Roma nel caos: potrebbe andare peggio, potrebbe piovere…

L'eliminazione dalla Champions e il pareggio di Cagliari hanno scatenato l'ambiente giallorosso. Storie di rimonte, di psicodrammi collettivi, di romani che fanno il male della squadra...

“Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere”, avrebbe commentato il compianto Gene Wilder al termine della partita incredibilmente pareggiata dalla Roma al Sant’Elia domenica sera.

In pochi giorni, come da tradizione, i giallorossi sono stati capaci di impiccare parte della loro stagione prima consegnandosi al Porto e poi sprecando il 2-0 in casa del Cagliari.

I quindici giorni che separano la squadra di Luciano Spalletti da Roma-Sampdoria saranno infiniti. Tra la coda del calciomercato destinata a fornire poche gioie al popolo giallorosso mentre altre concorrenti dirette si rinforzano e le polemiche seguite al suicidio di Cagliari psicanalizzate 24 h dalle radio capitoline. Non sono certo giorni facili questi per la Roma.

Maestra, storicamente, nell’incastrarsi in partite di cui sembra padrone assoluta. E’ successo a Oporto con la prima mezzora a spiegare calcio e l’ultima rintanati al limite della propria area di rigore, complice l’espulsione di Vermaelen.

E’ accaduto a Cagliari domenica scorsa, col minuscolo Sau a sorprendere di testa Fazio, Manolas e Vermaelen al minuto 88 di una partita che non aveva più nulla da dire, se il disimpegno sciocco di Florenzi non avesse innescato il break sardo.

Un epilogo tragicomico, a cui se non altro i sostenitori giallorossi arrivano preparati.

Una decina di anni fa, con Spalletti in panchina, la Roma fu capace di umiliare l’Inter nel primo tempo della Supercoppa (3-0) e poi di subire 4 gol in sequenza.

A Palermo i giallorossi dieci anni fa passarono dallo 0-3 al 3-3 in venti minuti. Lo scorso anno la Roma a Leverkusen ha realizzato l’ennesimo capolavoro. 2-0, 2-4, 4-4 segnato nel recupero e 5-4 sfiorato dai tedeschi un secondo prima del fischio finale. Per non parlare di Atalanta-Roma: 0-2, 3-2, 3-3 con la magia di Totti in extremis.

Squadra femmina, se ce n’è una, con o senza Spalletti. La squadra delle occasioni sprecate. Dello psicodramma collettivo. La finale di Coppa Campioni Roma-Liverpool nel 1984, Roma-Lecce nel 1986, Roma-Sampdoria nel 2010, Roma-Lazio finale di Coppa Italia nel 2012. Tutti trofei sfumati. Allo stadio Olimpico. Davanti a un pubblico ammutolito, atterrito, umiliato.

L’aspetto sinistro di questo avvio di stagione, nei pochi giorni che hanno rimesso in discussione anche la leadership di Spalletti, è che ad affondare la Roma sono stati i romani. I capitani futuri. I cocchi de nonna.

Totti non ha ancora messo piede in campo, penalizzato come è da un problema alla caviglia. De Rossi e Florenzi sono stati rispettivamente gli eroi involontari di Porto e Cagliari.

Il primo ha lasciato la squadra in dieci con un intervento criminale quando la qualificazione era ancora a portata di mano. Il secondo ha fornito a Cagliari la palla per un pareggio a cui non credeva più neanche Rastelli. La Roma ora è a 4 punti, davanti a Inter e Milan, alla pari del Napoli. Nulla può essere compromesso dopo 180 minuti eppure…

Tutto così è tornato in discussione. In pochi giorni. In poche ore. In qualche minuto. Sabatini è un ds laziale, visionario e poco concreto. La squadra è incompleta. La leadership di Pallotta è impalpabile. Lo stadio non si farà mai. Spalletti è bravo ma inadatto per una grande. I romani sono la vera rovina della Roma. Manca la mentalità, l’etica del lavoro, la voglia di vincere.

Risvegliata peraltro nel 2000 e nel 2012, ovvero dopo due successi della Lazio, da un’accesissima contestazione andata in scena a Trigoria.

C’è chi inizia a sussurrare che sia il bastone, e non certo la carota o una lavagna tattica, il modo per riportare la Roma in alto.

Ma si sa, basteranno due vittorie e si tornerà a parlare di Coppa Intercontinentale a portata di mano.