Trento, macchina difensiva implacabile per un posto nella storia

La Dolomiti raggiunge la sua prima finale della storia con un'impresa epica fondata su difesa e gruppo eliminando le ultime due vincitrici dello scudetto

Dentro la storia, a un passo dalla storia – Trento il suo posto nei libri di storia l’ha già conquistato. E stiamo parlando dell’impresa sportiva cestistica più grande del nuovo millennio, una delle più grandi nella storia del basket. A prima vista eliminare i padroni del campionato e costringere Milano a litigare di nuovo con gli anni dispari (nel 2015 lo scudetto le fu scucito da Sassari) è un’impresa epica paragonata da molti a quella del Leicester in Premier League nella scorsa stagione. Ma in realtà è venuta dopo l’avere spazzato via proprio i sardi ai quarti in tre partite, ovvero cancellando ai playoff le ultime due vincitrici del titolo. E il cammino trionfale di maggio è arrivato ancora dopo un girone di ritorno passato quasi sotto traccia rispetto alle potenzialità di una squadra che ha trovato in inverno la quadratura del cerchio con nove vittorie in dieci giornate. Insomma dall’84-48 contro Brindisi del 22 gennaio la squadra di Buscaglia si è trasformata legittimamente in una delle migliori squadre del campionato. Alla luce degli ultimi risultati, la migliore.

Le statistiche – Ha battuto Sassari in tre gare. Ha battuto Milano in cinque. Ha giocato quattro trasferte in questi playoff e le ha vinte tutte. Il suo ruolino di marcia è 7 vittorie e 1 sconfitta tra quarti e semifinale, simile a quello dei Warriors e identico a quello dei Cavs nella Nba. Non stiamo parlando di una squadra che sorprende. Stiamo parlando di una squadra che sta dominando. Inizialmente con la difesa, Trento è la squadra che concedeva meno punti in regular season con 72.7 e ai playoff è ulteriormente salita di tono abbassando a 70.3 di media il dato costringendo le avversarie e a tirare con il 27.8% dall’arco. Quello della Dolomiti è un meccanismo perfetto nel quale sono combinati movimenti a palla lontana a capacità individuali sopra la media. Fino a gara 3 contro Milano, l’unica sconfitta di questi playoff, viaggiava con una striscia di otto vittorie consecutive. Contro Sassari ha dominato in tre partite non segnando mai più di 75 punti. Contro Milano ne ha segnati più di 80 soltanto in gara 4 e gara 5, esplodendo offensivamente contro una squadra distrutta e spossata dal giocare ogni possesso come se fosse l’ultimo. In otto partite di playoff solo tre volte ha tirato con più del 50% da due e e solo due volte con più del 40% da tre. Significa che può dominare su due lati del campo anche con percentuali che solitamente ti costringono a faticare per stare in partita, non per vincerla. E’ un’anomalia cestistica di cui non si ha memoria nella pallacanestro recente. Ecco le medie ai playoff.

 Playoff Punti % da due % da tre Rimbalzi Recuperi Palle perse Valutazione
Gara 1 78 49.7% 31.3% 37.5 12.5 14.3 89.4

 

E’ una squadra appena normale a rimbalzo ma che ha un ottimo rapporto tra palle perse e recuperate e la capacità di mantenere alta la valutazione di squadra mettendo tutti gli uomini nella condizione di essere preziosi.

I protagonisti – Se volete un’idea del collettivo guardate le cifre individuali. Cinque giocatori in doppia cifra di media, Hogue, Gomes, Flaccadori, Sutton e Craft, più Shields che segue a 9.9 di media e Forray che sta a 7.9. Forse l’unico limite di Trento è una rotazione effettiva a sette uomini, corta, visto che Lechtaler è ottavo uomo a 5.6 minuti di impiego a partita. Ma è bastato per dare scacco a squadre lunghe e profonde come Sassari e Milano. Il nome più caldo è quello di Hogue, che a 14.1 punti di media aggiunge 7.8 rimbalzi di media tirando con il 58.7%, una presenza devastante in area. Gomes e Flaccadori tirano con il 57.1% e il 62.5% da due, il talento italiano aggiungendo anche il 41.4% da tre con l’80% ai liberi. Sutton è l’uomo che accende la miccia ed è quello con il più alto margine di crescita al tiro, finora solo il 17.4% dall’arco ma 4.8 rimbalzi e 1.6 recuperi a partite contro 2.4 perse. Il regista di questa macchina perfetta è Craft, 10.1 punti e 5.5 assist di media, uomo capace di controllare i ritmi meglio di qualsiasi altro play in questa stagione e diabolico difensore da 3.4 recuperi a partita, nessuno meglio di lui, contro appena 1.9 palle perse. Nessun dubbio che sia la chiave tattica di questa squadra. Forray è il simbolo di una squadra che lotta contro i pronostici e combatte su ogni pallone, impatto cresciuto enormemente in questi playoff e insieme a Flaccadori uomo che cambia l’inerzia uscendo dalla panchina. A parte le quote dei bookmakers, per quello che si è visto finora sul campo Trento è fisiologicamente favorita per la vittoria finale. L’approccio all’ultimo atto per una società del genere potrebbe essere un’incognita perché ci arriva con gli occhi puntati addosso dopo quarti e semifinali giocate di rincorsa e a fari spenti. Ma l’inerzia è tale che l’impresa più grande del nuovo millennio nel basket italiano potrebbe essere possibile.