
L’impresa offensiva dei Cavs è replicabile? – Discorso molto semplice e sul quale verte l’intera gara 5. I Cavs in gara 3 in casa hanno segnato 113 punti. In gara 4 ne hanno segnati 137. Nessuno in questi playoff ha fatto meglio, nemmeno i Warriors. E’ stato frutto di una folle esibizione offensiva, 49 punti nel primo quarto, 86 nel primo tempo, tutti nuovi record per le Finals. Frutto di 53% dal campo e soprattutto di 24/45 da tre. Sono cifre difficilmente replicabili, frutto più dell’enorme sforzo profuso per evitare che i Warriors chiudessero i playoff perfetti. Ma sul 3-1 lo scorso anno per Golden State dicevamo le stesse cose. I Cavs sono vivi, questo è il punto di partenza. Con quante energie rimaste è l’incognita di gara 5.
La difesa dei Warriors sulle penetrazioni centrali – Ora subire 86 punti nel primo tempo riporta al solito discorso su separare i meriti dell’attacco e le colpe della difesa. Ma è un fatto che i Warriors a Cleveland sono stati fatti a fette da LBJ e Irving quando hanno attaccato dalla punta, andando fino al ferro, spesso non trovando nessun aiuto dopo avere battuto i difensori sul primo palleggio, chiudendo senza problemi nel traffico. In gara 3 sono rimasti quasi soli, in gara 4 hanno trovato collaborazione dai tiratori sugli scarichi. Golden State ha molte responsabilità nell’esibizione balistica dei Cavs nelle due partite e Steve Kerr deve ripartire dalla protezione dell’area per rimettere la serie sui binari visti nelle prime due partite.
La nobiltà dei Cavs – LBJ e Irving hanno segnato 71 punti su 137, molto oltre il 50%. Non è una novità. Che lo facciano alla Oracle Arena è possibile, non probabile, ma la chiave è stata l’aggiunta offensiva di Love, che non ha avuto bisogno di andare a rimbalzo perché quasi tutti i palloni andavano dentro, che ha segnato 23 punti con 6 triple. Il totale va aggiornato a 104 punti su 137, ovvero il 75.9% del totale. Per questo in gara 5 i Cavs avranno bisogno della nobiltà al completo, due terzi non basteranno, per provare a giocarsela. E naturalmente servirà il contributo dei sudditi, Smith e Thompson su tutti. Il primo è l’uomo che può punire il collasso della difesa dei Warriors sulle due stelle principali come fatto con le cinque triple di gara 4, il secondo può aggiungere spessore in area con i rimbalzi e anche con gli assist. Altro nome da segnare in rosso è Korver, finora ai margini della serie, potrebbe essere la sua partita.
E quella dei Warriors – Durant continua la sua battaglia con i Cavs e con chi lo riteneva tenero, se arriverà il titolo lunedì notte il trofeo dell’Mvp ha già marchiato il suo nome. Ma in gara 4 sono mancati gli Splash Brothers e bisogna capire se è un freno a mano tirato in attesa di festeggiare nella baia oppure se arrivati a un passo dal titolo, quando i talenti dei Cavs alzano all’estremo il livello della competizione, i due abbiano un limite emotivo nella gestione delle partite che chiudono serie e titolo. I fatti riportano 27 punti in coppia, 8/24 al tiro, 6/19 dall’arco combinati. Un giro a vuoto capita a tutti in una partita playoff, uno dei temi più gustosi di gara 5 sarà vedere come reagiranno alla tela rovinata della post season che poteva essere perfetta e non lo sarà.
