
Kolarov Roma e Lazio nel passato, pochi i doppi ex nella Capitale
Rimanendo solo agli anni 2000 la lista è lunghissima e zeppa di nomi illustri: Cristian Brocchi, Antonio Cassano, Francesco Coco, Cyril Domoraud, Andrés Guglielminpietro, Thomas Helveg, Amantino Mancini, Giampaolo Pazzini, Andrea Pirlo, Clarence Seedorf, Matias Silvestre, Dario Simic, Davala Ümit. Aggiungeteci Aldo Serena e Fulvio Collovati, oltre a Giuseppe Meazza. E’ l’elenco dei giocatori che negli ultimi sedici anni sono passati dal Milan all’Inter e/o viceversa.
E Juve-Torino? Qualche scambio ma niente di eclatante, quasi tutti dai granata ai bianconeri. Balzaretti, Ogbonna e poi Asamoah, Nocerino e Amauri, oltre a Ciro Immobile, cresciuto nel settore giovanile della Juventus e passato dopo tre anni al Torino. Se a Milano il passaggio di un giocatore tra Milan e Inter è affare normale, meno lo è a Torino. Mentre a Roma merita un discorso a parte…
Molto più raramente accade infatti che un giocatore della Roma passi alla Lazio o viceversa. Immediatamente alla firma seguono riferimenti all’infamità, al tradimento, al passato da cancellare.
La storia recente racconta pochissimi episodi e in questi giorni la casistica è tornata di grande attualità perché alla lista va aggiunto il nome di Alexandre Kolarov, che in queste ore ha firmato per i giallorossi e in passato vanta tre stagioni in biancoceleste.
E il fronte dei tifosi della Roma è già spaccato, come era lecito attendersi, anche se il passaggio non è stato diretto ma ammorbidito da anni di Manchester City.
Nell’ultima stagione giocata all’Olimpico, 2009-2010, Kolarov visse anche il Lazio-Inter dell’”oh noooo”, in quell’occasione il serbo riuscì a far arrabbiare sia i tifosi della Lazio che quelli della Roma. Così. “Sono sconcertato per quanto accaduto. Nella mia carriera non avevo mai assistito a nulla di simile. Invece di essere dalla nostra parte, la maggioranza gli spettatori ci schernivano e ci urlavano di non giocare. I fischi e i mugugni hanno accolto ogni parata del nostro portiere. Venivano applaudite le iniziative e le azioni degli avversari. I goal dell’Inter sono stati celebrati con un’incredibile esultanza. Non so se definire tutto ciò “odio verso la Roma”. Questo atteggiamento è andato oltre la rivalità sportiva, il buon senso e l’intelligenza. Non è più una passione, ma una malattia. Non riesco a capire come qualcuno preferisca danneggiare gli altri piuttosto che assistere a un successo della propria squadra. Tutti hanno visto quanto ci siamo impegnati nel primo tempo. Dopo il vantaggio nerazzurro abbiamo ceduto, poi l’atmosfera sugli spalti ha fatto il resto. Immaginate come si possa giocare ascoltando il coro “se vincete, ve menamo’. L’atmosfera era strana ma la gara è stata limpida. Ma non è colpa nostra se la Roma ha perso la sfida contro la Sampdoria”.
In passato il caso più eclatante è certamente quello di Lionello Manfredonia, quattordici anni nella Lazio tra giovanili e prima squadra e dopo stagioni anni alla Juventus, nel 1987 il passaggio alla Roma. In Curva Sud venne formato il Gruppo Anti-Manfredonia e la contestazione del tifo giallorosso fu feroce e incessante. Altri ex abbastanza celebri? Sinisa Mihajlovic, due anni in giallorosso e poi la consacrazione con la Lazio. Percorso inverso per Diego Fuser, che dopo diversi anni in biancoceleste arrivò in giallorosso dopo la vittoria dello Scudetto nel 2001. Dopo dieci anni, passati con Cagliari e Udinese, Roberto Muzzi tornò a Roma: prodotto della primavera giallorossa, firmò per la Lazio. Citazione obbligata anche per Ciccio Cordova, meno importanti le parabole di Fabrizio Di Mauro, Sebastiano Siviglia.
Anche se il vero grande campione ad aver indossato entrambe le maglie è Angelo Peruzzi, giovanissimo alla Roma e leggenda alla Lazio dopo aver difeso la porta di Inter e Juventus: in giallorosso fu squalificato per doping, con i biancocelesti è diventato una colonna del club, di cui è ora dirigente.
Ora alla Roma arriva Kolarov, che al di là della parentesi biancoceleste destinata ad alimentare polemiche, è la pedina giusta al posto giusto per Di Francesco. Esperienza internazionale, leadership, possibilità di giocare a sinistra ma all’occorrenza anche centrale, il back-up ideale in attesa del ritorno di Emerson Palmieri. Un altro colpo ben assestato da Monchi. A cui ora manca la ciliegina sulla torta.







