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LBJ nella storia, i Cavs travolgono i Celtics, terza finale consecutiva contro i Warriors

LeBron James nei libri di storia, Boston travolta – Nella serie più anomala dei playoff, quando la squadra che gioca in casa fatica a vincere o viene rimontata oppure, se sei Boston, perfino travolta davanti ai propri tifosi, il nome scolpito nella pietra non può che essere quello di LeBron James. I sovrani la storia la fanno e dopo l’eclissi di gara 3 e la firma nell’ultimo periodo di gara 4, LBJ trascina i Cavs a un perentorio 135-102 sul parquet dei Celtics. La stella ci mette 35 punti, che valgono il sorpasso su Michael Jordan come migliore marcatore di sempre nella storia della Nba e la settima apparizione consecutiva alle Finals dal 2011, l’ottava nella sua carriera. Da sette anni la squadra in cui gioca James va in finale.

Impressionante mentre si concretizza un altro record, quello della terza finale consecutiva contro i Warriors, e nella storia della Lega non si erano mai viste le stesse squadre darsi battaglia nell’ultimo episodio per tre stagioni consecutive. Statistiche che emergono da una partita senza storia copiata quasi in carta carbone da gara 2. Cleveland dopo lo spavento preso in casa, così come aveva detto Irving chiedendo la vittoria a tutti i costi per non allungare ulteriormente la serie, inizia furiosamente travolgendo i Celtics con la fisicità in attacco e togliendo ritmo ai suoi tiratori. Il primo periodo finisce 43-27 per i campioni e che gli ultimi tre quarti siano una formalità è più che un sospetto. Boston ha la forza di non crollare nel secondo, anche se il primo tempo finisce 75-57, ma nel terzo è inghiottita da un parziale di 34-17 che manda i titoli di coda e porta il vantaggio dei Cavs anche a più 39. Il lavoro lo fa come al solito la nobiltà che segna 74 punti sui 135 totali, più del 50% complessivo. LBJ vive una notte da 35 punti, 8 rimbalzi, 8 assist, 3 recuperi, 13/18 dal campo e 4/7 dall’arco, giusto per rispondere a chi trovava strano che anche lui potesse giocare una partita al di sotto della media. Irving continua da dove aveva chiuso in gara 4 e scrive 24 punti con 7 assist e quattro triple. Love indossa i panni del terzo violino e di scalpello sale a 15 punti, 11 rimbalzi, 3 assist e 4 recuperi anche tirando con il 38% dal campo. Il trio segna anche 11 delle 19 triple mandate a referto dai Cavs, che chiudono con il 46.3% dall’arco e il 56.5% da due, dimostrazione di una superiorità soprattutto atletica totale il cui impatto i Celtics non possono sostenere se non a tratti.

Il supporting cast va in doppia cifra soltanto con Williams, 14 punti e 5/6 dal campo, con Thompson, Smith e Korver che tengono ampio il divario senza brillare particolarmente. I Celtics chiudono la loro stagione senza riuscire a dare ai loro tifosi una vittoria nella finale di Conference e tirando il 43% da due e il 36.7% dall’arco, perdendo 18 palloni e pagando oltre modo l’assenza di un punto di riferimento offensivo. L’unico uomo prolifico è Bradley, 23 punti in 31 minuti con 10/20 al tiro, Smart dopo la serata di grazia di gara 3 è di nuovo a confronto con i suoi limiti, Horford finisce nella morsa della difesa di Cleveland e segna 8 punti con 8 tiri, Crowder e Olynyk in quintetto chiudono a 5/16 dal campo in coppia. Rozier e Green dalla panchina vanno in doppia cifra ma coach Stevens è il primo a sapere che questo è solo il primo passo verso il futuro. I Celtics guardano alla prima scelta del Draft e alla possibilità di scambiare i loro asset sul mercato per provare a vincere già dall’anno prossimo. Il presente è di Warriors e Cavs che aggiungeranno un nuovo capitolo a quella che è la rivalità cestistica più gustosa del nuovo millennio.

Boston Cleveland 1-4

 

WESTERN CONFERENCE

Golden State San Antonio 4-0
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