I risultati della notte NBA.
Philadelphia-Boston 103-92 (1-3)
I Sixers dovevano una reazione davanti ai propri tifosi e il Wells Fargo Center puoi applaudirli nella possibile ultima gara casalinga della stagione. Gli ingredienti di questa serie sono sempre gli stessi, difesa asfissiante dei Celtics, basso punteggio, percentuali limitate. Stavolta però i padroni di casa riescono a venire a capo dell’enigma nel secondo tempo dilatando progressivamente il vantaggio e approfittando di una superiorità netta a rimbalzo e della gestione del pallone non sempre ottimale da parte di Boston. Coach Brown cerca disperatamente protagonisti alternativi e trova la mossa giusta togliendo Covington dal quintetto e inserendo al suo posto TJ McConnell, che lo ripaga con la migliore prestazione in carriera (19 punti, 9/12 dal campo) 7 rimbalzi e 5 assist) e insieme a Saric (25 punti, 8 rimbalzi e 4 assist) è il protagonista assoluto di una serata nella quale i Sixers hanno di nuovo poco dagli esterni. Redick (7 punti e 3/11 dal campo) e Belinelli (9 punti e 2/10 al tiro in 25 minuti) contribuiscono al 26.9% di Philadelphia dall’arco, la panchina non aggiunge sostanza ma Simmons (19 punti, 13 rimbalzi e 5 assist) ed Embiid (15 punti e 13 rimbalzi) anche senza la loro migliore serata offensiva fanno la differenza vicino al canestro. Intensità che manca nel momento decisivo ai Celtics, fermi al 41.3% dal campo con tanto da Tatum (20 punti, 4 rimbalzi e 4 assist) e poco da Horford e Rozier in un quintetto che va a intermittenza. La panchina è limitata a Morris (17 punti e 5 rimbalzi) con Stevens che usa una rotazione effettiva di otto uomini. A fine partita non volano per aria i coriandoli come è abitudine per le vittorie dei Sixers dopo la prematura esplosione in gara 3 che si era trasformata in una sconfitta, a festeggiare possono essere i Celtics al TD Garden nel quale finora ai playoff non hanno mai perso.
Cleveland-Toronto 128-93 (4-0)
I Raptors vanno di nuovo in vacanza, per il terzo anno consecutivo, eliminati dai Cavs. Prevedibile dopo le prime tre partite, non pronosticabile il crollo fragoroso di gara 4 che è frutto della devastazione emotiva operata da LeBron James nei confronti dei canadesi. A Toronto hanno scoperto che togliere lo scettro al sovrano non è possibile, né modificando il roster né prendendosi la Eastern Conference e il fattore campo. Di nuovo 4-0 come la scorsa stagione e l’ultimo episodio della serie è un crollo vertiginoso dei Raptors e nuove certezze che si consolidano nei Cavs, autori di un primo tempo da 63 punti e dominanti nel secondo con il divario che si dilata fino al 100-72 di fine terzo periodo che fa scorrere i titoli di coda. Il dominio è tale, sintetizzato nel 59.6% dal campo di Cleveland che dimostra anche la totale assenza della difesa dei Raptors alla Quicken Loans Arena, che LBJ dopo avere dominato a piacimento (29 punti, 12/19 dal campo, 8 rimbalzi e 11 assist) può trascorrere gli ultimi otto minuti a festeggiare in panchina, con l’intero quintetto in doppia cifra e 33 punti segnati dalla panchina. Si dirà di Love (23 punti e 6 rimbalzi) e Korver (16 punti con 4/5 dall’arco) ma il dato più impressionante è che il quintetto dei Cavs tira con 37/56 dal campo e non trova opposizione. Coach Casey cambia di nuovo l’alchimia del quintetto ma non ottiene risposte abbassandolo, con Valanciunas che partendo dalla panchina è il meno colpevole della disfatta (18 punti e 3 stoppate) e DeRozan (13 punti, 5/11 dal campo e 5 rimbalzi) che viene espulso nel terzo periodo a conclusione di una serie da dimenticare e passerà l’estate a difendersi dalle accuse di non essere un giocatore determinante nei momenti decisivi della stagione. Anche Ibaka (12 punti e 1 rimbalzo) non ha impatto e insieme a Lowry sarà oggetto di riflessione da parte di una dirigenza che forse tirerà una riga sulle ultime stagioni e cambierà radicalmente la struttura del roster. L’alternativa è che LBJ decida di trasferire i suoi talenti lontano dalla Eastern Conference, ma sono discorsi prematuri. Per Cleveland, da quando il re è tornato, è la quarta finale di Conference consecutiva.