Ne avesse espulso un altro, avremmo perso. Buon punto, a Cagliari…

Ennesimo disastro per la squadra di Di Francesco, che fa harakiri nel recupero alla Sardegna Arena e perde altri due punti preziosi.

Alla Roma di quest’anno va riconosciuta una dote.
Che se sei a casa e mentre guardi la partita hai altro da fare, puoi farlo.

Il ritmo è passeggiato, infinità di appoggi orizzontali e di retro-passaggi e poi ogni 10-12 minuti un’imbucata, un calcio piazzato, un colpo di testa, un tiro da 30 metri. Episodi, non trama. E’ così dall’inizio dell’anno, tranne rare e fortuite eccezioni.

Colpa di una squadra evidentemente assemblata male, che a centrocampo ha una sola “velocità” e dietro dispone di un solo centrale veramente affidabile in Manolas, assodato che Marcano va catalogato come Hector Moreno 2.0. E che Fazio spesso è stato il giocatore più pericoloso per la retroguardia giallorossa.

Davanti, poi, è affascinante il quartetto dei “Saranno Famosi” Under-Zaniolo-Kluivert-Schick ma insomma dalla semifinalista dell’ultima Champions League ci aspettavamo qualcosina in più. Due punti ottenuti con Chievo, Bologna, Spal, Udinese e Cagliari e 14 punti in meno rispetto alla scorsa stagione. Una serie infinita e non casuale di infortuni muscolari che hanno messo fuori uso mezza rosa.

Quanto accaduto ieri sera a Cagliari (senza Pavoletti, Barella e Castro) ha dell’inverosimile ma solo se non sei un tifoso della Roma. Se sei della Roma il 2-0 che si trasforma in 2-2 è scritto, un copione quest’anno peraltro già andato in scena all’Olimpico contro il temibile Chievo. Mister Di Francesco quest’anno ha aggiunto qualche chicca alla sceneggiatura, finendo la partita con sei difensori di ruolo e Pastore centravanti, prima delle due espulsioni del Cagliari. Fossero state tre probabilmente avremmo perso, per cui possiamo serenamente tornare a Trigoria col bicchiere mezzo pieno e un altro raduno punitivo che non servirà a nulla. Stagione già compromessa, al 10 dicembre.

Perché a squadra in campo è di una lentezza esasperante ma rispetto ai tempi di reazione del club diventa una freccia.

Disastro.

Foto Archivio Privato Giancarlo Migliola