
Il potente maestrale che si è alzato ieri sera ha nuovamente messo in crisi il mio impianto elettrico; oggi dovrebbero venire altri esperti a controllare. La causa quindi non è solo la pioggia, come si era pensato domenica scorsa. Qualcosa che si bagna e salta tutto. Doveva essere colpa del malefico grecale, ventaccio maligno e portatore di disgrazie, non solo da queste parti.
Ieri sera sono rimasto al buio per l’ultima volta a sei, sette minuti dalla fine di Cagliari-Inter e non ho più avuto la forza, morale in primis, ma anche fisica, di spostare la levetta all’insù. Sono salito in camera è ho seguito attonito lo schermo dello smartphone con quel poco che restava della sua batteria. Mi sono addormentato sognando l’Europa League, ma sullo sfondo, verso la costa del Mar Caspio, non ho visto né la Torre della Vergine né il Palazzo degli Shirvanshah. Non ero a Baku, ero all’inferno, e un diavolo rossonero mi inseguiva col suo forcone urlandomi ‘non vincete mai‘.
Mi sono perso quindi il rigore inutilmente sbagliato da Barella ma soprattutto l’emblematico ingresso del centravanti Andrea Ranocchia.
La Gazza ha messo il povero Andrea addirittura in prima pagina. Simbolo incolpevole di una disfatta. Spalletti verrà mandato via e Ranocchia centravanti diverrà per lui un mantra di sventura ricordato nei secoli dei secoli. Sono appena uscito dall’inferno di cui sopra per cui non ho certo paura di schierarmi a fianco di Luciano ‘il provinciale’ in un momento come questo. E’ una mossa della disperazione che a cinque minuti dalla fine, senza alternative, senza attaccanti di ruolo, ci può stare.
Secondo il mainstream nerazzur-populista, alla ricerca spasmodica di like e di click, avrebbe dovuto buttare dentro Cedric o Joao Mario. Follia, se non fosse calcolata. La ricerca di una giustificazione, di etichette ad ogni costo, mi stupisce sempre. Onoratemi delle vostre pernacchie e così sia.
Ogni allenatore viene giudicato in base ai risultati: per meritare la fiducia questi devono essere più o meno pari, o migliori, di quelli attesi. Oggi, in tutta sincerità, avrei anch’io dei notevoli dubbi circa la conferma di Spalletti anche per la prossima stagione, anche se lo ritengo un bravo allenatore (carta canta del resto, ma lo so che è inutile).







