
Il mondo Nba è affascinante, meraviglioso e perverso anche per questi motivi. Perché puoi essere Blake Griffin, una superstar della Lega e la tua franchigia, i Clippers, solo la scorsa estate ti avevano incoronato come presente e futuro della franchigia facendoti firmare un quinquennale da 171 milioni di dollari. Perso Chris Paul per i Rockets, si diceva, Griffin avrà tutte le possibilità di esplodere con l’addio di un playmaker con il quale non si scambiava nemmeno più la parola. ‘Voglio essere un Clipper per sempre’ aveva detto l’ala.
A fine gennaio, il 30 mattina, Blake Griffin e i Clippers sono vicendevolmente passato. La trade più inaspettata della stagione spedisce lui, Brice Johnson e Willie Reed ai Detroit Piston, insieme a una scelta al primo giro per il 2018 (protetta a favore dei Piston nel caso si tratti di una delle prime quattro posizioni del Draft) e una seconda scelta al secondo giro nel 2019. I Pistons oltre a Griffin ottengono Tobias Harris, Avery Bradley e Boban Marjanovic.
Clippers – Con questa mossa i Clippers chiudono definitivamente l’epoca della Lob City e dichiarano apertamente quale sarà il loro prossimo futuro: rinnovare il roster, ottenere scelte alte al draft e in sintesi chiudere con un passato recente tanto spettacolare quanto privo di sostanza. Persi Paul e Griffin, non è detto che le mosse di mercato finiscano qui. Molte voci di corridoio indicano che il prossimo a partire possa essere Lou Williams senza escludere lo stesso DeAndre Jordan. Al momento il posto di Griffin in quintetto verrebbe preso da Harrell, con l’incognità dell’integrità fisica di Gallinari e Austin Rivers a rendere incerte le rotazioni. Dal punto di vista del salary cap, se i Clippers volevano liberarsi di un contratto ingombrante e di un giocatore sempre soggetto a infortuni nel corso della sua carriera, difficilmente potevano ottenere di meglio da uno scambio a metà stagione. Di sicuro anche la parte rossa di Los Angeles, oltre ai Lakers, mette in piedi un processo di rinnovamento con tempi che potrebbero essere considerevolmente lunghi.
Pistons – Le prospettive dei Pistons sono più immediate E’ da verificare la convivenza tra Griffin e Drummond, centro che potrebbe soffrire la presenza di un accentratore di palloni dentro l’area, ma l’essenza è simile a quella della coppia Griffin-Jordan, in una rincorsa ai playoff che li vede contendere ai Sixers l’ottavo posto nella Eastern Conference. Due torri sull’Atlantico che ricordano anche la configurazione dei Pelicans, Davis-Cousins, appena saltata per l’infortunio di quest’ultimo. Gli uomini del perimetro, Ish Smith e Reggie Jackson su tutti, potrebbero essere esaltati dal nuovo assetto, liberandosi da compiti di playmaking per avere più possibilità di scatenare il proprio potenziale offensivo. La squadra di Van Gundy aveva bisogno di un altro realizzatore per provare a cambiare l’inerzia invernale e garantirsi un posto ai playoff. Detroit diventa una squadra intrigante, sicuramente con più opzioni offensive, al netto della fragilità di Griffin la cui capacità di evitare gli infortuni da qui ad aprile è l’altra chiave di volta di questa operazione.






