
Morte Cameron Moore, una tragedia incomprensibile – Quando muore un atleta fa sempre effetto. Si tratta di ragazzi giovani, attivi fisicamente, sopraffatti da anomalie più forti di loro. Ma la morte di Cameron Moore è ancora più assurda perché si poteva evitare. E colpisce il mondo del basket e quello italiano e della serie A in particolare. Aveva giocato a Caserta e Venezia.
Morte Cameron Moore, la dinamica – Moore stava giocando in Macedonia, all’AV Ohrid. Martedì sera, durante il primo allenamento con il nuovo club, si è prodotto in una schiacciata. Gesto naturale nella vista di un cestista. Ma si è subito sentito male ed è stato vittima di un collasso che gli ha fatto perdere i sensi. E’ stato soccorso e trasferito in ospedale, dove è arrivato già morto. Il centro soffriva di cardiomegalia, ovvero una patologia che ingrandisce le dimensioni del muscolo cardiaco provocandone il malfunzionamento. La malformazione era stata scoperta proprio durante il suo periodo italiano, a Caserta.
Morte Cameron Moore, la carriera – A 26 anni ancora da compiere, alto 208 cm, Moore aveva giocato in Ncaa ad Alabama ed era approdato in Europa nel 2012, al Ferro-ZNTU Zaporozhye. La stagione successiva, scoperto da Marco Atripaldi, l’arrivo a Caserta. Dove aveva disputato tredici partite, tra alti e bassi, prima di essere tagliato anche a causa di un problema al menisco del ginocchio destro che ne limitava le prestazioni. Appena arrivato in Italia le visite mediche evidenziarono il problema cardiaco. A Napoli furono svolti consulti con vari specialisti che diedero l’idoneità a giocare salvo l’obbligo di un controllo ogni sei mesi. La stagione successiva giocò 11 partite all’Umana Venezia per poi essere tagliato e tornare nella D-League americana. Era già anomalo che ai tempi del college nessuno si fosse accorto del problema. E’ ancora più assurdo perché a giugno 2015 era finito in coma a causa dello stesso problema. Eppure ha ricevuto l’idoneità per tornare a giocare fino all’incidente fatale. Dinamica che lascia molto riflettere sull’accuratezza con la quale vengono svolte le visite mediche anche a livello professionistico.




