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Da zero a dieci, il doppio Keita e la topica di Orsato

10 – Keita per Inzaghi – Roma e Lazio in stagione si spartiscono due derby. Ma quelli decisivi se li prende l’aquila. In Coppa Italia per andare in finale, in campionato dove si riprende la vittoria che mancava dal novembre 2012. Quarto posto quasi sigillato e imbattibilità in serie A che dura dal 22 gennaio contro la Juve. Il copione è sempre lo stesso. Sigillare gli spazi, ripartire e palla a Keita. In settimana l’attaccante ha fatto capire che se ne andrà, ma se è un regalo di addio la sua doppietta rimarrà indimenticabile. Cinque gol in una settimana, valore di mercato decuplicato e i laziali avranno un eroe omerico da cantare per generazioni. Cori per Inzaghi, anche quelli decuplicati, che continueranno ancora il prossimo anno, condottiero nella stagione dei quattro derby che vince ancora tatticamente anche perdendo Immobile, suo migliore attaccante, nel pre partita.

9 – Il Napoli implacabile – Magari è capace di perdere otto punti tra Pescara, Palermo e Sassuolo, ma contro le grandi il Napoli del girone di ritorno è una garanzia. Per la prima volta nella sua storia vince le quattro partite giocate all’Olimpico e a San Siro contro Roma, Lazio, Milan e Inter. Soltanto l’Atalanta in questo campionato è stata capace di tenerlo per due partite senza segnare e in trasferta gli azzurri sono imbattuti dal 29 ottobre allo Juventus Stadium e nessuno in trasferta, 37 punti, è stato più efficace e più prolifico (41 gol fatti) in questa stagione. Vero che l’Inter gioca a perdere, o meglio a non vincere per non rischiare di arrivare sesta, ma la firma di Callejon riapre completamente la lotta per il secondo posto regalando un finale di stagione infuocato in testa e in coda alla classifica.

8 – Conti e Freuler, gli allungatori – L’Atalanta di Gasperini è squadra diplomatica, a casa sua quest’anno non passano le grandi. Roma e Napoli ci hanno rimesso le penne, la Juve ci lascia due punti che avrebbero chiuso definitivamente lo scudetto quando già era pronta a chiamare il sarto per farselo cucire. Nella sfida tra le squadre in cui i difensori segnano di più, segnano effettivamente quasi solo i difensori. Conti, ormai specialista supremo del campionato, autogol di Spinazzola, volo plastico di Dani Alves. Imbattibilità interna della Dea che continua dall’11 dicembre e Gasperini che frena la bestia bianconera dopo 14 vittorie consecutive. L’Atalanta non pareggiava con la Juve dal maggio 2009 e il resto del paese ringrazia. Almeno fino a domenica pomeriggio, quando la Roma spreca l’ennesima occasione di allungare la stagione.

7 – Il Crotone in striscia – E anche in scia, visto che con il pareggio contro il Milan accorcia a quattro punti il divario con l’Empoli e mangia un punto al Genoa oltre che ai toscani. Cinque risultati utili consecutivi, tre vittorie e due pareggi, con identici risultati. Nicola ha battuto Inter, Chievo e Sampdoria 2-1 e pareggiato con Crotone e Milan 1-1. Fa 11 punti in cinque giornate, più delle milanesi cinesi. Poteva pure essere vittoria senza la fagiolata in area che quasi casualmente consegna il pareggio al diavolo. E adesso la lotta salvezza si trasforma in uno stallo alla messicana dove ogni passo falso, e ogni passo giusto, può essere decisivo. Le prossime due sfide con Pescara e Udinese potrebbero cambiare la storia in serie A della squadra calabrese.

6 –  Schick e Iturbe, chi arriva e chi torna – Finora appena si dice boemo viene subito in mente Zeman. Presto al suo posto verrà in mente l’attaccante della Sampdoria, o meglio della prossima squadra in cui giocherà, che sarà prestigiosa almeno quanto le sue giocate. Segnava sempre uscendo dalla panchina, segna lo stesso da titolare e la qualità è sempre da stropicciarsi gli occhi. Solo l’infortunio lo tira fuori. Iturbe torna sul tabellino dei marcatori per dare il pareggio al Torino e poi twitta filosoficamente ‘Tornare me’. Un po’ tardi, visto che siamo a maggio, ma facciamo che una rondine faccia primavera.

