1976 vinse l’insalatiera giocavano Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti e Tonino Zugarelli. I primi due talentuosi, indolenti, viveur: gli altri due precisi, metodici, rigorosi. Forlì, anno imprecisato, campo centrale, ore 12.00, nel pomeriggio i primi singolari, temperatura intorno ai 35 gradi. Barazzutti e Zugarelli si allenano da ore testando palline, terra, racchette, tattiche. Sono già esausti. Ore 11.15: si affacciano sul campo Panatta e Bertolucci. Faccia assonnata, occhiali da sole, infradito, giornale sotto braccio. Panatta si gira lentamente verso il compagno di doppio e la butta là: “A Pa’, famo du’ palle?”. Numeri uno!

3. Sono in prima fila su un campo secondario per Pistolesi-Stich. Clima incandescente, d’altra parte il pubblico romano d’estate frequenta Maccarese e non Wimbledon: 4 pari nel terzo set, 30-15, un passante del tedesco prende in pieno la linea ma viene chiamato fuori. Stich si infuria, chiama il giudice di linea e poi quello di sedia, viene verso di noi e chiede al signore accanto a me, allineato al punto di caduta della pallina, di confermare che il punto è suo. Il tipo scuote la testa, allarga le braccia e conferma che la palla è fuori. Poi passata la tempesta, mi sussurra: “Era bona, c’aveva ragione lui. Ma d’altra parte a noi i tedeschi ce n’hanno fatte tante…”.

4. Nel 1989 Ivan Lendl annunciò di rinunciare al Foro Italico perché “il pubblico romano non è adatto a un grande torneo”. Altri tempi, sicuramente. D’altra parte gli Internazionali di Italia sono stati l’unico torneo in cui un giudice arbitro (Baruti) è stato messo ko da un giocatore infuriato per una squalifica. L’unico in cui un arbitro (Brunetti) è quasi arrivato alle mani con un giocatore (Kodes). L’unico in cui un giudice arbitro (Bowron) ha lasciato la sedia per solidarietà con un tennista torturato dal pubblico (Higueras, l’avversario era Panatta…). L’unico in cui un tennista (Solomon) si è ritirato sentendosi danneggiato (l’avversario era ancora Panatta…). L’unico in cui durante un match di Davis un tennista (Alexander) è stato ferito (da una pietra). E al Foro Italico, durante la finale di Davis del 1978, Bjorn Borg fu oggetto di un lancio di monetine dalle tribune (l’avversario? Adriano Panatta…). Al punto che lo stesso Borg non si è più fatto vedere dalle parti del Foro Italico per diversi anni. Altri tempi, dicevamo. Ora la compostezza del Foro Italico si è allineata a quella degli Slam. Forse anche perché ora non ci sono più Azzurri in grado di scatenare istinti così bassi. Meglio così!

Al Foro Italico sono legati tanti ricordi: oggi si parte.

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