
Inter Roma precedenti spettacolari, rocamboleschi, amari.
Se rifletto sull’Inter e su Inter-Roma il primo pensiero è sempre lo stesso: “meglio loro che la Juve, nel caso”.
Idea radicata e circostanziata ma che ha vacillato e non poco negli ultimi anni del decennio scorso. Lo scudetto del 2008, inseguito e poi sfumato col gol di Ibra al Parma a mezz’ora dalla fine di una stagione che ci aveva visti di rincorsa, con Luciano Spalletti in panchina e il 4-2-3-1 con Totti inventato falso nueve. Erano i campionati in cui la Juventus si stava riorganizzando dopo Calciopoli e la Serie B e i nerazzurri si preparavano a completare il triplete monetizzando gli sforzi economici di Moratti.
Quel 18 maggio 2008 è una delle tante giornate da dimenticare, per noi tifosi giallorossi. Il vantaggio a Catania con Vucinic, il gol sfiorato del Parma e poi l’ingresso di Ibra al Tardini che al minuto 62 cancellò uno scudetto che la Roma avrebbe meritato. Anche perché nel girone di ritorno qualche fischio controverso, consentì all’Inter di mantenere il vantaggio sulla Roma.
Nel 2010 stesso copione ma stavolta lo scudetto dell’Inter fu limpido, vinto a Siena all’ultima giornata mentre la Roma si illudeva una volta di più superando il Chievo. Identica sceneggiatura, identica amarezza, identico tricolore accarezzato e poi sfumato sul più bello.
Sono stati tanti gli Inter-Roma significativi nella storia e spesso si è trattato di partite isteriche, fuori controllo, impossibili da pronosticare. Ricordo la Supercoppa 2006 vinta dai nerazzurri 4-3, andare in vantaggio 3-0 evidentemente non era stato sufficiente perché poi al supplementare ci punì la punizione di Figo. E poi il 2-4 del 1980 all’esordio di Paulo Roberto Falcao, il primo segnale che la Rometta di Anzalone era andata in pensione e si stava aprendo un ciclo bello. Ricordo un gol di Zanetti al 90’ per l’1-1 di un’altra partita nella quale eravamo certi di averla vinta, ricordo un assist folle di Totti per Osvaldo e visto che l’abbiamo nominato come dimenticare il gol più bello segnato da Francesco in carriera? Mezza Inter portata a spasso per il campo e pallonetto a battere Toldo.
Raramente a San Siro la Roma ha giocato partite banali o incolori, come quelle ad esempio che ha interpretato prima della sosta. Spesso è uscita sconfitta, qualche volta si è tolta belle soddisfazioni (l’ultimo trofeo alzato dalla Roma è la Supercoppa 2008, vinta a Milano con un rigore di De Rossi nel finale) ma sempre si è assistito a partite spettacolari, piene di gol e di colpi di scena.
Il guaio è che domani Spalletti e Di Francesco si giocano molto, in termini di classifica. Lo scudetto è andato ma il quarto posto non può essere fallito e con questa Lazio la sensazione è che saranno proprio nerazzurri e giallorossi a contendersi l’ultimo posto buono per la Champions. E questa sessione di mercato sta confermando quanto la qualificazione alla più importante competizione continentale possa significare per il bilancio, e quindi per le prospettive, di tutte e due le squadre.







