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F1, le pagelle finali del 2017

F1 2017 pagelle – Per la F1 stagione conclusa ad Abu Dhabi. Tempo di tirare le somme.

PROMOSSI

  • Hamilton – Quarto titolo mondiale e aggancio a Vettel, ma non ci si aspettava niente di meno in piena epoca di dominio Mercedes. Il punto è che questo, al netto delle vittorie e delle pole position record, è stato il suo titolo più difficile. Contro un avversario che sa meglio di lui come si vincono i mondiali, contro una Ferrari che molto spesso è stata più facile da regolare della sua Mercedes. Ha dovuto metterci tanto del suo talento, e il resto l’ha fatto tenendo la testa collegata alla stagione in ogni momento, mentre in passato si faceva molestare da distrazioni di ogni genere. E’ maturato se si pensa che solo un anno fa si faceva scippare il mondiale da un compagno di squadra con un dodicesimo delle sue capacità di guida ma con il triplo della sua dedizione. Adesso il pilota britannico è più bilanciato tra i due estremi.
  • Vettel – Vi ricordate che a Schumacher, fino al 2000, veniva imputato di non essere adatto emotivamente a riportare l’iride in Ferrari? Al tedesco contemporaneo va alla stessa maniera. Tutti ad accusarlo dell’errore di Singapore, dove è incolpevole, e di sbagliare quando la partita si fa intensa agonisticamente. Ma l’unico vero errore grautito è stata la ruotata ad Hamilton di Baku. Per il resto si è giocato il mondiale con una vettura migliore del previsto ma inferiore, per mezzi a disposizione e sviluppo, della Mercedes. E non è colpa sua se in Asia è colata a picco per problemi di affidabilità. Di più non poteva fare, e spesso ha fatto più di quello che ci si aspettava da questa stagione. E’ il pilota giusto per dare la caccia al titolo. E l’anno prossimo è mezzogiorno di fuoco con Hamilton per chi arriva per primo a cinque.
  • Ferrari – Il sapore è quello dell’occasione buttata per banali problemi di affidabilità su pezzi da tre soldi. Ma per buttare un’occasione devi prima averla, e la rossa lo scorso anno avrebbe firmato per giocarsela alla pari con i cannibali argentati. Ha scelto un progetto preciso, passo corto che va meglio su tracciati tortuosi e concede molto dove si va più veloce, ha evoluto le sue componenti, ha osato quando ha annusato odore di titolo e ha pagato in affidabilità la necessità di correre troppo per raggiungere chi sembrava imprendibile. Stagione positiva e trampolino di lancio per la prossima. Dove si vedrà se è stato un caso o se è solo il primo gradino di una crescita poderosa.
  • Ricciardo – L’uomo sorriso è stato molto più affidabile del suo compagno di squadra per larghi tratti della stagione. Ha portato la Red Bull sul podio quando sembrava una lattina vuota e ha lasciato il palco a Verstappen nel finale quando l’affidabilità ha tradito lui. Gli austriaci vogliono il titolo con un pilota più giovane possibile ma intanto è all’australiano che bisogna guardare se volete i sorpassi più spettacolari e le staccate più audaci del circus. Forse non vincerà mai un mondiale, ma è un pilota che vorresti sempre nella tua scuderia.
  • Ocon – E’ stato quasi sempre dietro alle potenze del mondiale, Ferrari, Mercedes e Red Bull, e ogni tanto davanti. E’ giovane, silenzioso, non sbaglia quasi mai e porta sempre punti alla squadra. Un altro di cui si dovrebbe parlare di più e di cui si parlerà in futuro. Insieme alla Force India, sempre davanti a tutte le altre scuderie normali, il numero uno del campionato degli altri.

