“Gira la frusta Marcellooo!” No, non siamo all’Ippodromo di Tor di Valle e in pista non c’è il grande Marcello Mazzarini, per gli appassionati di trotto di quei tempi, una sorta di ottavo re di Roma. Non ci sono nemmeno i cavalli in realtà, ma cani. I levrieri del Cinodromo di Roma per la precisione.
Correva l’anno 1990, quello degli ultimi Mondiali di calcio giocati in Italia. A proposito, se non lo avete ancora fatto e avete voglia di ricordare quei tempi, leggete “La sindrome di Italia 90“, scritto dal nostro Marco Bonfiglio.
Marcello Mazzarini è stato un grande driver, così si chiamano i guidatori del trotto. Un vero idolo degli appassionati di ippica romani. Vinse ben tre Derby in sulky a Golden Top, Cherie ed Ercole AC. Poi come non ricordare la mitica Jef’s Spice, trottatrice americana appartenente alla Scuderia White Star e grande partitrice? Ci ha lasciati nel dicembre del 2010 ma già una decina di anni prima, nell’agosto nel 1999, un grave incidente in allenamento gli aveva provocato seri danni in seguito ad un ematoma cranico.
Non cavalli dicevo, ma cani. Ci troviamo al Cinodromo di Roma, in via della Vasca Navale, sotto Ponte Marconi.
E’ stata una delle esperienze più forti della mia vita di scommettitore. Si correva tutte le domeniche alle 10:15, di lunedì alle 15:00 e ogni mercoledì e venerdì alle 18:30.
Sui picchetti ufficiali salivano i clanda di Capannelle e Tor di Valle. Una commistione di sacro e profano che era pura poesia. Ricordo almeno Mario Ferri, un piccoletto molto simpatico (in realtà a Roma la doppia erre non esiste, quindi avrei dovuto scrivere Mario Feri) e ‘Er Pescetto‘, un personaggio da Romanzo Criminale, anche se ovviamente non era quello del clan de ‘i Pesciaroli‘, morto nove anni prima. Folta capigliatura e un pesante catenone d’oro in bella vista sull’ampia scollatura della camicia.
Quel giorno correva Caimano con il numero 4. La maggior parte delle corse sulla distanza più breve al Cinodromo di Roma erano ad handicap con cinque partenti.
Il 4 e il 5 partivano in genere intorno ai 260 metri con un vantaggio variabile sui numeri 2 e 3, intorno ai quattro-cinque metri. In fondo, alla corda, partiva il numero 1 con un handicap di circa 10 metri. Ovviamente c’erano aggiustamenti a seconda della gara.
Le gabbie di partenza numero 4 e 5 erano poste sul ciglio esterno della pista, e, spesso, vi prendevano posto cani che tendevano a scendere in corda (ossia all’interno) poco dopo la partenza conquistando così un vantaggio tattico fondamentale.
Caimano era veloce in partenza, e arrivava a quella corsa con dopo un paio di vittorie ottenute però con un handicap più vantaggioso. Correva cioè il rischio di essere bucato: i levrieri che partivano più indietro, ma all’interno, avrebbero potuto agganciarlo prima della sua discesa in corda, e praticamente estrometterlo dalla gara.
Lo davano a 1 1/2 (o 2.50 come si dice oggi), una rapina vera. Sulla carta.
I dubbi svaniscono poco dopo la partenza quando Caimano schizza fuori dalla sua gabbia prendendo un paio di lunghezze di vantaggio sul 5 e chiudendo la porta in faccia al 2 che tentava di inserirsi di prepotenza lungo lo steccato.
“E’ fatta!” penso io e con me tutti quelli che avevano puntato sul favorito. Incredibilmente sull’ultima (e unica) curva il nostro alfiere sembra però come fermo, bloccato, risucchiato dal gruppo. Ma, non ho mai capito come, tutti gli avversari si scontrano fra loro (si intruppano), chi venendo sbalzato molti metri indietro, chi restando bloccato. Resta in piedi solo Caimano che imbocca solitario la retta d’arrivo e vince isolato.
Un ragazzo bene in carne dai capelli corti e ricci a quel punto inizia a urlare “Gira la frusta Marcellooo!”, come se fosse a Tor di Valle, in una di quelle tante occasioni in cui il suo idolo Mazzarini andava a vincere una corsa dopo percorso di testa e allungo nel finale.
Nota per i non adepti: i driver del trotto durante la corsa tengono il frustino appoggiato alla spalla e lo girano quando vogliono sollecitare il cavallo a dare il massimo.
Non vi dico la faccia di Mario (detto anche Mariù) quando mi presentai ad incassare la vincita. Me lo ha ricordato per anni.
Nel maggio 2002, dopo 74 anni di attività calcolando le due sedi storiche, il Cinodromo di Roma cessò l’attività. Ora è la sede, non so bene se legittima o meno, dell’Acrobax Project. La sensibilità nei confronti delle corse dei levrieri è cambiata, basta vedere cosa è successo a Londra, con tanti impianti chiusi.
Questo articolo vuole essere solo un ricordo di giornate indimenticabili e bellissime. Fra i compagni di ventura dell’epoca, voglio citare almeno Marcello, della Garbatella, Albertone detto ‘Er Sola‘ e Robertino. Quest’ultimo l’unica volta che venne a Milano si presentò per farsi cambiare un assegno firmato da Massimo Cruciani. Si, proprio lui, quello di Trinca e Cruciani. Ogni eventuale reato commesso dai gentiluomini qui citati sarà certamente prescritto.