
I risultati della notte NBA.
Golden State-New Orleans 113-104 (4-1)
I Warriors completano l’opera e alla Oracle Arena chiudono la serie con i Pelicans grazie a un terzo periodo da 36-19 che chiude una partita fino a quel momento equilibrata. Come in gara 4 New Orleans va sotto ma trova l’orgoglio per reagire a fine primo tempo con Rondo e Davis. Ma dopo l’intervallo Golden State mette sul parquet il talento pregiato di Curry, Durant e Green e in un attimo si passa dal 59-56 dell’intervallo al 74-58, parziale di 19-2 in meno di quattro minuti che fa scorrere i titoli di coda sulla serata e sulla qualificazione. I Warriors toccano anche il più 23 prima di rallentare nel finale e prendersi la quindicesima vittoria consecutiva in casa ai playoff, record eguagliato con i Bulls che fecero lo stesso tra l’aprile 1990 e il maggio 1991. Kerr va ancora con Iguodala in quintetto e ha contributo pregevole dai Fab Four, guidati da Curry (28 punti, 7 rimbalzi, 8 assist e 10/16 al tiro), Durant (24 punti, 6 rimbalzi e 7 assist) e Thompson (23 punti, 6 rimbalzi e 3 assist) che è l’unico a non tirare con alte percentuali ma garantisce difesa in abbondanza. Discorso a parte merita Green (19 punti, 14 rimbalzi, 9 assist, 3 recuperi e 2 stoppate) la cui sapienza cestistica fino a quando non prende fuoco emotivamente è tra le più pregiate della Nba, tanto che a fine gara lo stesso Kerr predice per lui un futuro nella Hall of Fame. Di qui il 48% dal campo e i 36 assist su 48 canestri di squadra a conferma che i Warriors sono tornati nel momento decisivo della stagione. I campioni dominano a rimbalzo e i Pelicans, con una panchina ridotta a Clark e Miller, non hanno armi per resistere a lungo alla potenza offensiva della baia. Davis (34 punti, 19 rimbalzi e 4 stoppate) è come al solito sublime, Holiday (27 punti, 10 rimbalzi e 11 assist) mette insieme la sua prima tripla doppia ai playoff ed è una delle conferme di questa stagione, Mirotic (12 punti e 7 rimbalzi) è stata un’aggiunta inaspettata. New Orleans non può competere con Golden State in una serie playoff ma ha gettato le basi per il futuro e adesso ripartirà sciogliendo il nodo DeMarcus Cousins, il cui infortunio non ha affossato la sua stagione come si immaginava inizialmente. Tenerlo o liberare spazio per rafforzare il roster, da questa scelta dipende molto del futuro dei Pelicans.
Houston-Utah 112-102 (4-1)
Anche i Rockets vanno in finale di Conference con lo stesso risultato dei Warriors, ma al Toyota Center per piegare i Jazz devono fare una fatica doppia. La squadra di Snyder arriva con il progetto concreto di allungare la serie, rimane incollata a Houston tenendo basso il punteggio, recupera nove punti di svantaggio accumulati all’inizio del terzo periodo e ha ancora la forza di rimontare dal 97-91 a cinque minuti dalla sirena con una fiammata di O’Neale. Ma qui entra in scena Chris Paul, che sceglie la notte giusta per giocare la sua migliore partita in carriera ai playoff, parziale aperto da una tripla, nove punti consecutivi per il 107-98 che a meno di due minuti dalla fine spedisce la squadra di D’Antoni allo scontro finale con i campioni. L’uomo arrivato per dare la caccia al titolo chiude con 41 punti, un irreale 8/10 dall’arco, 7 rimbalzi e 10 assist, raggiunge la sua prima finale di Conference ed è fosforo ed energia in una serata nella quale Harden (18 punti e 7/22 al tiro) Capela, (5 punti, 5 rimbalzi e 5 stoppate) e Ariza (2 punti e 6 rimbalzi in 25 minuti) vivono inaspettatamente una serata nebbiosa in attacco. I Rockets compensano anche con una panchina da 28 punti distribuiti in una rotazione a quattro giocatori che stanno tutti in campo più di dieci minuti a conferma del fatto che a questo punto della stagione neanche D’Antoni può fare a meno di calibrare in maniera più profonda il minutaggio del roster. I Rockets mandano a bersaglio 18 triple, doppia cifra consecutiva dall’arco in sedici partite playoff consecutive il che è record Nba, ma soffrono l’energia difensiva e i ritmi dei Jazz, bassi fino a quando hanno benzina nelle gambe. Finita quella, nell’ultimo periodo, i padroni di casa segnano 37 punti e chiudono la serie. Mitchell si congeda dai playoff con un’altra prestazione da rookie dell’anno (24 punti di cui 22 nel solo terzo periodo, 4 rimbalzi e 9 assist) prima di arrendersi a un problema alla gamba sinistra nell’ultimo period, Utah ha contributo profondo da Ingles, O’Neale (17 punti e 6/10 dal campo), Gobert (12 punti, 9 rimbalzi e 5 stoppate) e da Burks dalla panchina (22 punti, 3 rimbalzi e 5 assist). La domanda se questa serie potesse durare di più con Rubio in campo resiste, ma D’Antoni si fa il regalo migliore per i propri 67 anni e adesso è resa dei conti con i Warriors con il fattore campo a favore. Si comincia lunedì.







