Avrebbe potuto, forse dovuto, essere la partita della svolta. Nel senso che per la prima volta dopo non so quanto tempo avremmo potuto trovare l’Inter favorita per la vittoria dello scudetto, o almeno co-favorita. Serviva una bella vittoria, convincente, netta. Che non è arrivata. Questa mattina le quote antepost infatti vedono ancora la Juventus in cima alla lista e l’Atalanta di Gasperini nel ruolo di sempre più consistente terzo incomodo.
Sono un po’ deluso, anche se un pareggio all’Olimpico sulla carta non è un risultato da buttare. Ma della carta si possono fare usi migliori.
Adesso ci tocca di giocare un derby contro un Milan capolista. Sì che lo so che ha battuto poco. Ma basta e avanza per rovinarmi i dodici giorni di attesa. Questi sono i precedenti. Sono passati quasi tre anni dall’ultima sconfitta, seppur ai supplementari e in Coppa Italia. Quella sera, nella tribuna semi deserta, un signore occhialuto, che sembrava distinto nel suo cappotto color cammello, mi fece con garbo il gesto dell’ombrello al gol rossonero. Già me lo vedo ridacchiare in poltrona, o forse anche in poltroncina perché non escludo che possa essere tra i pochi ammessi.
Ultimamente Conte si sta presentando alle interviste del post gara sorridente. Non so se considerarlo un buon segno. Forse sa che prima o poi la smetteremo di fare regali e tutto filerà liscio.
Si intravedono grandi cose ma la foschia è ancora densa come quel momento di difficoltà seguito all’espulsione di Immobile. Bello vedere un’Inter offensiva ma qualche dubbio resta. Speriamo per poco.