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Quando di notte si andava ‘in Gazzetta’

Non saprei dire quando sia iniziata e nemmeno quanto sia durata. Mi riferisco all’abitudine di ritrovarsi, dopo la mezzanotte, davanti all’edicola di piazza Oberdan a Milano. Per essere più precisi si trattava di quella sottile lingua di marciapiede che separa l’inizio di Corso Buenos Aires da via Spallanzani, proprio di fronte alla Farmacia Formaggia, che fungeva da rifugio in caso di pioggia o freddo intenso.

Siamo a cavallo fra gli anni ottanta e novanta. Per me e molti altri tumultuoso periodo di formazione nel mondo delle scommesse. Si marciava praticamente senza sosta su tutto, a seconda dei gusti e del livello individuale di follia. Cavalli, calcio, tennis ma anche i vari giochi da casinò, in sedi più o meno istituzionali. Io fui tra i pochi del Nord Italia a frequentare anche il cinodromo.

La grande rete era ancora distante anni luce dalle masse. Nel 1989 Internet esisteva già da un bel pezzo ma vi erano connessi soltanto 100.000 computer mentre il WWW sarebbe nato solo nel 1991 e il primo browser nel 1993. Ma sono tutte cose che abbiamo letto dopo, l’inizio dell’utilizzo reale della nuova tecnologia risale al 1996-97, almeno in Italia.

Ricordo benissimo di aver puntato via internet, in società con l’Allievo, sul pareggio di Atalanta – Juventus del 23 maggio 1997 con Filippo Inzaghi marcatore. Pippo la stagione successiva sarebbe passato proprio alla Juventus. Ai bianconeri, impegnati nella lotta col Parma, sarebbe bastato un pareggio per festeggiare il 24° scudetto con una giornata di anticipo. Un punto andava benissimo anche ai bergamaschi e Inzaghi era testa a testa con Montella nella classifica dei marcatori. Finì 1-1, e indovinate chi segnò per i nerazzurri? Il neonato Intertops dava il pareggio intorno a 3.00 mentre in Italia i clanda non lo davano a più di 1.50, forse anche meno, e quelli bravi puntavano forte.

Nell’oscuro mondo pre-digitale reperire informazioni era difficile. I giornali avevano ancora un ruolo fondamentale. Persino il Televideo. Tenete conto che la comunità di scommettitori era decisamente high tech per l’epoca.

Durante la paziente sosta davanti all’edicola, in attesa che uscisse appunto la Gazzetta dello Sport (per questo motivo si diceva ‘andare in Gazzetta’) era tutto uno squillare di NEC P7 e Motorola Micro TAC. Ricordo che pagai una sorta di imitazione del NEC, targato Alpine, 900.000 lire e le bollette telefoniche arrivavano più o meno alla stessa cifra.

L’uscita notturna della rosea era il pretesto, in realtà si andava lì per tante altre ragioni.

Si discuteva di sport e scommesse e spesso ci scappava anche qualche puntata. I clanda c’erano sempre. Voglio citare almeno Silvio il Mantovano, detto anche Silvio Pipa, e Lo Sceriffo.

Ma non solo. Ricordo una discussione avvenuta in una notte di inizio estate, direi fra il 1988 e il 1990. Appoggiato a un palo, stretto tra il traffico sempre sostenuto e lo strano viavài dei clienti della farmacia, conversavo con Bruninho e Lo Sceriffo. Il primo era un fine periziatore, uno che capiva le quote del calcio come pochi, il secondo, per quel poco che mi era dato di sapere, faceva il clanda in società con Il Mantovano.

Argomento: la crescente ondata di immigrati che stava invadendo l’Italia. Erano intransigenti, paventavano scenari apocalittici, mentre io ero più cauto. “Vedrai se tra qualche anno potremo star qui a broccolare* di notte senza prendere una ciapponata da qualche balordo“.

Alla fine Lo Sceriffo mi accusò di “preferire i negri ai terroni”. Mi chiedo ancora oggi perché. Probabilmente non lo saprò mai, tutta gente che oggi viaggia per gli ottanta e c’è la quota, non siderale, che sia passata a miglior vita.

Della vecchia guardia voglio citare: Il Tino, un vecchio toscano che conosceva tutti, detto anche l’Elefante. Lo ricordo molto accorto. “Alla lunga nemmeno i miliardari reggono una puglia** di 500.000 lire“. In un mondo in cui si giocava ‘a conto settimanale’, dove uno sbarbatello poteva puntare dieci milioni al colpo ‘bocca dire‘***, significava essere ben più che prudenti.

Poi ‘La Medica‘, di cui non ho mai saputo molto, e lo Zio D. Zio lo chiamavo solo io, perché era cugino di secondo grado di un mio socio di allora. Forse cugino della madre. Era un tipo brillante, amante della bella vita in tutti i suoi aspetti. Anche oltrecortina.

