Non è l’unico, ma uno dei principali motivi per i quali gli sport professionistici stanno cercando in ogni modo di portare avanti la stagione è legato chiaramente a fattori economici. Si cercano sostegni da parte dello stato, ma è certo che tutte le società e il sistema ne avranno un danno ingente e che ancora non può essere quantificato. Alcune società di serie A rischiano di saltare per aria se la stagione non verrà finita e per questo si parla di un taglio del 30% sugli ingaggi dei giocatori, facile ipotizzare che sarà un terreno di duro scontro. Ma se problemi enormi devono essere affrontati dalle società più ricche e dai sistemi continentali e mondiali, vedi il rinvio degli Europei e delle Olimpiadi al 2021, la situazione rischia di essere insostenibile per tutto quello che sta sotto la punta dell’iceberg, ovvero l’oceano di società che compongono il calcio e lo sport dilettantistico.
Lo studio della LND
La Lega Nazionale Dilettanti in collaborazione con la Figc ha prodotto un dossier nel quale si ipotizza uno scenario nel quale il 30% delle società di calcio dilettantistiche potrebbero non ripartire dopo la conclusione dell’epidemia, rischiando di sparire. Per quanto riguarda il calcio è stato stimato che il 40% delle società dilettantistiche abbiano residenza tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte, ovvero le regioni più colpite dall’emergenza. Si tratta di circa 5000 società su 12000 sparse sul territorio nazionale. La LND ha chiesto un contributo pubblico di 12,5 milioni di euro per cercare di arginare le perdite di tutte quelle società nella prossima stagione non potranno iscriversi ai vari tornei.
Il rischio sociale
Non è un problema che riguarda solo il calcio e soprattutto non è un problema che riguarda solo le società. Se è vero che già nel ciclismo di vertice, che muove un giro economico molto inferiore a quello del calcio, diverse squadre stanno già chiedendo contributi per la disoccupazione, immaginate cosa può succedere a cascata per le società dilettantistiche e soprattutto per i settori giovanili di ogni sport. La sopravvivenza delle società è sicuramente legata a margini economici, ma la loro sparizione non ha niente a che vedere con i soldi. Soltanto per il calcio dilettantistico è ipotizzato che ci saranno 200000 atleti di varie fasce d’età che al termine dell’emergenza non potranno più tornare a giocare a livello agonistico. Privare uomini e donne dello sport, in termini sociali, può avere un peso anche superiore a quello economico. Le attività sportive da sempre aiutano non soltanto la salute e l’equilibrio fisico e mentale degli individui, ma spesso tolgono anche dalla strada e dai pericoli chi cresce e vive in contesti sociali più difficili e pericolosi. Stiamo parlando di una situazione estremamente complessa a cui non è facile trovare risposte adesso, ma è bene cominciare a fare considerazioni da questo punto di vista per non farsi trovare impreparati dopo, quando l’emergenza sociale potrebbe provocare effetti incontrollabili al pari della crisi economica.