5 – Pjanic e la Juve leziosa – Volete il simbolo della Juve proiettata a Monaco che passa in ciabatte il primo tempo e spreca un goloso match point nel finale? E’ Pjanic. Che prima si ricorda perché se n’è andato da Roma, per vincere, mettendo un cioccolatino sulla testa di Dani Alves per il gol del 2-1. Poi indossa di nuovo la casacca giallorossa per fare un favore ai vecchi compagni e con un retropassaggio senza senso regala il pareggio all’Atalanta. La Juve non subiva due gol dal 5 aprile in Coppa Italia a Napoli e dal 15 gennaio sul campo della Fiorentina in campionato. Distrazioni da Champions. Ma Allegri è talmente vincente che trova modo di allungare sulla Roma anche in un venerdì nel quale la sua squadra frena.

4 – La Sampdoria a pancia piena – Aveva espugnato San Siro e mandato in crisi l’Inter, era il 3 aprile. Da quel giorno Giampaolo e i suoi giocatori non hanno più vinto. Due pareggi con Fiorentina e Torino, due sconfitte con Sassuolo e Crotone. Prendendo sempre due gol a partita a parte sabato sera con i granata, quando però hanno dato una gioia anche a Iturbe che non segnava dai tempi della Roma. Finale in dissolvenza.

3 – Genoa e Fiorentina, le ingrate – Non basta a Juric e Paulo Sousa avere avversarie che cercano in tutti i modi di favorirli per un posto in Europa League e la permanenza in serie A. Il Genoa riesce ad andare in vantaggio e a farsi ribaltare in casa dal Chievo che perdeva ininterrottamente dal 12 marzo e adesso è a cinque punti dalla retrocessione. La Fiorentina riesce a perdere a Palermo, che al Barbera non vinceva dal 5 febbraio, tornando a quattro punti dal Milan e dall’Europa. L’ultima volta che Diamanti aveva segnato c’era ancora il muro di Berlino e il gol di Aleesami pare uno di Aristoteles ne L’Allenatore nel Pallone, nel senso che i difensori viola sembrano comparse poco credibili nel ruolo di birilli. La differenza è che il Palermo rimanda soltanto di una settimana la retrocessione.

2 – Il Milan misericordioso – Oltre alla penuria di risultati, una sola vittoria nelle ultime cinque giornate, la squadra di Montella si impegna nel generoso compito di regalare punti per la lotta salvezza nell’indecoroso e non dichiarato obiettivo di evitare a tutti i costi il sesto posto. Il Milan non vince dal 9 aprile con il Palermo, da quel momento pareggio fortunoso nel derby, sconfitta con l’Empoli e pareggio a Crotone. Nelle ultime sette giornate il diavolo ha vinto due volte, sempre in casa, contro Genoa e siciliani. Vuol dire battere a fatica le peggiori squadre del girone di ritorno e non riuscire a finalizzare la quantità di gioco, notevole, che costruisce. Manca il bomber, semplicemente. Cosa che Bacca non è più e Lapadula forse in serie A non sarà mai. Ci sarebbe anche l’Inter, alla quarta sconfitta nelle ultime cinque giornate, a permettere al Napoli di correre per il secondo posto. Sei gare consecutive senza vittorie per Pioli e un’assuefazione alla mediocrità che è ancora più triste del derby che si gioca a distanza per evitare il sesto posto. Che pure a una delle due milanesi finirà.

1 – Rudiger e la Roma  Niente, Spalletti non ce la fa proprio a mettere la firma sulle partite decisive della stagione. Nemmeno quando l’attaccante avversario più pericoloso si rompe prima del calcio d’inizio e un rigore inesistente ti rimette in carreggiata. Porto, Napoli in casa, Lione, due volte la Lazio. L’annata della Roma rischia di essere un gigantesco paradosso che ne racchiude le secolari contraddizioni. Può arrivare seconda per la terza volta in quattro anni eppure venire ricordata per i quattro derby che l’hanno estromessa dalla finale di Coppa Italia e dallo scudetto. Rudiger perde i nervi e si guadagna un rosso, seconda sconfitta casalinga del girone di ritorno e la solita sensazione di inconsistenza negli snodi che, parole del tecnico toscano, aprono le porte del paradiso. E’, e rimane, un paradossale purgatorio. Con la difesa che si scioglie quando il livello si alza e Dzeko che segna sempre ma solo quando non conta mai.

0 – Orsato e il pensiero quadrimensionale – Il rigore di De Rossi è un episodio del quale nella capitale si parlerà per decenni. Il problema di Orsato è che la dinamica tra Wallace e Strootman è talmente particolare da ricordare quella dei finti pugni che sembrano veri nei film di azione . Questione di prospettiva, diversa sul campo rispetto a una telecamera rialzata. Ma ci sono quattro occhi ravvicinati, arbitro e addizionale di linea, che non vedono l’assenza totale di contatto. La Var in questo caso sarebbe stata perfetta. Invece è un derby che rischia di essere falsato e per fortuna alla fine lo vince chi merita di più in campo.

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