Avevo parlato di interruttori, in settimana, per provare a spiegare i clamorosi black-out della Roma di Eusebio Di Francesco. Scesi in campo a Napoli da vittima sacrificale, i giallorossi si sono trovati sotto dopo 5 minuti ma pochi secondi dopo è stata la fortunosa autorete di Rui ad accendere il famoso interruttore, stavolta da Off a On.
Da vittima predestinata a squadra che prova a giocarsela, senza pressione. La consapevolezza di affrontare un avversario più forte di te che ti consiglia di rintanarti opportunamente nella tua metà campo (Garcia qualche anno fa disse, sempre a proposito di una vittoria sul Napoli, “…li abbiamo chiusi nella nostra area di rigore”) e ti fa uscire quando puoi, senza fretta, affidandosi all’occorrenza a Santo Alisson Becker. Traiettorie di passaggio chiuse, passaggi sporchi e qualche ripartenza non fine a se stessa, tanto per alleggerire. Niente altro.
Così la Roma è passata al San Paolo ma occhio a parlare di redenzione, di rinascita. Se sia opportuno parlare di resurrezione, lo sapremo dopo Roma-Torino e soprattutto dopo il ritorno con lo Shakhtar, snodo centrale della stagione anche sotto il profilo tattico: contro la squadra ucraina più brasiliana della storia (o viceversa) sarà vietato prendere gol ma al tempo stesso la partita dovrai farla tu e gli spazi non saranno quelli concessi da Sarri.
Nessuno mi toglie dalla testa che il calcio, più della vita, sia una serie di Sliding Doors una in fila all’altra. E quindi che se la deviazione di Mario Rui fosse finita in calcio d’angolo invece di sorprendere Reyna, oggi parleremmo della pronta risposta del Napoli al gol di Dybala. E di una Roma coraggiosa ma rassegnata all’ineluttabile.
Il gol di Under ha galvanizzato i giallorossi e stordito gli azzurri, poco lucidi da quel momento in avanti e anzi preoccupati da una partita più complicata di quanto si aspettassero, a giudicare dal linguaggio del corpo.
Minuto dopo minuto la Roma ha ritrovato serenità e poi fiducia, trovando il gol del 2-1 con un gol alla Sarri e tutti gli effettivi coinvolti. Poi quando il vento gira capita che fai cinque tiri in porta e che quattro ne metti dentro, che Dzeko ne segni due fenomenali, che Mario Rui ti faccia l’assist per il gol che la chiude, miglior giocata in giallorosso del baffuto esterno portoghese.
A fine partita legittimi sorrisi e comprensibili abbracci. Ma guai a parlare di crisi scacciata. Se la Roma è guarita ce lo diranno Torino e Shakhtar, partite che Di Francesco dovrà vincere all’Olimpico. Dove i mugugni ultimamente hanno coperto gli applausi.