Warriors implacabili, Spurs spazzati via, terza finale consecutiva – A Golden State, in positivo o in negativo, tutto ciò che succede diventa record e leggenda. Le 73 vittorie in regular season la scorsa stagione, la rimonta dal 3-1 subita dai Cavs nelle Finals. Adesso 12 vittorie consecutive per raggiungere le terze finali di seguito. Nessuna squadra ci era mai riuscita prima e i Warriors sono in corsa per chiudere i playoff e vincere l’anello senza nessuna sconfitta. Probabilmente contro i Cavs, per alimentare la rivalità del nuovo millennio. Nell’attesa anche gara 4 contro gli Spurs è come i due precedenti. San Antonio combatte con orgoglio, priva di Parker, Lee e Leonard, ma non ha armi su due lati del campo per arginare l’attacco dei Warriors e il 129-115 è l’esatta distanza che separa le due squadre. L’unico vantaggio dei padroni di casa è un canestro di Ginobili, per la prima volta in quintetto dopo 55 partite consecutive uscendo dalla panchina ai playoff, alla palla a due. Ma Golden State fa subito capire che non è in vena di sconti, segna 31 punti nel primo periodo e 34 nel secondo, chiude il primo tempo 65-41 e sono Curry e Durant a prendere per mano la serata offensivamente. Il copione non cambia nel secondo tempo, il vantaggio dei Warriors si dilata fino a 22 punti e l’AT&T Center si rende conto della superiorità degli avversari e canta il nome della stella argentina che potrebbe avere giocato la sua ultima partita con la maglia degli Spurs. Semplicemente la squadra di Kerr e Brown offensivamente non si può fermare. Alla quinta vittoria consecutiva contro San Antonio contando anche l’ultima in regular season, tira con il 55.8% dal campo, mette a referto 30 assist su 48 canestri di squadra, aggiunge 14 triple e domina 53-41 a rimbalzo. E l’intesa tra le due stelle raggiunge livelli sublimi. Insieme segnano 65 punti, quasi esattamente il 50% del fatturato complessivo, con Curry che aggiunge una nuova perla ai suoi playoff da 36 punti, 5 rimbalzi e 6 assist tirando 14/24 dal campo e segnando cinque triple. Durant è una macchina da canestri e rimbalzi, 29 e 12 con 4 assist e 10/13 dal campo.
Nelle pieghe della partita si infila il solito diabolico Green utilizzato come centro da 16 punti, 8 rimbalzi, 8 assist e 2 recuperi e passa quasi inosservato il 3/13 dal campo per 10 punti e 6 rimbalzi di Thompson che in questa serie sta faticando a dare un contributo offensivo costante. Ai Warriors manca Pachulia ma la panchina produce 32 punti con una serata da 12 e 2 recuperi di Clark che è l’ennesimo uomo ispirato di una rotazione in grado di fornire un protagonista diverso a ogni serata. Gli Spurs hanno un Popovich in vena di alchimie e Ginobili usato praticamente da ala grande risponde ancora con 15 punti, 7 assist e 3 recuperi. Simmons conferma di potere essere un’alternativa preziosa a Leonard e segna 13 punti con 5 rimbalzi e 4 assist ma c’è ancora poco dagli esterni del quintetto, Green segna 9 punti e Mills 14 tirando 4/13 dal campo. La delusione principale di questa serie è Aldridge che chiude con 8 punti, 7 rimbalzi e 4/11 dal campo senza riuscire a dare presenza vicino al canestro. Con Gasol da 14 e 9 rimbalzi la panchina sforna un Anderson da 20 punti e 4 recuperi e un Murray da 9 punti e 5 recuperi di cui 4 solo nel primo tempo per pareggiare il record ai playoff che appartiene a Ginobili. Gli Spurs tirano 8/25 dall’arco e provano ad alzare il numero dei possessi per giocarsela nella metà campo offensiva ma i Warriors in questo momento sono intrattabili. Rimane la domanda di come sarebbe andata se la caviglia di Leonard non si fosse girata di nuovo, avremmo visto una serie più equilibrata, probabilmente la sostanza non sarebbe cambiata. Warriors in finale per il terzo anno consecutivo e più che mai decisi a completare il lavoro interrotto lo scorso anno.
| Golden State | San Antonio | 4-0 |
EASTERN CONFERENCE
| Boston | Cleveland | 1-2 |