Calcio: anno delle outsider, sorpresa in Europa

Leicester, Atletico Madrid, Islanda, Italia e ancora Cile. Squadre che vincono campionati impossibili o vanno in finale o superano per la prima volta nella loro storia una partita a eliminazione diretta. L'anno delle outsider: i motivi di un filo comune che le lega

Ogni tanto, nelle pieghe della storia del calcio, viene fuori una distorsione temporale che modifica il corso degli eventi. I soldi, tanti, che rendono sempre più ampio il divario tra società ricche e meno ricche (povere, in questo mondo, non si può scrivere). Gli interessi economici, che distorcono anche scelte un tempo fisiologiche (vedrete che Messi verrà ridotto a più miti consigli e tornerà con la maglia dell’Argentina dai molti sponsor a caccia del mondiale 2018). Ma vengono fuori stagioni anomale. E il 2016 è l’anno. L’anno delle outsider. E’ successo in Inghilterra col Leicester e in Spagna con l’Atletico Madrid. Sta succedendo agli Europei, con l’Islanda e anche con l’Italia. E’ successo dall’altra parte dell’Oceano, con il Cile. Ve la ricordate una stagione così?

Perché succede – Perché c’è una violenta reazione al calcio palleggiato e aggraziato che ha spazzato col suo vento l’Europa dal 2008 al 2014. Perché il calcio giocato dal Barcellona e dalla Spagna non era per tutti: servivano raffinati giocolieri, talenti fuori dal comune, intelligenza calcistica superiore alla media. La prima conseguenza fu seguire la moda: e si scoprì che non veniva tanto bene copiare Messi e Iniesta, se in squadra non avevi Messa e Iniesta. La seconda conseguenza è in atto: ci sono allenatori che hanno scoperto che esistono altre risorse per vincere. Fisiche, atletiche, ma soprattutto mentali e motivazionali. O credete che il Leicester possa vincere la Premier League perché d’improvviso ha i giocatori più forti del campionato più competitivo del mondo? O che l’Islanda possa andare ai quarti battendo proprio l’Inghilterra perché tecnicamente le è superiore? O che l’Atletico Madrid possa fare due finali di Champions in tre anni, perdendo sul filo di lana, perché ha la rosa più forte del continente? Questi hanno motivazioni, fiato e seguono in maniera religiosa le indicazioni dei loro allenatori.

Allenatori – Che, appunto, sono feticci. Se Guardiola era una figura quasi zen nella sua ricerca spasmodica della bellezza in 90 metri, Simeone, Conte, Ranieri, Lagerback sono capipolo che in modo diverso si fanno seguire. Intensi ed estremi i primi due, più distaccati i secondi ma con la stessa capacità di farsi ascoltare. E’ un calcio che aggredisce gli avversari, che non permette loro di ragionare prima che di palleggiare, è guerriglia dove prima bastava avere una potenza di fuoco superiore. E’ quasi più equo, questo calcio, se così si può dire, perché possono giocarlo tutti: Vardy ora fa la punta della nazionale ma prima era un dopolavorista del pallone che si è permesso di vincere una Premier League da perfetto sconosciuto, gli islandesi hanno i muscoli cantati dai Led Zeppelin in ‘Immigrant Song’ (canzone ispirata da due concerti in Islanda, guarda il caso) ma vengono da una vita di dilettantismo, l’Atletico Madrid ogni anno stravolge mezza squadra ma continua a vincere tutti i contrasti che contano, e non cambiereste il centrocampo della Spagna con quello dell’Italia nemmeno se vi pagassero a peso d’oro. E quanta differenza c’è tra l’attacco del Cile e quello dell’Argentina di Messi, Higuain, Aguero? Eppure.

Cosa succederà – Ora l’interrogativo è prelibato: abbiamo assistito a una stagione anomala, come non se n’era mai vista per quantità di eventi consecutivi, oppure è l’inizio di una storia inedita? Gli almanacchi direbbero che l’ipotesi più credibile è la prima, perché dopo una rivoluzione quasi sempre c’è una restaurazione (soprattutto se ben finanziata, e qui lo è). Che l’anno prossimo vinca di nuovo il Leicester è impossibile, ma che un nuovo Leicester possa essere ricreato da qualche altra parte, da nuovi adepti del Cholismo o del Contismo o del Ranierismo o di come vi piace chiamarlo è una possibilità da non escludere. Perché si fa con ingredienti che crescono anche nei giardini afflitti dalla gramigna e non solo negli orti dove nascono i frutti più prelibati. Perciò il 2016-17 sarà una delle stagioni più curiose e appassionanti di sempre. Dopo l’anno delle outsider, sarà la conferma delle outsider? Comodi in poltrona, che intanto ci sono ancora gli Europei da risolvere.