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I Warriors sono perfetti, gara 1 è senza storia

L’illusione che tra Warriors e Cavs sia battaglia ad armi pari dura dodici minuti. O un tempo ad essere generosi. Ma la macchina da canestri di Golden State si accende definitivamente nel terzo periodo e con lei anche la difesa, gara 1 finisce 113-90 e all’orizzonte compare l’inquietante ipotesi che anche le Finals possano non essere diverse dal resto dei playoff. Ovvero un monologo dei Warriors, ancora senza sconfitte in post season e arrivati alla tredicesima vittoria consecutiva, che annientano i loro avversari con una serie infinita di opzioni in attacco e con una difesa di cui si parla troppo poco ma fa la differenza anche contro tutto il talento offensivo di Cleveland.

Alla Oracle Arena si inizia forte, 35-30 per i padroni di casa dopo il primo periodo, e anche il 60-52 di fine primo tempo lascia i Cavs di un LBJ che perde troppi palloni a contatto. Ma il 33-20 del terzo quarto manda i titoli di coda, spedisce i Warriors a più 20 e mentre Kevin Durant martella senza pietà il canestro dei Cavs è la difesa di Thompson e Green a generare il divario contro i campioni. E’ da qui che si parte, perché lo Splash Brother chiude una notte da 6 punti e 3/16 al tiro con 4 assist, il lungo si ferma a 9 punti, 11 rimbalzi e 2 recuperi con 3/12 dal campo, insieme fanno 6/28 eppure nella loro metà campo sono decisivi. Che i Warriors vincano con questo divario tirando il 42.5% dal campo, peggiore dato dei loro playoff, con il 36.4% da tre e tirando solo 16 liberi è un dato che spaventa i loro avversari. Che chiudano con 31 assist su 45 canestri dal campo è semplice media stagionale. Che perdano 59-50 a rimbalzo è un’altra anomalia statistica, esattamente come le appena 4 palle perse in una serata da 106 tiri complessivi. Ovvero un meccanismo perfetto che ottimizza ogni possesso mentre i Cavs di palloni ne perdono 20, un’enormità. A trascinare è Steph Curry, 28 punti con 11/22 dal campo, 6/11 dall’arco, 6 rimbalzi, 10 assist, 3 recuperi, una delizia nell’esecuzione e una motivazione gigantesca. Ma è soprattutto la notte di Kevin Durant, che con LeBron James ha un conto da regolare da anni, ovvero da quando gli viene contestato il fatto di vivere nella sua ombra quando lo affronta in campo. L’ultimo arrivato in missione per l’anello domina in maniera quasi imbarazzante con 38 punti, 8 rimbalzi, 8 assist, 14/26 dal campo e tre triple. Lui e Curry sono gli unici in doppia cifra dei Warriors, che hanno un Pachulia che iniza forte e poi si ferma e una panchina da 24 punti distribuita in otto giocatori. McGee gioca appena 5 minuti, Clark ne ha 18 tanto per dare un’idea di come la distribuzione dei minuti possa cambiare senza modificare il prodotto finale.

I Cavs sono ridotti a tre solisti che combattono contro un meccanismo più grande di loro e si fermano al 34.9% dal campo e a 11/31 dall’arco. Il re è numericamente pregiato, 28 punti con 15 rimbalzi e 8 assist, ma tira con 9/20 dal campo, perde 8 palloni di cui 7 nel solo primo tempo e non è messo in condizioni di colmare la distanza con la sua presenza. Love fa 15 punti e 21 rimbalzi ma con 4/13 al tiro. Irving ne produce 24 con 3 rimbalzi e 2 assist tirando 10/22 dal campo. Insieme la nobiltà chiude a 23/55 dal campo e nel 30/86 complessivo dei Cavs significa che il contributo del supporting cast è inesistente. Thompson è ridotto al silenzio in 22 minuti senza segnare con 4 rimbalzi, Smith fa una tripla in 28 minuti, Korver 0/3 dall’arco in 19. L’unico con mano appena educata è il vecchio Jefferson, 9 punti e 4 rimbalzi, ma è davvero poco contro questi Warriors. Gara 2 domenica notte darà altre indicazioni, anche se una risposta chiara è già arrivata. Golden State conferma di essere ampiamente favorita e chiudere i playoff senza sconfitte potrebbe non essere un obiettivo utopistico.

Golden State Cleveland 1-0
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