Pecile e il derby vinto con Udine: Che emozione, il mio Palatrieste tutto esaurito!

Andrea Pecile racconta a Infobetting le emozioni nel giorno in cui il capoluogo giuliano ha riassaporato antiche e splendide sensazioni.

Pallacanestro Trieste derby Udine, Pecile ci racconta il successo davanti a 7000 spettatori.

Più di 7000 spettatori hanno salutato il successo di Trieste nel sentitissimo derby con Udine. Per un giorno il capoluogo giuliano ha riassaporato vecchie sensazioni, quelle che trenta anni fa l’hanno portata con l’epopea Stefanel al vertice della pallacanestro italiana.

Abbiamo chiesto ad Andrea Pecile, bandiera della pallacanestro triestina, di raccontarci le emozioni provate nel battere Udine.

Le tue emozioni nel derby.
“Fortissime. Il palazzetto era completamente esaurito, il derby mancava da 12 anni ed è una partita molto sentita. Un evento che considero parte integrante del nostro percorso di crescita, che alimenta le ambizioni del nostro sponsor Alma. C’era tanta attesa per una sfida così importante, siamo contenti di essere stati all’altezza della situazione”.

Ne avevi giocati altri? Se si quando?
“Diversi. A livello giovanile, col Don Bosco, contro Udine, Gorizia e la stessa Pallacanestro Trieste. Poi da professionista ne ho giocati ad Avellino o quelli dell’Andalusia con la maglia di Granada contro Malaga e Siviglia. Certo, scendere in campo contro Udine con la maglia numero 10 della mia città è stata un’emozione speciale e mai provata”.

Pallacanestro Trieste derby Udine, Pecile ci racconta il successo davanti a 7000 spettatori.

E’ stata una partita come un’altra, come dice Zeman?
“La preparazione è stata complicata, con tante distrazioni. Diversi sponsor ci sono venuti a trovare in settimane, giovedì c’è stata l’inaugurazione del PalaTrieste targato Alma, con la benedizione del Vescovo. Venivamo da quattro vittorie di fila, giocavamo in casa, sentivamo tanta pressione e abbiamo una squadra con esperienza relativa. Avevamo tutto da perdere ma siamo rimasti concentrati e l’abbiamo portata a casa, nonostante una prestazione tutt’altro che superlativa”.

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Udine e Trieste, due mondi completamente diversi eppure separati da pochi chilometri.
“Sono città che hanno molto poco in comune. Gli sfottò ci stanno, finché rimangono in un contesto di divertimento, di presa in giro. Ho tanti cari amici di Udine. Ciò non toglie che Trieste sia nettamente più bella…”.

Pallacanestro Trieste derby Udine, Pecile ci racconta il successo davanti a 7000 spettatori.

Un Pala Trieste tutto bianco e rosso…
“E’ stato fantastico, con le magliette Sunshine a colorare le tribune. Ho raggiunto un obiettivo che mi ero posto lo scorso anno quando ho deciso di tornare a casa. La cosa più importante è la crescita della società, che lavora tutti i giorni per giocare partite così. Abbiamo riacceso entusiasmo della città, continuiamo a guardare il futuro ma ogni tanto è anche bello fermarsi e godersi le cose, le vittorie, le soddisfazioni”.

Trieste ha dimostrato un potenziale da Serie A, per qualità e quantità di pubblico…
“Trieste sta crescendo. Alma e gli sponsor credono nel progetto, la squadra sta interpretando un ottimo campionato, da due facciamo i playoff. Detto questo, non credo che siamo pronti per la Serie A, che è un mondo completamente diverso”.

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Quanto potete crescere ancora?
“Immensamente, sotto diversi punti di vista, a livello societario e organizzativo. La vera sfida che ci attende è strutturare una società che per diversi anni si dia come obiettivo i playoff, l’attenzione al Settore Giovanile. La gestione del Palatrieste rappresenta un’occasione da cogliere, in questo senso. Poi una stagione prendi stranieri migliori, qualche anno li sbagli. Ma rimani sempre in piedi”.

Cosa volete da questa stagione?
“Continuare ad aumentare livello di sintonia con la nostra gente, divertire il pubblico. Siamo 12 ragazzi che non mollano mai, che danno sempre il massimo, il pubblico di Trieste l’ha capito. L’arrivo di Cittadini aggiunge al nostro organico un giocatore e una persona eccellente. Credo che possiamo competere con chiunque, ora. L’ambizione è la salvezza, poi penseremo a un posto nei playoff e a come giocarli.