10 – La parabola di Skriniar – Eravamo a luglio e tutti a chiedersi come mai questo difensore slovacco venisse portato all’Inter in cambio di 18 milioni di euro più Caprari. La risposta è arrivata in tre giorni. A Napoli ha messo il silenziatore al tridente di Sarri, contro la Sampdoria è lui a inaugurare la festa che porta per una notte Spalletti al comando solitario del campionato. Il resto è una tradizione autunnale, la doppietta di Icardi che alterna astuzia a potenza a eleganza, e l’aggiunta del brivido finale altrimenti non sarebbe pazza. L’Inter non si ferma nemmeno di fronte alla rivelazione del campionato.
10 bis – Sogno che si avvera – Ogni appassionato di cinema italiano anni Ottanta e di calcio sperava che prima o poi succedesse. All’84’ di Roma-Crotone è successo sul serio. In campo al posto di Barberis per i calabresi entra Aristoteles. Sì, lui proprio, l’omonimo dell’attaccante che salvava la vita a Oronzo Canà ne L’Allenatore nel Pallone. Il Crotone ha la maglietta bianca come la Longobarda e come la Longobarda perde all’Olimpico contro la Roma. Picchi di emozione indescrivibili.
9 – La Lazio senza confini – Cinque vittorie consecutive in trasferta in campionato, sette vittorie consecutive ovunque, un primo tempo di assoluto dominio a Bologna. La Lazio di Inzaghi non vince soltanto, spaventa per ritmo, qualità e intensità. Va a braccetto con la Juve, tiene a distanza la Roma, al momento è insieme a Inter e Napoli la squadra più efficace della serie A. E il tecnico trova continuamente risorse dentro una rosa che pare un pozzo senza fondo e che tutti in estate definivano una pozzanghera, risolvendo una delle poche serate storte di Immobile farcita da un rigore sbagliato. Efficace e anche, se pure a intermittenza, bella.
8 – La regola di Mertens – Nel campionato delle grandi firme in attacco, figurarsi se il belga rinunciava ad apporre il sigillo per rispondere a Icardi e Dybala. Contro il Genoa, precocemente in vantaggio, la ribalta da solo. Prima con una magia su punizione. Poi quando gli fanno notare che tirare da fermo è cosa di cui sono capaci molti, propone un gioco di prestigio che è suo e di pochi altri al mondo. Stop cieco e fiondata di sinistro nell’arco di 68 centesimi di secondo. Infine segna il terzo per fare il numero perfetto e chiudere la partita. Mistico e letale. E per merito suo il Napoli continua a guardare tutti dall’alto della classifica anche se con un secondo tempo in affanno.
7 – Trattati di balistica allo Stadium – Il risultato è tra le cose meno interessanti della notte allo Stadium, perciò i campioni si dedicano alla bellezza estetica chiedendo ai propri virgulti più rigogliosi di farlo. Il sinistro al volo di Bernardeschi è una perla da riguardare un milione di volte, la punizione di Dybala ha il sapore del già visto solo perché lui ci ha abituati a queste prodezze. Poi non sarebbe la Juve se non si addormentasse, con Lichtsteiner in particolare, ringraziando un fuorigioco di Paloschi se la Spal non le recupera due gol. Allegri andrà fuori di testa per un nuovo blackout emotivo e l’ennesimo gol incassato, ma la Juve ha ripreso la corsa, Higuain ha ripreso a segnare e Marchisio ha ripreso a giocare. Dieci gol segnati tra domenica pomeriggio e mercoledì sera. E adesso vediamola contro il Milan nello scontro diretto, nei quali finora ha sofferto.
6 – L’alba del Milan? – La copertina è di Calhanoglu, primo gol nella sua esperienza italiana, che sigilla il facile e convincente poker al Bentegodi. Niente affatto scontata, visto che il Chievo veniva da sei risultati utili consecutivi. Presto per dire che il diavolo è guarito, ma la reazione di orgoglio c’è stata in una serata niente affatto scontata. Poi sarà un caso se la prima delle due partite da giocare senza Bonucci propone una difesa che appare più solida. La sfida ai bianconeri darà altri indizi e forse anche qualche risposta.
