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Gp Italia 2017 le pagelle semiserie, Hamilton perfetto e Monza traditrice

Gp Italia 2017 pagelle – Per la F1 tredicesima gara della stagione a Monza.

PROMOSSI

  • Hamilton e Mercedes – Come si sa dopo Ferragosto è Natale e il Catena riceve i regali in anticipo. Ha in dono il fine settimana perfetto, perché la Mercedes è una body builder che sprigiona cavalli in qualsiasi condizione, dalla bufera tropicale al caldo desertico, e Monza è il tracciato ideale per esaltarla. In più proprio sulla pista di casa manca la Ferrari, in griglia ha le spalle coperte da una moltitudine di pretoriani motorizzati da Stoccarda e non ha nemmeno bisogno che Bottas gli faccia da vassallo. A metà gara si ferma a discettare di ingegneria biomeccanica con uno studente del politecnico di Milano e quando riparte ha ancora mezzo minuto di vantaggio su Vettel. Si porta in testa al mondiale, seconda vittoria consecutiva e record di tutti i tempi nelle pole position. Ora vediamo se in Oriente, dove non sempre è impeccabile, mantiene il cervello attaccato.
  • Ricciardo – Lui invece aveva chiesto un weekend emozionante e i suoi meccanici lo accontentano cambiando quasi tutti i pezzi della sua Red Bull e accumulando decine di posizioni di penalità. E’ costretto a partire da casa di Trapattoni a Cusano Milanino ma quando rimettono insieme la macchina scoprono anche che il motore Renault è aggressivo come non era mai stato prima. La rimonta da lontanissimo è la specialità della casa, esegue in maniera impeccabile con strategia opposta a quella degli altri e spaventa anche Vettel nel finale di gara sfiorando il podio. Sta triturando l’olandese che si trova per compagno di squadra.
  • Vettel – Certo, ai box ci sono Marchionne e tutti i rampolli Fiat sperando in ben altro esito, non certo una gara di catenaccio e palla lunga per limitare i danni. Il motore fa i capricci nella seconda parte di gara e senza penalità altrui starebbe fuori dal podio. Ma chiude Spa e Monza con un secondo e terzo posto, ovvero i risultati che aveva messo in preventivo, e adesso il calendario va in discesa come caratteristiche dei tracciati. I mondiali si vincono anche spremendo terzi posti dalle giornate di burrasca.
  • Stroll – Allora è questa la verità sul pischello. Magari con l’asciutto è discreto, ma uno tra tanti, e invece sotto l’acqua diventa un fenomeno proprio sulla pista dove Vettel nel 2008, con lo stesso acquazzone, si rivelò al mondo. Mette la Williams al sabato dove non era mai stata, in prima fila, mentre Massa è da un pezzo sotto le coperte. Domenica di conserva e settimo posto prezioso messo in carniere. Davanti al compagno di squadra.
  • Ocon – Appena lo sciolgono dal cane da guardia Perez che ha come missione quella di rovinargli ogni gara, si vedono subito i risultati. Nel tramonto di Monza porta la macchina rosa in terza posizione e per un po’ ha nel mirino anche la pole position. In gara prova a resistere stoicamente alla nobiltà e coglie il sesto posto, ovvero la vittoria tra le scuderie borghesi. E il compagno di squadra, nono, non lo vede mai nemmeno negli specchietti.

BOCCIATI

  • Raikkonen – Quando lo tengono troppo tempo lontano dalle bottiglie queste sono le conseguenze. Nel weekend più difficile della Ferrari il sabato tira fuori la lingua e scopre che la pioggia è analcolica, affonda anche la domenica, quando si rende conto che davanti a lui Ocon e Stroll fanno insieme 38 anni, cioè la sua età, prova un sentimento paterno ed esita a sorpassarli, quando Ricciardo lo svernicia a fine gara sta già pensando al Black Russian che potrà gustare lontano dai riflettori nella serata a Milano e non oppone resistenza, più o meno pensava alla stessa cosa all’inizio quando Bottas lo sorpassava all’esterno in parabolica. Tra Spa e Monza aiuta poco.
  • Ferrari – Davanti ai tifosi di casa, nelle celebrazioni per il settantesimo compleanno, la gara più brutta della stagione. Non manda in temperatura le gomme sul bagnato, fatica pure con quelle gialle, vede la Mercedes solo con il binocolo e per fortuna la Red Bull parte da Cinisello Balsamo perché altrimenti il podio di Vettel sarebbe stato impossibile. Faccenda da aggiustare al più presto per mantenere viva la lotta mondiale, perché dopo l’estate più calda di tutti i tempi potrebbe venirne fuori l’autunno più umido e altri acquazzoni arrivare in qualifica o in gara. Va talmente male che Marchionne, citando Conte ma ignorando la nobiltà di linguaggio, si mette a parlare di ‘balle che girano’. Urge reazione come in Ungheria, e Singapore tra due settimane arriva a proposito.
  • Verstappen – Niente, funziona solo quando piove. Tanto bello in qualifica quanto ingestibile in gara. Neanche tre giri e si mette a litigare con Massa, che in versione pensionato che guarda i cantieri si scorda di dargli spazio. Contatto, anteriore destra saltata e gara da buttare dopo le penalità del sabato. Proprio quando la Red Bull ricomincia a spingere che è una bellezza. Quando la lattina non ha problemi tecnici ci pensa lui ad accorciare la gara. Stagione da dimenticare.
  • McLaren – Vandoorne si ritira perché non sarebbe domenica senza una delle due vetture arancioni che abbandona a metà gara e siccome è tenero di cuore quasi si mette a piangere. Alonso fa lo spadaccino con chiunque gli capiti a tiro a metà schieramento, a un certo punto si trova vicino a Verstappen e tutti pensano che George Lucas possa trarne spunto per l’ennesimo sequel di Star Wars, invece il duello non regala nessuna emozione. Però si ritira all’ultimo giro. Poco, come sempre, e nemmeno divertente.
  • Monza – A parte il fatto che per l’ennesima volta ne viene fuori la gara più moscia dell’anno, senza emozioni per le posizioni di testa, a tradire la rossa è proprio la pista di casa. In Italia non pioveva dal 1989 e si scatena l’uragano proprio sopra le qualifiche mandando in crisi la Ferrari. Prova a farsi perdonare col sole splendente la domenica, ma non è giornata per il cavallino.
  • Charlie Whiting e Fia – La qualifica diluita all’infinito provoca disappunto a Monza, fischi dai tifosi e migliaia di appassionati nel mondo che si abbioccano sul divano nell’attesa che si cominci a girare. Il paradosso è che in uno sport nel quale i piloti vanno in giro con un pass che recita la scritta ‘i motori sono pericolosi’, i suoi giudici sono più prudenti dei vecchietti che vanno a ritirare la pensione. Dalla tragedia di Jules Bianchi la Fia è diventata maniacale in termini di sicurezza, ma quando la possibilità di mandare in pista le macchine si trasforma nel tentativo di evitare ogni minimo rischio in una disciplina dalla quale il rischio non si può eliminare, la misura è colma. Come la ridicola norma che penalizza di centinaia di posizioni sulla griglia chi cambia troppi elementi sulla vettura. Come l’altra che obbliga agli stessi assetti il sabato e la domenica, con conseguenza che se piove le macchine non stanno in strada e il pubblico rischia di pagare per uno spettacolo che ritarda ore o non può andare in onda. Fateli competere per scoprire chi è il migliore, col sole e con la pioggia. Americani padroni del giocattolo, cambiate in fretta le regole.
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