Svezia Italia qualificazione. Serve un’impresa? No, solo una buona partita
Non sappiamo se realmente lunedì sera San Siro prenderà per mano l’Italia e la condurrà ai Mondiali di Russia, come auspicato da mister Ventura, certo è che il compito che attende gli Azzurri è più arduo di quello di 20 anni fa, quando l’Italia allenata da Cesare Maldini, per approdare a Francia ’98 ebbe bisogno di giocarsi tutto negli spareggi.
Avversaria era la Russia e l’Italia (che nel girone arrivò seconda alle spalle dell’Inghilterra) riuscì a superare il turno pareggiando 1-1 a Mosca con gol di Vieri e poi vincendo a Napoli 1-0 (Casiraghi). Avesse pareggiato Darmian col tiro respinto dal palo, ci troveremmo probabilmente in una situazione analoga e invece ora alla nostra Nazionale verrà chiesto di battere la Svezia con due gol di scarto.
La sfida agli scandinavi è stata probabilmente affrontata con troppa leggerezza, peraltro immotivata dai recenti risultati degli Azzurri e dalla tradizione centenaria dei confronti tra Italia e Svezia. Da 105 anni infatti non vincevamo in casa loro, digiuno confermato ieri sera con una prestazione tutt’altro che memorabile.
L’ultima (e unica) vittoria risale all’Olimpiade del 1912, quando l’Italia passò a Stoccolma con un gol di Franco Bontadini. Da quel precedente, abbiamo racimolato 3 pareggi e 4 sconfitte e la Svezia nel 1983 riuscì anche a umiliare la Nazionale Campione del Mondo: 2-0 da loro e 3-0 al San Paolo (doppietta dell’atalantino Stromberg e gol di Sunesson).
Insomma, la Svezia non è mai stata un’avversaria docile o squadra che rievoca ricordi dolci. Uno dei più controversi è legato all’Europeo 2004: a Oporto prima fu il tacco con cui Ibrahimovic pareggiò la partita a farci disperare, qualche giorno più tardi arrivò il 2-2 tra Danimarca e Svezia, risultato perfetto per eliminare l’Italia rendendo inutile la nostra vittoria contro la Bulgaria.
Ieri non è andata certamente meglio, con gli Azzurri in balìa di una squadra non irresistibile, travolta dall’agonismo feroce degli scandinavi e a tratti anche poco tutelata dall’arbitro. Se però l’Italia vuole continuare a coltivare qualche speranza di qualificazione, è necessario allontanare alibi, recriminazioni e attenuanti.
C’è una partita vera da giocare in uno stadio che sarà tutto Azzurro e si farà sentire: in queste ore abbiamo sentito parlare della necessità di un’impresa ma noi riteniamo che basti anche molto meno. Ovvero una partita accorta ma coraggiosa, che esalti la (residua, intermittente, relativa, ok) qualità dei nostri e non trascenda in rissa. L’impresa è stata battere l’Argentina di Maradona e poi il Brasile di Zico al Sarria, non fare 2-0 in casa con Helander e compagni… Suvvia…