RIMANDATI

  • Red Bull – E chi ci capisce? Prima parte di stagione da buttare e salvata da Ricciardo. Dall’estate in avanti un balzo mostruoso verso il vertice, con le vittorie di Verstappen in Malesia e Messico, ultima delle quali dominata in maniera quasi imbarazzante. Tra sospetti sulle sospensioni, sulla power unit Renault trasformata in gemma preziosa e sulla matita di Newey tornata a tracciare linee geniali, comunque la terza forza di una stagione nella quale volevano essere protagonisti assoluti. L’anno prossimo la maschera va gettata, in un senso o nell’altro.
  • Bottas – Voleva il rinnovo e una volta ottenuto ha staccato la spina. Per questo non è promosso. Ma non è nemmeno bocciato come dicono in molti. Perché nella prima parte di stagione spesso ha compreso gli assetti prima e meglio di Hamilton, ha tolto punti alle Ferrari in Russia, è stato davanti in qualifica. E ha quasi sempre battuto Raikkonen, con cui ogni tanto ha anche sbattuto in pista. La Mercedes voleva una seconda guida poco ingombrante per vincere il titolo costruttori e lasciare il resto a Hamilton e ha ottenuto quello che voleva. Non sarà mai un pilota costante per tutta la stagione, ma ha numeri e stile per eccellere sporadicamente.
  • Sainz – Anche lui a volte artefice di prodigi e altre volte vittima di sangue latino troppo caliente nelle vene. Quando ha la luna ispirata guida meglio di Ocon e di tanti altri, ma tende a farsi incendiare la testa da troppi pensieri quando ha un fine settimana complicato. Ha tempo per crescere.
  • Stroll – Il bambino che per giocare si fa comprare dal papà tutto il circuito con le macchine dentro sembrava un flop a inizio stagione quando faticava a completare tre giri di seguito senza baciare i muretti. Poi è cresciuto, ha portato punti alla Williams nella parte centrale della stagione, è di nuovo calato nel finale. Doveva essere una stagione di purgatorio e lo è stata. La prossima dovrebbe essere quella di una crescita netta, se la scuderia del Martini glielo permette.
  • Verstappen – Piace o non piace, non c’è niente da fare. Lo si è visto raramente a inizio stagione, sempre bloccato da problemi fantasiosi della sua Red Bull. Trovata continuità ha vinto due gare e fatto saltare il mondiale della Ferrari a Singapore. Come talento puro è una spanna sopra tutti gli altri piloti della sua generazione, forse superiore anche a Vettel e Hamilton. Ma finché non impara cosa significa correre per un obiettivo più prestigioso di una singola gara rimarrà un pericolo per sé e per gli altri. Perché nessuno è in grado di spiegarglielo a parole e uno del genere impara solo curandosi i bernoccoli che si procura in pista.

BOCCIATI

  • Raikkonen – L’uomo aperitivo, imperturbabile qualunque cosa succeda come quando si sta al bar con gli amici dopo una giornata di lavoro. E’ capace di sparire quando conta esattamente come di tenersi alle spalle per dieci giri un Hamilton indiavolato in Brasile. Il tutto con la stessa faccia, la stessa voglia, la stessa voce. Anche il prossimo anno lo vedremo davanti in certe gare e poi sparire dal vagone che conta quando gli è richiesto di mostrare il biglietto. La F1 è piena di ragazzini che vanno forte ma la Ferrari rispetta la demografia italiana, sempre più anziana, e continua a concedere un posto di lavoro a un placido quasi quarantenne che il meglio l’ha già dato più di dieci anni fa.
  • Grosjean – E’ lotta a due tra chi sbaglia più e peggio nelle fasi concitate della gara. Il francese ha picchi assoluti e non è nemmeno assecondato dalla Haas regredita enormemente rispetto alla scorsa stagione. Fa un casino enorme in pista, ma almeno fuori è simpatico.
  • Magnussen – Il danese invece riesce pure a litigare con i colleghi a parole quando si toglie la tuta. Ha sverniciato quasi tutti nel corso della stagione ed è sulla lista nera di Verstappen, Ocon, Hulkenberg tra gli altri. Se gliene chiedono conto lui risponde semplicemente che non gli interessa. Probabilmente inizierà a interessargli quando dovrà trovarsi un altro sedile.
  • McLaren e Honda – Sponsor ufficiali del buonumore. Che stagione sarebbe stata senza ritiri, power unit cambiate come calzini, smoccolamenti di Alonso via radio e teatrini di ogni genere? Rispetto a inizio stagione sono anche cresciuti, ma i giapponesi erano tornati per vincere e l’asturiano se n’era andato dalla Ferrari per non arrivare più secondo. Invece continueranno insieme, lui e la McLaren, ma con la fornitura francese della Renault. Il fallimento più fragoroso nella storia della F1 moderna.
  • Regolamenti Fia – Una stagione piena di spettacolo continuamente rovinata da una gestione che non premia i migliori nello sviluppo e nello spremere la monoposto ma chi conserva meglio le varie componenti, come una Fiat in autostrada. Assetti che non possono essere ritoccati dal sabato alla domenica, vetture che non possono circolare appena cascano due gocce d’acqua, penalità astruse appena viene sostituito un pezzo di carbonio, e l’anno prossimo bisogna completare la stagione con tre power unit anziché cinque. Confidiamo negli americani nel futuro a medio termine, che la gente fa di tutto per risparmiare con la propria macchina in garage e quando arriva la domenica vuole solo divertirsi vedendo vincere chi va più forte.

Vettel e Hamilton faccia a faccia: l'anno prossimo lotteranno per il quinto titolo mondiale

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