L’impatto di Green e Pachulia – Entrambi ancora nervosi, soprattutto il primo, di nuovo vicino all’espulsione con un secondo tecnico che lo grazia solo perché poi si scopre che il primo era andato alla panchina. Kerr non è dispiaciuto perché con i Cavs che abbaiano furiosamente per non arrendersi vuole giocatori che rispondano emotivamente, ma nonostante i numeri Green è di nuovo andato fuori giri alla Quicken Loans Arena e non ha aiutato i Warriors dall’arco, spendendo di nuovo 4 falli di cui un paio evitabili. Il centro non gioca mai più di 15 minuti e il suo limite appare quando il trio offensivo dei Cavs ha le mani fredde, lui e McGee non sono giocatori dai quali andare per spezzare un momento negativo di una partita. Sono perfetti per cavalcare l’onda, ma non sono quelli che ti rimettono sulla tavola quando l’onda ti travolge.
La Oracle Arena – Per una volta i Cavs hanno fatto i Warriors giocando una partita mostruosa in attacco e i Warriors hanno fatto i Cavs chiudendo con un insolito 28.2% dall’arco, senza trovare risposte dal supporting cast e traditi da un paio di pezzi pregiati del quintetto. La Quicken Loans Arena ha avuto un impatto su gara 4 come la Oracle potrebbe averlo su gara 5. La situazione rispetto allo scorso anno è diversa, ma Cleveland non si è arresa, si torna nella baia sul 3-1 e da qualche parte i ricordi della rimonta iniziano ad affiorare. I Warriors non giocano solo per vincere il titolo, ma per dimostrare che la rimonta subita la scorsa stagione è stata una piega anomala nella storia e non un evento che in maniera ancora più estrema può essere replicato nel 2017.
La terna arbitrale – C’è talmente tanto talento e tanto agonismo in queste Finals che arbitrarle è probabilmente più difficile che giocarle. Però talento e agonismo meritano una terna arbitrale che garantisca un metro di giudizio univoco tra primo e secondo tempo. Diluvio di falli e tiri liberi nella prima parte, reazione ai contatti completamente diversa nella seconda, il pasticcio sui tecnici di Kerr e Green. In questa maniera giocatori e staff si innervosiscono e si rischia di condizionare lo spettacolo in campo. La Nba, sempre molto attenta alle dinamiche arbitrali, chiederà particolare attenzione agli arbitri che fischieranno in gara 5.
Le statistiche di gara 4
| Gara 2 | Warriors | Cavs |
| Punti | 116 | 137 |
| Percentuale dal campo | 44.8% | 52.9% |
| Percentuale da tre | 28.2% | 53.3% |
| Percentuale ai liberi | 75% | 67.7% |
| Tiri liberi tentati | 36 | 31 |
| Rimbalzi | 40 | 41 |
| Rimbalzi offensivi | 16 | 11 |
| Assist | 26 | 27 |
| Recuperi | 5 | 6 |
| Palle perse | 12 | 11 |
La produzione e il rating offensivo dei Cavs in gara 4 sono stati talmente folli che si fatica a darne una dimensione tecnica e la spiegazione più logica sta invece nelle pieghe emotive e mentali di una squadra campione in carica che non aveva nessuna intenzione di essere spazzata via da un’avversaria oggettivamente più forte. Lo si vede facilmente dagli assist, 27 su 46 canestri dal campo è cifra da Golden State, e dal 24/45 dall’arco che in queste dimensioni non si era mai visto nelle Finals. Anche gara 4 lo scorso anno ci sembrò anomala, ma all’epoca non c’era Durant e Curry non era al meglio. I Warriors sono in controllo ma è sicuro che i Cavs andranno nella baia senza nessuna intenzione di fare le comparse. Cleveland sa di essere meno forte ma ha risposto con tutte le energie che aveva a una situazione di svantaggio. Realisticamente è una situazione che somiglia di più alla serie tra Cavs e Celtics, quando Boston in gara 4 doveva essere spazzata via e invece trovò il modo di vincere a Cleveland e allungare la serie. La prossima mossa tocca a Golden State. Che sa di non potere tornare di nuovo a Cleveland sul 3-2, altrimenti gli scenari con o senza Durant diventano di nuovo imprevedibili.
| Golden State | Cleveland |
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