
Filippo Solibello è una delle voci più riconosciute e riconoscibili dell’etere nazionale. Ha inziato a lavorare a Radio Popolare e poi passato a Radio 2 è stato l’anima di Caterpillar per tanti anni oltre a collaborare per diverse altre produzioni della stessa Radio 2 e della Rai.
Ha presentato varie edizioni del Premio Tenco (1998, 1999, 2010 e 2012) e nel 2010 ha condotto l’Earth Day dal Circo Massimo di Roma. Dal settembre 2011 è autore e conduttore di Caterpillar AM, morning show di Radio2 che prevede anche delle strisce televisive.
Quello che pochi sanno è che Filippo Solibello è un grande appassionato di pallacanestro, oltre a un tifoso accanito dell’Olimpia Milano. Non è difficile scorgerlo sulle tribune del Forum a sostenere le ex scarpette rosse quest’anno allenate da Simone Pianigiani. Che Filippo ha ospitato qualche anno fa proprio a Caterpillar per un “uno contro uno” irresistibile insieme a Dan Peterson.
Qualche anno fa gli chiesi perché amasse il Basket. Mi rispose: “Poche regole, chiare e semplici. Come le prime leggendarie 13 regole che il Professor James A. Naismith, “The Doc”, scrisse sul giornalino studentesco di Springfield il15 gennaio 1892, per spiegare ai suoi studenti il nuovo gioco che aveva inventato: il basket ball. La prima regola, quella da cui partì tutto, recita: la palla può essere lanciata in qualsiasi direzione con una o entrambe le mani. Le mani, appunto, non i piedi, non una mazza, le mani, anatomicamente il punto più alto dell’evoluzione delle nostra specie, ecco perché l’evoluzione darwiniana dello sport ci ha regalato la pallacanestro.Nel basket tutti giocano. Anche chi parte dalla panchina. C’è il quintetto di partenza, ovvio, ma se non c’è una squadra vera di dieci, dodici persone, non si va da nessuna parte. Si gioca in cinque ma c’è il sesto uomo, che entra dopo e sa ribaltare gli schemi e il punteggio”.
La radio: una passione/mestiere che nasce come e quando?
La passione nasce da ragazzino, c’era sempre una radio accesa in casa mia, la hit parade il sabato al ritorno da scuola era un’appuntamento fisso, la musica era una costante, il giornale radio la compagnia di ogni pranzo. Il mestiere nasce dopo il liceo, mentre studiavo all’università ho iniziato a frequentare una gloriosa radio locale di Milano dove ho imparato a stare dietro il microfono e da lì in poi non ho più smesso.
Raccontaci in due parole la magia della radio.
Anche in una sola se vuoi: immaginazione. E’ tutto lì, è come nei libri, la magia è la parola, il suono, quello che ascolti ma non vedi, è quel 50% di sconosciuto. Il mistero, la bellezza nasce tutta da quello che tu puoi immaginare, è per questo che la radio deve restare radio, suono, sorpresa, in una parola: magia.
Il tuo sport preferito.
Il basket ovviamente! Fin dalle elementari, lo sport più bello del mondo, non c’è paragone con nient’altro.
Quella volta che in radio ti sei emozionato…
Tantissime volte, basta poco. Mi ricordo un papà che ci chiamò per dirci che con un piccolo aumento avrebbe comprato delle scarpe da calcio per la sua piccola. Ecco, cose così ti commuovono, è il paese reale, sono le persone che si svegliano con noi tutte le mattine, i nostri compagni di viaggio in questa coda infinita.
Hai un progetto in testa, raccontacelo….
Aiutare le persone ad uscire dalla schiavitù dei social network e dei telefonini, ma per ora è ancora in fase embrionale
Come immagini la radio tra dieci anni?
Due cuffie, una voce, una canzone, le parole e le emozioni che arrivano, come sempre, solo attraverso mezzi diversi. Magari non sarà più in fm, sarà in DAB, sarà via internet, sarà attraverso uno smart speaker come Alexa, ma in fondo sarà sempre quello: due cuffie, una voce, una canzone.
La cosa più divertente che ti è successa durante una trasmissione.
Una volta facemmo una partita a calcio surreale con Stefano Benni che dettava le regole. A un certo punto un giocatore-ascoltatore da lui istruito si spogliò completamente nudo e si mise in porta a parare un rigore.
L’evento che hai seguito dal vivo e che non dimenticherai mai…
La fumata bianca in Piazza San Pietro per Papa Francesco, sotto la pioggia. L’elezione di Trump raccontata in diretta nello stupore della notte di New York… e mille altre.
Ti emozioni ancora, quando sei in radio?
Certamente, tutte le mattine!
Il personaggio radiofonico a cui hai fatto riferimento, quando hai iniziato? Una cosa che ti piacerebbe fare, in radio….
Non era tanto un singolo personaggio, ma erano le radio degli anni ’80 tutte molto più libere e fantasiose di quelle che poi vinsero la guerra dell’etere negli anni successivi. C’era fantasia, spregiudicatezza e molta, molta poesia.