Più o meno della mia età, diciamo entro i 5 anni di differenza rispetto a me, cito, in ordine sparso:

Il Tebano, detto anche ‘Il Teba’, il cui nome dice molto sulle sue origini. Amico di Luca F., conosciuto più per il cognome che per il nome di battesimo. Preferisco citare solo il nome di battaglia ma alla fine penso che fosse talmente tirchio da non averne uno. Si diceva che avesse messo via due miliardi, investiti in BOT che allora rendevano il 10%. Pare che sia finito in Svezia o forse in Lettonia.

Lo Zak, uomo da leggenda per l’ippica italiana che meriterebbe, da solo, non un articolo ma un libro intero. Uno che, partendo dal nulla, ha stirato la partita. E poi i suoi amici, o soci, o scudieri Vinci-di-Poco e Fabietto.

Il Brighella, detto anche ‘Il Briga‘. Vendeva piatti e bicchieri, non ho mai capito cosa facesse veramente. Tipo divertente, dalla battuta facile.

Il Ricciolo o Ricciolino. Scommettitore professionista, sbrigativo, di poche parole. Una volta, nel 1991, durante un pranzo a Lambrate, nei pressi dell’agenzia ippica dove operavano il Marietto e La Tullia, mi girò (io ero alla punta) una scommessa sulla Stella Rossa vincente la Coppa dei Campioni. Lo fece sicuramente a una quota che conveniva più a lui, io all’epoca ero piuttosto ingenuo, mi ci è voluto tempo per capire. Ma sapete come è andata a finire no? Grazie Ricciolo, allora mi fece comodo.

Di Bruninho ho già detto, e va doverosamente citato anche il suo amico Il Carlino. L’uso dell’articolo è necessario, abbiate pazienza. L’ultima volta che l’ho visto delirava in un bistrot del ticinese, correva ancora Varenne. Non so che fine abbia fatto, ma mi è sempre stato simpatico.

Capitoletto a parte per il Ragioniere. Attenzione non parlo del Ragionier G. (di cui ho notizie fresche tra le altre cose) ma del Ragionier R. C. Siamo stati amici per anni. Era un bel tipo, che si faceva la lampada alle mani oltreché al viso per far vedere che non era abbronzatura da Lampados. Abbastanza comodo di famiglia, ha ballato l’impossibile. Era veramente un ragioniere: mi è capitato di vedere i suoi conti ed era stupefacente constatare come, nonostante egli fosse pressato dagli assegni postdatati che aveva emesso, con il timbro notarile sempre in agguato, fosse preciso nell’annotare scrupolosamente ogni singola operazione, anche la più insignificante. Bravo ragazzo, spero stia bene.

Ogni tanto veniva anche il Dott. R., autentico dottore commercialista. Se non fosse che intorno ai venti-venticinque anni dovette subire l’asportazione di non so quanti metri di intestino marcito per abuso di Glen Grant, direi che era uno dei più regolari. Puglia fissa: centomila lire. Per questo era considerato un mezzo barba, invece era accorto e saggio. Grande Dottore, chissà dove sei adesso.

Chissà quanti ne dimentico! Del Caliga, o Calliga, o Calandra, ho già scritto in un articolo precedente. Ogni tanto arrivava col suo amico Enrico C., noto tombeur de femme che pare fosse in buoni rapporti con Lapo Elkann. Forse era una leggenda. Campava accumulando debiti con grande classe e vendendo maglioni di cachemire. Famoso il suo colpo con il Teledrin, magari la prossima volta vi racconto come funzionava. E’ segnalato a Formentera, o posti simili, ma non sono sicurissimo.

Chapeau, come non citarlo? Non ricordo se venisse spesso o meno. Forse no. Detto anche Zeus o semplicemente Lo Zè. Di ottima famiglia, ma perfettamente a suo agio in quello stravagante sottobosco. Portaquote per una vita quando l’ippodromo aveva ancora un senso, tifoso del Pisa, appassionatissimo di galoppo. Penso sia ancora in giro.

Ogni tanto passava anche Fulvio Adami, e qui il nome e cognome per esteso è d’obbligo. Non c’è più, ma il suo ricordo è più vivo che mai. Grande uomo di cavalli, un pioniere, un precursore, un genio. Voglio ricordare solo i suoi momenti più belli sia da scommettitore che da gentleman driver. Anche lui, come lo Zak, meriterebbe molto di più che una citazione.

* Nel nostro contesto non significava rimorchiare o amenità del genere. E’ difficile da spiegare, ci vorrebbe un articolo apposito.

** Lo stake.

*** ‘Bocca dire’, cioè solo a parole, senza mettere la fresca (cioè i danée) prima, o avanti. Fresca avanti significava infatti pagare una scommessa al banco prima di conoscerne l’esito. Poi divenuto sinonimo di grandi quantità in senso più ampio per motivi che spero di non dover spiegare.

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