
Kanter contro Erdogan, chiamatelo Enes Gulen. Il cestista turco in forza gli Oklahoma City Thunder è in questi giorni protagonista di una storia clamorosa, che coinvolge la sua famiglia e il presidente turco Erdogan appena scampato a un golpe.
Il giocatore ha infatti dichiarato il proprio appoggio incondizionato a Fethullah Gulen, l’ideatore del golpe stesso.
Immediata è arrivata la “scomunica” delle autorità turche e a quel punto Mehmet Kanter, padre di Enes, ha scritto una lettera a Erdogan, chiedendo scusa per le azioni del figlio e disconoscendolo ufficialmente.
Kanter contro Erdogan, chiamatelo Enes Gulen. Il padre ha fatto sapere al figlio che dovrà cambiare cognome, visto che la sua famiglia non vuole più essere accostata a lui.
”Se avessi saputo che portandolo negli Stati Uniti, Enes avrebbe sviluppato certi atteggiamenti, non lo avrei mai fatto uscire dalla Turchia. Lo avevamo avvertito che le sue opinioni ci stavano mettendo in grave imbarazzo e adesso è andato oltre. Non potrà più portare il nostro nome perché lo sta infangando contro la Turchia”.
Kanter contro Erdogan, chiamatelo Enes Gulen. La replica di Enes non s è fatta attendere: il cestista ha postato su Twitter una lettera che rende omaggio a Gulen, che ora probabilmente si trova proprio negli Stati Uniti. Aggiungendo che da oggi il suo nome non è più Enes Kanter ma Enes Gulen.
“O universo, ascolta la mia voce. Ho perso mia madre, mio padre, i miei fratelli e le mie sorelle. Oggi ho perso la mia intera famiglia e i parenti. Gente che ho rispettato per 24 anni. Mio padre mi ha chiesto di cambiare cognome. Mia madre mi ha disconosciuto. I miei fratelli con cui sono cresciuto mi hanno scaricato. I miei parenti non vogliono più vedermi.
Non uno solo, ma migliaia di Enes potrebbero essere sacrificati per l’Hizmet. Movimento che è cresciuto con le lacrime di persone leali e devote. Sacrificherei mia madre, mio padre e la mia intera famiglia per il volere di Gulen. Mi sacrificherei migliaia di volte per lui.
Spero che Dio possa prendere ogni secondo della mia vita e darla a Gulen. Sacrificherei il mio paradiso e riderei nell’inferno per lui. Il mio amore per Gulen è maggiore dell’amore per mia madre, mio padre, i miei fratelli, le mie sorelle e l’amore degli altri.
Resistete fratelli miei. Resistete sorelle mie. Siate pazienti. Non dobbiamo fallire questa prova. Non dobbiamo essere gli sconfitti ma i vincitori.
Da oggi in poi la mia famiglia sarà Gulen.
Gli oppressori cadranno molto presto. Siate pazienti perché Dio è dalla nostra parte. Dio renderà tutto migliore. Non abbandoneremo questa battaglia. Con dio dalla nostra parte non c’è dolore”.






