
Voi vedete il 132-113 sul tabellone e leggete 2-0 per i Warriors e pensate che ci sia una squadra che sta giocando il suo migliore basket contro una squadra che non ci sta riuscendo. Ma alla Oracle Arena va in onda molto più che la seconda vittoria di Golden State contro Cleveland in queste Finals che finora sono a senso unico. C’è un senso filosofico del gioco in questa partita perché i Cavs mettono in campo il meglio di quello che hanno in attacco e in difesa. E semplicemente i Warriors sono più forti, troppo più forti. Per questo la notte sulla baia si trasforma nella partita perfetta. Lo è per il ritorno di Steve Kerr in panchina, lo è per quello che Curry e Durant fanno vedere sul parquet. Qui si iniziano a scomodare slogan tipo la migliore coppia di giocatori di tutti i tempi e non ci siamo troppo lontani. I numeri li vediamo più in basso, semplicemente contro i Warriors in questo momento non è possibile giocare. E’ impossibile abbassare il numero dei possessi contro di loro e per un tempo i Cavs sono monumentali e generosi a metterla al tiro a bersaglio. Hanno abbastanza talento per accettare la sfida sui 24 minuti. Ma le partite ne durano 48 e come in gara 1 il terzo periodo è decisivo perché una squadra normale, dopo un primo tempo chiuso 67-64, ha bisogno di tirare il fiato. Golden State no, continua a martellare, scolpisce 35 punti anche nel terzo periodo, scappa avanti di 15 all’inizio dell’ultimo quarto e anche per uno con i superpoteri di LBJ diventa impossibile competere. Troppa differenza in termini di possibilità offensive, troppa anche la differenza nella metà campo difensiva, quella di cui non si parla mai quando si tratta dei Warriors. E mentre Cleveland sta provando a giocare una finale che si fa sempre più ripida, Golden State a un livello più ampio sta giocando contro tutte le più forti squadre di tutti i tempi per capire dove collocarsi nella storia. Sul podio sicuramente, sul gradino più alto probabilmente. Il titolo, in questo momento, non è nemmeno in discussione. A 14 vittorie consecutive, i playoff perfetti sono a due partite di distanza.
I numeri – Avevamo detto che i margini di miglioramento paradossalmente fossero più dalla parte dei Warriors che dei Cavs ed è successo. Si era ipotizzato quale fosse lo scenario con una percentuale dal campo più alta di squadra e con Thompson e Green, è successo esattamente questo. Golden State tira con il 51.7% dal campo, 18/43 dall’arco, confeziona 34 assist su 46 canestri di squadra. Segna 132 punti con una facilità imbarazzante e il dato impressionante è che ci riesce perdendo 20 palloni, un’enormità. Erano stati 4 in gara 1, la statistica diventa irrilevante in gara 2. Erano stati due gli uomini in doppia cifra nel prologo, sono sei in gara 2. Aveva perso a rimbalzo senza risentirne tre giorni prima, domina 53-41. Costringe i Cavs a tirare 100 volte dal campo contro 89, registra 22/24 ai liberi, costringe chi deve inseguire ad alzare i ritmi e li batte in un terreno sul quale non può essere battuta. Gli ospiti tirano con il 45% dal campo, appena il 27.6% da tre, incredibilmente perdono appena 9 palloni contro 15 recuperi e nonostante questo sono spazzati via anche in una serata nella quale trovano alcune risposte dal supporting cast.
I protagonisti – Curry e Durant la coppia più forte della storia? Se il primo realizza una tripla doppia da 32 punti, 10 rimbalzi, 11 assist con quattro triple e 14/14 ai liberi di cui 10 nel solo primo periodo e il secondo sale di nuovo a 33 punti, 13 rimbalzi, 6 assist, 3 recuperi, 5 stoppate e quattro triple fate voi. Parliamo della migliore interpretazione dei playoff in carriera per entrambi, ma l’impatto di Durant su due lati del campo è fuori dalla percezione umana e la sua difesa, unita a quella di Thompson, sta cambiando i destini della serie in una maniera che è difficile descrivere. A proposito dell’altro Splash Brother non solo spezza il pick’n’roll di Cleveland con il suo movimento di piedi ma segna anche 22 punti con 7 rimbalzi e 8/12 al tiro. Lui, Curry e Durant segnano 12 triple sulle 18 complessive. Green inizialmente ha problemi di falli ma gioca una partita da 12 punti, 6 rimbalzi e 6 assist e dalla panchina Livingston e Clark ne segnano 10 a testa, con Iguodala che mette le mani nei momenti difensivi più importanti con 4 rimbalzi e 5 assist in una notte dedicata ad aiutare i compagni senza guardare il canestro. La reazione di LeBron James era prevista e puntualmente si è trasformata in una tripla doppia da 29 punti, 11 rimbalzi, 14 assist e 3 recuperi, 12/18 dal campo e una facilità disarmante a raggiungere il ferro attaccando dalla punta nel primo tempo, ma la sensazione è che si prenda tutto quello che i Warriors decidono di concedere. Love è puntuale nell’entrare in ritmo con 27 punti e 7 rimbalzi alzando il numero dei tiri, 12/23 dal campo. Ai Cavs però sta mancando Irving, 19 punti ma con 8/23 al tiro senza trovare riferimenti e cambi di ritmo che avevano deciso la scorsa finale. E anche se Thompson e Korver segano 8 punti a testa, anche se Jefferson ha impatto, anche se Shumpert è positivo su due lati del campo nella prima parte, Cleveland non può permettersi uno Smith da 0 punti e 0/2 al tiro in 13 minuti in quintetto. La serie che si sposta alla Quicken Loans Arena potrebbe permettere ai Cavs di giocarsi un paio di partite ai 110 punti se trovano energie sufficienti da spalmare sul secondo tempo. Ma hanno bisogno di essere perfetti, non solo ottimi come in gara 2, e potrebbe non bastare. Nessuno scommette contro LBJ dopo quello che è successo lo scorso anno, ma è ancora più difficile scommettere contro la più incredibile macchina da canestri della storia del basket moderno.
| Golden State | Cleveland | 2-0 |