5 – Il Torino impalpabile – Per quel discorso del digiuno granata, aggiorniamo i dati visto che Mihajlovic ha dichiarato che non ha letto i giornali riguardo alla polemica sugli adesivi razzisti con Anna Frank e magari ha perso il conto. Ultima vittoria il 20 settembre contro l’Udinese, poi un pareggio e tre sconfitte. Le ultime due consecutive e contro Roma e Fiorentina 4 gol incassati e nessuno segnato, Barreca espulso e Benassi, l’ex, che apre le marcature al Franchi. E manca ancora tanto al rientro di Berardi, senza il quale il Torino pare una matita spuntata. Fragile e senza identità.
4 – La Sampdoria bifronte – Ecco però per essere la rivelazione del campionato la squadra di Giampaolo è un po’ troppo allegra in trasferta. In casa travolge Atalanta e Crotone con disinvoltura, ma lontano da Marassi le ultime due apparizioni sono peggio che deludenti. Dopo il 4-0 subito contro l’Udinese, le tre reti incassate dall’Inter quasi immolandosi sull’altare nerazzurro prima di reagire e sfiorare un fantascientifico ritorno. Sconfitta si aggiunge allo 0-0 di Verona. Unica vittoria esterna contro l’acerbissima Fiorentina di fine agosto. Più equilibrio su due lati del campo nella lista delle cose da fare prima di Halloween.
3 – La difesa del Verona – Altri numeri da snocciolare. La squadra di Pecchia ne prende altri 3 contro l’Atalanta dopo gli altrettanti incassati nel derby. Significa che con l’eccezione dell’1-0 al Benevento, che non fa testo, i gol incassati sono 11 nelle ultime cinque giornate, tre dalla Lazio e due dal Torino per completare il conto. E nonostante tutto gli scaligeri sono lì a giocarsela con Spal, Crotone, Genoa e Sassuolo.
2 – Lungi Mirante – Per il premio Hart, che va al portiere autore dell’uscita più insensata del campionato, il portiere del Bologna potrebbe avere messo una seria ipoteca anche se siamo solo a ottobre per la prodezza compiuta sul secondo gol della Lazio. Ricerca di farfalle sul vertice sinistro dell’area e Lulic, che non segnava dall’età della pietra (e che poi per compensare la buona sorte sarà autore dell’autogol che riapre la partita e troverà modo di litigare con Inzaghi per la sostituzione), deve solo appoggiarci la fronte per segnare uno dei gol più surreali dell’anno. Condannando Donadoni alla seconda sconfitta consecutiva.
1 – La palude di Berardi – E del Sassuolo, che regala all’Udinese la prima vittoria in trasferta della stagione e inserisce ufficialmente la squadra di Bucchi nella lotta salvezza. Ad eccezione del Benevento, che non fa testo, è l’attacco più sterile del campionato, 5 gol in 10 partite. Eppure una coppia Berardi-Falcinelli prometteva faville in estate. E proprio Berardi è l’emblema della crisi. Frutto del desiderio delle grandi lo scorso anno, rigore sbagliato contro la Spal domenica, sostituzione nel secondo tempo mercoledì dopo una prestazione trasparente. Da isola felice a palude della tristezza.
0 – La maledizione del Benevento – Certo che ce ne vuole, per immaginare un copione più crudele. Hai appena settato il nuovo record negativo del campionato con 9 sconfitte consecutive. Hai appena sostituito in panchina Baroni con De Zerbi. Hai un rigore a tempo abbondantemente scaduto a Cagliari per pareggiare e trovare il primo punto della tua storia in serie A. Hai Iemmello che lo segna e la panchina che entra in campo ed esulta per l’impresa. Hai l’ultima azione da giocare al 96′ e spiove un pallone dalla destra sul quale Pavoletti si tuffa di testa senza nemmeno guardare la porta, incoccia perfettamente e la mette sotto l’incrocio. I sardi si prendono tre punti pesantissimi per la salvezza e il Benevento rimane a zero. Non è solo la squadra più debole del torneo, è anche la più sfortunata. D’altra parte questa città agli albori si chiamava Maleventum.