
Roma rinuncia candidatura – E così è ufficiale. Dopo il no della giunta Raggi alla candidatura di Roma, anche il Coni si arrende. Lo annuncia il presidente, Giovanni Malagò, in una conferenza stampa dai toni delusi. E sono tanti gli argomenti toccati.
Roma rinuncia candidatura, l’annuncio – ‘Ho scritto al Cio la lettera con la quale interrompiamo la candidatura. Coerentemente con quanto detto, ritengo che per portare avanti questo progetto servivano tre gambe. Una di queste, secondo me e secondo la stragrande maggioranza degli italiani per motivi demagogici, è venuta a mancare. Così siamo costretti a interrompere. Il piano alternativo ci sarebbe stato per restare in corsa, ma non ci avrebbero votato. Non eravamo più credibili. Interrompere e non ritirare? Eravamo in condizioni di andare avanti. Abbiamo detto al Cio che interrompiamo. Interrompere questo processo a 11 mesi dall’aggiudicazione ha un precedente. Vancouver nel 1974 si ritirò dalla corsa ai Giochi invernali del 1980 e ha avuto i giochi solo nel 2010. Pagò un prezzo altissimo, questo ci fa capire che danno sia stato fatto ai danni dello sport italiano. Per la prima volta in 102 anni tutto il Paese sportivo sosteneva la candidatura. Dovremo cercare di fare tornare credibile lo sport e il Paese’.
Roma rinuncia candidatura, frecciate alla Raggi – ‘La sindaca Raggi è in possesso degli ultimi recenti sondaggi che danno sempre più romani favorevoli. Ha detto che era da irresponsabili dire sì? Non è più irresponsabile dire no al miliardo e 700 mila dollari del Cio per il rilancio di Roma? Da oggi ci concentreremo solo sui nostri asset. Nessun no potrà mai cancellare la nostra storia. Non faccio nessuna polemica. Avrei voluto dire alla Raggi che avrei portato un’Olimpiade pulita, lecita. L’interesse per gli appalti non ci appartiene. Ho cercato invano di contattare Beppe Grillo. A lui e alla Raggi avrei proposto un dream team di tre nomi: presidente del Comitato organizzatore sarebbe stato Nerio Alessandri, molto stimato al Cio; a dare una patente di rispetto un amico di infanzia di Grillo, l’architetto Renzo Piano. E la terza persona sarebbe stato il generale Enrico Cataldi, il nostro procuratore generale dello sport, tra l’altro contattato dall’amministrazione di Roma per dare una mano.’
Roma rinuncia candidatura, il futuro – ‘Montezemolo ci avrebbe portato voti del Cio altrimenti irraggiungibili. Anche Pancalli e Bianchedi sono stati trattati male quel giorno in Campidoglio. Frattura insanabile con il Comune? Non lo so, però ci abbiamo messo 102 anni per diventare uno tra i Comitati olimpici più apprezzati al mondo. Dovremo scalare una montagna per tornare credibili. Fa riflettere che io non sia mai riuscito a incontrare la sindaca. Aveva preso una decisione preconfezionata. Io ho sempre detto che senza agenda 2020 non ci saremmo nemmeno iscritti. L’ho detto in tutte le salse. Però non ci hanno voluto ascoltare. Noi oggi smettiamo di occuparci di Roma. Auguri al Flaminio, ai palazzetti, alle periferie. Il Coni deve tornare a occuparsi del resto del Paese. Nessun ricorso al Tar, non saremo noi che provocheremo uno strascico in tribunale
Roma rinuncia candidatura, la chiusura – ‘Come si fa a non capire che lo sport può essere veicolo di sviluppo e rigenerazione del paese? Noi abbiamo fatto solo quello che ci è stato chiesto di fare. Lo stavamo facendo al meglio, ecco dove sta l’assurdità di questa storia. Noi siamo sempre stati contrari al referendum. Lo avremmo dovuto fissare all’inizio di quest’avventura, non dopo tre anni di lavoro. Io mi volevo sotterrare con Bach e il resto del Cio, ma loro mi hanno riconosciuto che più di questo non potevamo fare. Da oggi il Comitato promotore è in liquidazione.’






