X

Gp Belgio 2017 le pagelle semiserie

Gp Belgio 2017 pagelle – Per la F1 dodicesima gara della stagione a Spa.

PROMOSSI

  • Hamilton – Er Catena vive un fine settimana di numeri tondi. Festeggia il gran premio numero 200 in carriera eguagliando il record di pole di Schumacher, 68, proprio nel teatro che più ispirò l’epica schumacheriana. Il giorno dopo Wolff gli ricorda che la macchina rossa non può averla almeno fino al 2021, perciò l’unica cosa che gli resta da fare è essere impeccabile con quella tedesca. E lo fa. Si mette in testa e resiste agli attacchi di Vettel in maniera fredda e ispirata, l’esatto contrario di quando fa il tamarro della Magliana dietro la Safety Car, che per poco non tampona. Si accende e spegne come una lampadina ma dimezza il divario in classifica.
  • Vettel – Marchionne gli fa firmare un triennale e poi gli dice: ‘Adesso vai a Spa e prova a stare davanti al Catena’. Lui ci prova e ci va pure vicino il sabato, quando non sembrava possibile. Ci prova anche la domenica, alla partenza e nel finale con le gomme Ultrasoft, ma davanti stavolta ha la versione di Hamilton senza macchia. Il secondo posto però conferma che la Ferrari va forte anche su tracciati disegnati per la Mercedes. E a Monza arriva con fiducia, con i contratti rinnovati dei piloti e con la squadra confermata in blocco. A giocarsela.
  • Ricciardo – Non se lo ricorderà nessuno, ma portare continuamente questa versione della Red Bull sul podio anche se a anni luce da Ferrari e Mercedes è una piccola impresa. Pulito, silenzioso, guida nel sottobosco, si ferma a raccogliere funghi nella Ardenne, piazza la zampata al momento giusto sui finlandesi e trova un terzo posto gustoso. Affidabile.
  • Grosjean – Sul tracciato nel quale per poco non decapitava Alonso nel 2012 coglie un ottavo posto prezioso per lui e per la Haas, che si mette dietro Force India e Williams. Ecco un altro che quando tiene il cervello collegato al talento riesce a fare la differenza anche guidando un triciclo. E Spa non mente sulla stoffa dei piloti.

BOCCIATI

  • Raikkonen – Rinnovato per il 2018, ma soprattutto caricato nottetempo a Stella Artois, il finlandese a Spa dimostra di avere il tocco magico cantato dai Genesis ma solo fino a quando non conta. Il sabato sta davanti a chiunque non si chiami Hamilton fino a tre minuti dalla fine delle qualifiche, errore puntuale all’ultimo tentativo e si sveglia quarto sulla griglia. Completa un fine settimana bizzarro scambiando la bandiera gialla per una birra bionda, accelera invece di rallentare come da norma basilare del regolamento beccandosi dieci secondi di penalità che lo mandano fuori dalla lotta di testa. Segue sorpasso d’astuzia su Bottas nel finale. Dall’enciclopedia raikkoneniana, il meglio e il peggio del repertorio.
  • Bottas – Nel tempio del talento regala il fine settimana più anonimo della stagione. Wolff continua ad avere Google Translate che non funziona e non riesce a motivarlo. Risultato finisce dietro Vettel in qualifica e dietro a Raikkonen in gara, beffato pure da Ricciardo. Eclissi in concomitanza con il rinnovo di contratto. Nel paddock a fine gara gli uomini della Mercedes ritirano la tuta di gara e gli regalano una divisa da paggio medievale, che quello sarà il suo ruolo nei confronti di Hamilton da qui alla fine del campionato. Confuso.
  • Verstappen – Ma come sarebbe? Arriva un fiume di gente vestita d’arancio dalla vicina Olanda per vederlo all’opera all’università della F1 e lui sembra un Palmer qualsiasi. Nessun guizzo il sabato, nessun guizzo alla partenza, otto giri anonimi prima di finire di nuovo imbottigliato nei problemi tecnici della lattina che lo lasciano a piedi per l’ennesima volta. La penalizzazione in Ungheria lo ha depotenziato come una power unit a fine ciclo. Il resto della stagione va utilizzato per trovare un equilibrio tra effervescenza nociva e prudenza eccessiva.
  • Massa – In Ungheria era stato messo in soffitta perché influenzato, in Belgio accartoccia la sua Williams contro il guardrail dopo una manciata di km il venerdì e fa più danni della grandine. Sabato è convinto di avere fatto un grande tempo in Q1 e gli comunicano che è escluso dalla Q2. Rimpiange di non essere rimasto in pensione a mangiare la Coppa del Nonno e noi rimpiangiamo un pilota più motivato nel campionato del sottobosco. Chissà che altro combina da qui alla fine della stagione.
  • Williams – Un tempo a Spa questa era una scuderia che andava forte. E veloce. Al sabato entrambi i piloti fuori dalla Q2. In Ungheria avevano messo in pista un ex pilota, hanno scelto un pensionato per sostituire Bottas e Stroll rimane sempre un adolescente catapultato sulle macchine degli adulti. L’effetto del Martini non è solo sulla livrea, ma anche sulle scelte di una squadra in palese confusione.
  • Perez e Ocon – Lo dicono tutti che le coppie che passano troppo tempo insieme finiscono per scoppiare e loro, dopo essere andati a braccetto per tutto l’anno uno davanti all’altro, hanno iniziato a prendersi a ruotate. Ennesimo incidente che provoca Safety Car e convulsioni a Hamilton che deve ricominciare da capo la fuga sulla Ferrari. Se non gli danno uno scappellotto e una caramella per fargli fare pace chissà cosa sono capaci di combinare in autunno.
  • McLaren – Vacanze finite e nervosismo diffuso. Vandoorne accumula talmente tante penalità per la sostituzione di ogni pezzo della monoposto che lo fanno partire direttamente dalla Space Station della Nasa. In mezzo c’è Alonso che sfoggia tutto il repertorio alla radio, dall’ermetismo al vernacolo passando per lo scherno. Naturalmente si ritira, tradizione a cui siamo affezionati. L’anno prossimo si dice o Williams o addio alla F1. Tutto pur di non arrivare mai più secondo. Missione compiuta completamente.
Articoli correlati