Mercato Roma, Pallotta blinda Manolas

Il presidente della Roma ha parlato a Boston, dove la squadra giallorossa è in raduno. Il greco non si muoverà, questo l'annuncio del numero uno

Mercato Roma, Pallotta blinda Manolas: la squadra di Spalletti è in raduno a Boston, in pratica a casa del presidente James Pallotta che è stato avvicinato dai giornalisti per chiarire alcuni punti del mercato giallorosso, in stand-by ormai da settimane. Le prime parole sul caso-Manolas, corteggiato dal Chelsea e un po’ turbolento negli ultimi giorni.

Ognuno ha la propria personalità, adoro il ragazzo ma a volte sa essere una spina nel fianco ma è la sua personalità: è competitivo, vuole sempre vincere. A volte non gioca come dovrebbe ma non c’è nessuno che gioca ed è competitivo come lui.

Non credo sia infelice, prima abbiamo parlato del contratto. Quello che viene scritto dai giornali viene usato dai procuratori e altri club e crea più problemi di quanti pensassi ma al momento non abbiamo alcun interesse a venderlo anche se non sai cosa può mai succedere con i calciatori“.

Mercato Roma, Pallotta blinda Manolas: poi il presidente è tornato a parlare del suo rapporto con Francesco Totti. “Quello che mi ha detto è che questo sarà il suo ultimo anno ma non si sa mai. L’altro giorno mi ha detto che vuole allenare. Si vedrà. Il secondo è veder tornare i tifosi in Curva Sud.

Non c’è molto che possiamo fare, a parte creare un clima migliore. Possiamo venirne fuori ma ci sono delle regole da rispettare da entrambe le parti. Infine il terzo desiderio è quello di giocare al massimo, penso che se lo faremo saremo lì quando arriverà l’occasione dello Scudetto”.

Mercato Roma, Pallotta blinda Manolas: per la prossima stagione la parola chiave è ottimismo, l’arrivo di Luciano Spalletti per Pallotta ha rigenerato l’ambiente: “Sono sicuro che Luciano possa fare la differenza, ha uno dei migliori team di preparatori di tutta Europa, i ragazzi sono fisicamente e mentalmente nella miglior forma.

Se pensiamo a Juan Jesus, guardate quanto ha giocato bene, lui per primo ha ammesso di non aver espresso il massimo del suo potenziale, forse perché nessuno l’ha aiutato allenandoli a tu per tu sui movimenti in difesa.

Questa è la prima cosa che notai in Spalletti quando lo incontrai a Miami e mi mostrò sul suo tablet come avremmo organizzato il gioco difensivo, cosa che non avevamo mai fatto fino a quel momento“.